Sarebbe interessante conoscere quali siano le specifiche competenze di Giovanni Allevi in base alle quali, a tornate oramai regolari, gli viene affidata, da enti e strutture di primaria importanza, la direzione di orchestre quali, stando all’ultimo caso in questione, l’Orchestra Sinfonica Italiana.

All’auditorium Parco della Musica di Roma è andata in scena, il pomeriggio dell’8 di gennaio, l’ennesima prova d’inadeguatezza del pianista pop più ambiguamente classico della storia. Perché ambiguamente classico? Ne parlammo diffusamente circa un anno e mezzo fa, in occasione della composizione dell’inno della serie A di calcio affidato appunto al Peter Pan della tastiera, il sempre giovane Allevi che, per l’occasione, diede prova di ben poca inventiva e scarsa qualità compositiva.

Riassumiamo brevemente qui: essere un pianista pop non è assolutamente una colpa, come non lo è scrivere melodie molto orecchiabili e suscettibili dunque di essere acquistate per pubblicità di automobili et similia. Il fatto, di per sé, non desterebbe alcuna attenzione e non riceverebbe alcuna critica, se non fosse però che lo stesso musicista autore di canzoni suonate su una tastiera è stato negli anni, in una ben collaudata operazione pubblicitaria, propagandato come novello Mozart, musicista classico che parla ai popoli e via discorrendo. Dinanzi a una mole tale di inesattezze o totali falsità, tutta l’accademia italiana, sentitasi giustamente offesa, ha alzato, con voci e nomi anche molto noti (uno su tutti Uto Ughi), una solida opposizione, con vive manifestazioni di totale disapprovazione.

Non saprei immaginare lo stato d’animo dei professori d’orchestra che, di volta in volta, in operazioni equivoche e di scarsissimo valore musicale e culturale, si ritrovano a essere diretti da un soggetto alquanto inadeguato: quello del direttore d’orchestra è difatti un mestiere difficile, che richiede competenze e diplomi, un mestiere che grazie a operazioni di tale portata viene puntualmente offeso, vituperato nella sua complessità d’approccio. Per non parlare poi di quei compositori e quelle opere che si ritrovano a essere eseguiti senza alcuna reale competenza e conoscenza della materia in questione.

L’ultimo episodio non è che l’ennesima dimostrazione di come i potentati economici possano rendere possibile qualsiasi cosa: personaggi di dubbia o scarsissima qualità recitativa che di colpo si trasformano in attori di punta; manager e imprenditori che si autoproclamano statisti d’indubbio livello; musicisti pop che dirigono orchestre sinfoniche. Ed è nell’osservare l’estratto video delle prove con l’Orchestra Sinfonica Italiana che possiamo notare, per l’ennesima volta, quanto il gesto di Allevi, più che direttoriale, sia semplicemente puerile, inesperto, goffo. Sembra di assistere al bimbo che, appassionato di classica e sinfonica, si mette da solo, con stereo alzato a tutto volume e bacchetta in mano, a simulare una direzione d’orchestra: la differenza sta nel fatto che Allevi, contrariamente al bimbo di cui sopra, un’orchestra si ritrova a dirigerla per davvero, e se il bimbo, destando tenerezza e affetto, fa ben sperare per un suo eventuale futuro musicale, il pianista pop desta solo imbarazzo, oltre che un pizzico di fastidio.

Non ci resta dunque che augurare a Giovanni ben altri orizzonti di gloria, mentre alle nostre orchestre di poter essere dirette da soli professionisti del settore, e questo per lo stesso identico motivo per cui mai affideremmo la conduzione del ministero dell’Istruzione a gente priva di qualsivoglia titolo di studio universitario o, addirittura, superiore (non vivendo in Italia, s’intende).