A 14 anni rimase 20 giorni in coma per una grave malattia che si manifesta con una paralisi progressiva. Poi la risalita, il ritorno sui campi da calcio, il rifiuto di 50mila euro per combinare una partita in serie B, fino al coronamento del suo sogno con l’esordio in serie A. La storia di Fabio Pisacane, difensore del Cagliari, è stata definita di “grande ispirazione” dal quotidiano inglese Guardian, che ha deciso di assegnare a lui la prima edizione del premio ‘Giocatore dell’anno‘, “per la sua straordinaria determinazione a raggiungere la Serie A dopo avere sofferto della sindrome di Guillain-Barré all’età di 14 anni”, come si legge nelle motivazioni.

Fabio Pisacane nasce il 28 gennaio 1986 a Napoli e cresce nei Quartieri Spagnoli. La sua carriera di giovane calciatore decolla a 14 anni, quando arriva la chiamata del Genoa. Il suo entusiasmo si spegne una mattina, quando si sveglia paralizzato dalla testa ai piedi. La diagnosi è terribile: sindrome di Guillain-Barré, una grave malattia che porta appunto a una progressiva paralisi. Pisacane trascorre tre mesi e mezzo in ospedale e per 20 giorni rimane addirittura in coma. Poi la riabilitazione, la lenta risalita, fino al debutto con la maglia del Genoa in serie B il 28 maggio 2005.

Da quel momento una lunga carriera tra Lega Pro e serie B, inseguendo il sogno di giocare nella massima serie. Sogno realizzato il 18 settembre scorso, quando il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli, lo ha fatto debuttare in serie A nel match contro l’Atalanta, vinto dai sardi per 3-0. E a fine partita, Pisacane non ha trattenuto l’emozione: “Scusate, non ce la faccio”, ha detto davanti ai microfoni, prima di scoppiare in lacrime.

La sua favola calcistica ha conquistato il Guardian, che nel suo lungo articolo dedicato ricorda anche come nel 2011, quando giocava col Lumezzane, Pisacane rifiutò 50mila euro per combinare il risultato di una partita: un gesto premiato dalla Fifa con la nomina ad ambasciatore per il calcio pulito nel pisacane-guardian-675mondo, la stessa conferita in precedenza a Simone Farina. Ora che è arrivato anche il riconoscimento del quotidiano inglese, Pisacane non nasconde il suo stupore: “Onestamente, niente di quello che faccio è per essere un esempio per le altre persone. Non fa parte del mio modo di essere, io sono un ragazzo semplice e umile“,  ha detto il giocatore, che riguardo la grave malattia che lo ha colpito da giovane ha affermato: “Ho sempre detto che la malattia non era venuta per uccidermi, altrimenti ora non sarei qui. La malattia è venuta per darmi qualcosa di buono”.