Proseguono le celebrazioni dello straordinario quanto stravagante gemellaggio tra disabili e migranti, da me officiate nella scorsa puntata. L’idea di questa fratellanza, vi rammento, nasce poiché entrambi siamo certificati come ultimi – benché noi esemplari di disabile godiamo di una migliore posizione in classifica – e per scuotere alcuni colleghi francesini (battenti cioè bandiera distrofia di Duchenne), che all’indomani dei naufragi di migranti postano sui social network umani commenti, quali: “Bandiere a mezz’asta per i dispersi in mare? Bisognerebbe organizzare una festa! Speriamo ne muoiano altri, così magari stanno a casa loro” o un semplice quanto atroce “-214”.

Tali commenti hanno lo straordinario potere di togliermi l’ironia dal viso e di farmi inalberare quanto lo Sgarbi italico, ma con la pacatezza che contraddistingue il buon Dalai Lama. Come quest’ultimo avrebbe consigliato, mi sono fermato a riflettere – del resto stare fermo è il mio marchio di fabbrica – e ho pensato a quello che potrebbe accadere se le idee del francesino in questione prendessero ruota, venendo però applicate agli esemplari di disabile.

Armatevi quindi di immaginazione e partiamo: codesti “pensatori” per prima cosa fondano un partito ostile ai disabili, il DisEx: disabili for dai bal, in lumbard – ogni riferimento alla Lega è puramente casuale. Il suo leader, ottenuto il potere, mette subito in atto il programma di sparare, anziché ai barconi, alle carrozzine – ogni riferimento alla Lega è sempre puramente casuale. Questo come fosse una semplice caccia: viene così istituita la figura del “Cacciatore di disabili”, che diventerà un libro e da cui sarà tratto un film.

Intanto noi disabili roteanti viviamo con la paura di uscire: abbiamo passato secoli chiusi tra le quattro mura e ora che possiamo… che disdetta! Una volta rientrati tutti alla base, il DisEx deve però risolvere il problema degli ingenti costi sociali della casta dei veramente inabili e taglia il problema alla radice: vieta ogni forma di aiuto fisico al disabile, pena il carcere duro (la famosa 41 tris).

Questi divieti puntano a ridurre la forza disabile all’osso, trasformando il mio successivo risveglio nell’ultimo. A seguito del pugno duro imposto dal governo, il mio ormai ex fedele maggiordomo (la versione più raffinata del badante) mi ha improvvisamente abbandonato. Ecco che mi sveglio e subito lo chiamo, ovviamente senza ottenere risposta. Insisto perché devo orinare, niente; poi tocca all’elemento solido, ma il maggiordomo non si palesa. Allora mi vedo costretto a espellere seduta stante ambe due gli elementi, che nel loro tragitto si portano via anche la dignità, la mia. Mentre navigo a bordo dei miei escrementi, mi “godo” la mia lenta agonia: avrò sete (niente acqua), poi fame (ma zero cibo) e nessuno ad ascoltarmi. E se staccassero l’elettricità? Beh addio respiro, poiché va a braccetto con essa. Quindi non mi resta altro che attendere l’appuntamento con l’angelo della morte, sperando non tardi troppo…

Appuntamento, questo – caro francesino che della francesina non hai capito ‘na fava -, non molto diverso da quello che l’angelo “fissa” con i nostri gemellati. Forse non lo sai, ma i migranti sono costretti a traversare il Mediterraneo con cibo insufficiente e poca acqua al seguito, mentre i bisogni corporali li devono fare in pubblico. E chissà se anche in questo caso la dignità se ne va come sopra?

Forse non lo sai, ma il migrante africano impiega (sempre se riesca nell’impresa) 20 mesi per raggiungere le coste italiche, nel qual periodo viene sfruttato come schiavo, dovrà pur pagarsi il “viaggio”. Attraversa il deserto e passa della Libia, dove subisce le peggio cose: torture, violenze e stupri. Infine il momento più difficile: passare indenne il Mediterraneo.

E tu, francesino che della francesina nulla hai appreso, esulti quando i nostri gemellati muoiono durante la traversata? Ti condanno quindi alla pena massima: passare tutte le estati in Groenlandia, giacché il francesino detesta il freddo con tutte le sue forze mentali…

Tirando le somme delle due puntate emerge:
1) L’esemplare di disabile non è buono per natura (spero sia chiaro);
2) Il disabile non è altro che lo specchio della società;
3) Viene denunciata alle autorità competenti una carestia di empatia, dispersa sia da alcuni colleghi di sofferenza che da ogni anfratto della società.
Quest’ultima in nome del Dio vil denaro sacrifica solidarietà e umanità, mentre dell’empatia si svolgono già i funerali.