Michael Jackson reinterpretato da Joseph Fiennes? “Fa vomitare”. Non usa mezzi termini Paris Jackson, la figlia di Jacko, di fronte al primo trailer della serie tv Urban Myths che andrà in onda su Sky Arts il prossimo 19 gennaio. Sotto gli occhi del pubblico online e televisivo stanno infatti scorrendo le immagini di un imbarazzante Fiennes “truccato” da re del pop, come fosse al Tale e Quale show di Carlo Conti. Motivo del contendere è uno degli episodi di Urban Myths: ca va sans dire, la leggenda metropolitana che vuole Michael Jackson, Elizabeth Taylor e Marlon Brando in fuga in auto all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

Un on the road mai confermato dalle star in questione (Jackson è morto nel 2009, la Taylor nel 2011, e Brando nel 2004), ma storiella che girò per anni nel mondo dello showbiz statunitense. Ebbene, Ben Palmer è il regista della puntata in questione intitolata Elizabeth, Michael & Marlon, con Stockard Channing ad interpretare la Taylor e Brian Cox a rifare l’anziano e panciuto Brando. “Sono terribilmente offesa, e penso che molte persone lo siano. Mi fa vomitare”, ha scritto rapidamente su Twitter la diciottenne Paris. “Sono arrabbiata perché mi sembra così ovvia la volontà di insultare sia Michael che la mia madrina Liz Taylor”. Attorno alla figlia di Jackson e Debbie Rowe si è subito stretta la rete, o almeno i milioni di fan del celebre cantante, che hanno perfino pubblicato online una petizione per boicottare la messa in onda dell’episodio, sulla pagina www.thepetitionsite. com che in 24 ore ha già raggiunto 22mila firmatari. “Nonostante abbia lottato pubblicamente contro la vitiligine, una malattia rara della pelle che provoca la perdita di pigmento, Mic“Sono arrabbiata perché mi sembra così ovvia la volontà di insultare sia Michael che la mia madrina Liz Taylor”hael ha parlato più volte di sé come uomo di colore e fiero di esserlo, oltre ad aver lottato per un migliore trattamento degli artisti neri nel settore dello spettacolo”, spiegano gli autori della petizione. “In un’intervista del 1993 con Oprah (Winfrey ndr) si offese perfino dall’idea di essere interpretato da un attore bianco in uno spot! Questo casting è un insulto alle reali lotte professionali e ai problemi di salute di Jackson affrontati durante la sua vita”.

Paris Jackson non è comunque nuova ad affermazioni piuttosto “colorite” nel difendere la memoria dell’amato padre. Alcuni mesi fa di fronte all’ennesima riapertura del dossier sulle accuse di pedofilia a Jacko, la figlia aveva dichiarato: “Riposa in pace mio migliore amico in tutto l’universo. Ti amo più di qualunque altra cosa. Le cose in questo momento possono essere un po’ merdose sulla stampa, ma tutti sanno che è solo spazzatura e io giuro sul nome di famiglia che ti proteggerò finché avrò vita”. In Urban Myths vedremo ricreate anche altre “leggende metropolitane” che hanno coinvolto i grandi nomi dello spettacolo, dello sport e della cultura, come ad esempio Bob Dylan (Eddie Marsan) che si sarebbe presentato a casa di Dave Stewart, un idraulico grande fan del cantautore, ma che per l’autore di Mr. Tambourine Man rimane lo Stewart degli Eurythmics; di Samuel Beckett che dà lezioni al wrestler Andrè The Giant perché il ragazzone faticava nell’imparare a parlare e scrivere; o ancora Iwan Rheon e Rupert Grint, interprete de “Il Trono di Spade” il primo e di “Harry Potter” il secondo, rispettivamente nei panni di Hitler e di un amico proprio quando il Fuhrer sognava di diventare un artista. Ma ci sarà anche il funambolico racconto in cui Muhammed Alì salvò la vita ad un tizio a Los Angeles. Solo che qui sarà il “nerissimo” Noel Clarke a vestire i panni del pugile campione del mondo.

Siamo quindi dalle parti dell’oramai tradizionale problema, almeno nel mondo dello showbiz anglosassone, del whitewashing. A cui va aggiunta un po’ di (giustificabilissima) acredine personale della figlia di Jackson e, oseremmo perfino dire, di un’assurda pagliacciata recitativa. Basta scorrere dieci secondi del trailer per vedere Michael e Liz al volante e rimanere sconvolti dalla pesantezza del make-up adoperato sul viso dell’attore inglese. Qualcosa che paradossalmente prima della mancanza di rispetto per una persona che non c’è più, è letteralmente inguardabile se non sghignazzando come di fronte ad una commediaccia di sosia per caso. Di tutta risposta citiamo sia le perplessità di Fiennes nell’accettare, comunque, il ruolo circa un paio di anni fa (“è un personaggio difficile ma è l’obiettivo è far divertire senza che nessuno storca il naso”); sia la fresca risposta di Sky Arts: “I produttori hanno la libertà creativa di scegliere i ruoli e di farli interpretare a chi vogliono”.