Dopo la rivolta scoppiata nel centro di prima accoglienza (Cpa) di Cona, Lega Nord e Forza Italia attaccano il governo per quanto fatto finora nella gestione dei migranti. Matteo Salvini promette “espulsioni di massa e chiusura dei centri”, Roberto Calderoli ribadisce: “Tutti i richiedenti asilo ospitati nella struttura devono essere espulsi”. Il senatore Lucio Malan parla di “totale inadeguatezza nell’accogliere chiunque si mette in mare” e aggiunge: “Basta servizio taxi nel Mediterraneo”. “L’esempio del Cpa di Cona ribadisce l’inadeguatezza di queste strutture che troppo spesso diventano ghetti difficili da gestire”, ammette il deputato democratico Federico Gelli, presidente della Commissione di Inchiesta sui Migranti. Sostiene che tutto poteva essere evitato invece Giovanni Paglia di Sinistra Italiana: “Nel novembre scorso una nostra delegazione parlamentare ha visitato il Cpa di Cona, e all’inizio di dicembre abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno in cui denunciavamo gravissime carenze strutturali”.

Il leader della Lega Nord affida a Facebook il suo commento riguardo alla rivolta scoppiata a Cona: “In Bulgaria a novembre, dopo un episodio simile, centinaia di ‘richiedenti asilo’ violenti sono stati espulsi – scrive Salvini – in Italia invece a questa gentaglia non succederà nulla”. Poi la promessa: “Quando sarò al governo, espulsioni di massa, chiusura dei centri e navi della Marina Militare che, dopo aver soccorso tutti, li riportano indietro”. Secondo Roberto Calderoli “è inconcepibile che nessuno dei migranti sia stato fermato o denunciato dopo i gravissimi fatti di questa notte: ma che segnale diamo ai 180mila richiedenti asilo che stiamo mantenendo, ospitando e viziando? E che, oltre tutto, dispongono anche delle connessioni e sono informati su tutto quello che accade? Che in Italia si può devastare o incendiare una struttura o prendere in ostaggio degli operatori senza rischiare nulla? Espelliamoli subito tutti – conclude Calderoli – diamo un segnale chiaro a questa gente prima che sia troppo tardi”.

Per il presidente del Veneto Luca Zaia i centri di accoglienza come Cona ” devono chiudere”. Da fatti come questi, afferma il governatore, “emergono tutte le debolezze di questo sistema di accoglienza. A oggi nella nostra Regione sono arrivati 30mila immigrati, di cui 13mila ancora ospitati. Il resto sono spariti. La nostra quota, se si calcola il 3 per mille sulla popolazione, sarebbe 15mila, ma ne abbiamo già avuti il doppio ed è impensabile continuare con questo metodo”. Per Zaia bisogna “avere la certezza che chi aiutiamo siano profughi: se la verifica dei requisiti avvenisse in Africa anche i cittadini sarebbero più tranquilli rispetto all’ospitalità”.

Sulla stessa linea anche il senatore di Forza Italia Lucio Malan, che definisce la rivolta “inqualificabile e riprovevole”. Secondo Malan, quanto successo certifica “la totale insensatezza dell’accogliere chiunque si metta in mare dalla Libia, dopo avere incentivato a farlo con il loro costoso mantenimento per un periodo di tempo indefinito”. “Ci attendiamo ora pene adeguate ai gravissimi reati commessi – conclude il senatore – senza inventarsi inesistenti attenuanti o addirittura facendo finta di nulla. E poi basta servizio taxi nel Mediterraneo”. Più pacato il collega Renato Schifani, che chiede di “fare piena luce per fare emergere, con chiarezza, tutte le responsabilità di una vicenda che suscita indignazione”. “Esprimo la mia solidarietà e la mia vicinanza agli operatori aggrediti – aggiunge il senatore di Forza Italia – e mi auguro che questa vicenda ponga seriamente, in capo al Governo, la necessità di riflettere sull’adeguatezza delle strutture d’accoglienza per i migranti e, più in generale, sulle politiche per l’immigrazione messe in campo negli ultimi anni”.

“Non possiamo tollerare e non giustificheremo mai episodi come quelli accaduti nel Cpa di Cona”, dichiara il Presidente della Commissione di Inchiesta sui Migranti, Federico Gelli. Il deputato del Partito democratico che appena possibile la sua Commissione ascolterà il Ministro dell’Interno Minniti: “Con lui vogliamo capire se predisporre i Cie, centri di identificazione ed espulsione, in ogni regione sia realmente la risposta giusta all’emergenza immigrazione”. “Ce ne sono 10 in Italia di cui però solo 4 operativi e l’esempio del Cpa di Cona, passato in poco più di un anno da 50 a 1400 ospiti, ribadisce l’inadeguatezza di queste strutture che troppo spesso diventano ghetti difficili da gestire. Meglio – conclude Gelli – sarebbe un’accoglienza diffusa sul territorio con la collaborazione di tutti i Comuni italiani e non solo di una parte come accaduto finora”. Dal Partito democratico arriva anche il commento di Matteo Colaninno: “La violenza va condannata, ma fare di tutta l’erba un fascio sarebbe un errore gravissimo perché alimenterebbe tensioni sociali nel Paese”.

“Tutto quello che è successo poteva essere evitato”, denuncia invece Giovanni Paglia di Sinistra Italiana. Il deputato spiega che “nel novembre scorso una nostra delegazione parlamentare ha visitato il Centro, e all’inizio di dicembre abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno in cui denunciavamo gravissime carenze strutturali: sovraffollamento, condizioni di vita insostenibili, circa il 50% degli oltre mille ospiti analfabeti a fronte di 73 tirocini formativi, difficoltà di garantire assistenza sanitaria, un centro considerato di transito dove risiedevano persone da ben oltre 12 mesi, e così via”. Per Paglia, che tornerà domani a ispezionare il Centro, “era evidente da mesi che era innescata una bomba a orologeria“. “Cosa ha fatto il Viminale – si chiede Paglia – dopo aver ricevuto la mia interrogazione per verificarne la veridicità e rispondere alle criticità che venivano evidenziate? Quali misure intende adottare in queste ore per rispondere a quella che si configura come un’emergenza non temporanea?”.