Attacchi e accuse incrociate, cartelli contro la prima cittadina e grida. All’apertura dei lavori dell’Assemblea capitolina si è sfiorata la rissa tra i consiglieri Pd e quelli del Movimento 5 stelle sul caso dell’ex assessora Paola Muraro che si è dimessa dopo aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta rifiuti. I dem sono intervenuti per chiedere la presenza della sindaca Virginia Raggi perché “sul sito del Comune la Muraro risulta ancora assessora, la sindaca deve risponderci”, ha detto la capogruppo dem Michela Di Biase, e perché “Raggi deve venire qui e revocare la nuova macrostruttura Ama decisa lunedì dall’assessora dimissionaria”, ha aggiunto Orlando Corsetti.

Il presidente dell’Aula, Marcello De Vito, ha respinto entrambe le obiezioni bollandole come “inammissibili ai sensi del regolamento” e gli esponenti del Partito democratico hanno esposto cartelli contro la sindaca Raggi come ‘Di notte in video, di giorno dorme’, ‘Basta bugie su Murarò, ‘L’Aula non è Facebook’, ‘La Raggi in Aula’ e ‘Raggi tace, Ama scoppia’. Corsetti ha anche lasciato il proprio scranno e ‘occupato’ quello vuoto della prima cittadina.

A quel punto è scattata la protesta dei consiglieri M5s, che hanno chiesto a gran voce a De Vito di cacciare dall’Aula Corsetti, causando la reazione di quest’ultimo che, infuriato, è andato sotto i banchi della maggioranza cominciando a scambiarsi insulti e minacce con i pentastellati, venendo quasi alle mani in particolare con Enrico Stefàno e Pietro Calabrese. Una volta tornato l’ordine, lo stesso Calabrese si è avvicinato agli scranni della presidenza protestando a gran voce e lamentando di aver ricevuto minacce ‘colorite’ dai colleghi dell’opposizione: “Non posso tollerare in quest’Aula le minacce di consiglieri che mi dicono che mi ‘rompono il c…’, è una vergogna”.

Le dimissioni della Muraro scuotono alle fondamenta l’amministrazione di Roma Capitale. Notificato dai pm il 7 dicembre all’avvocato dell’assessora, l’avviso di garanzia è rimasto nelle mani del legale fino a lunedì, quando la notizia è stata comunicata alla diretta interessata. Causando la cascata di conseguenze: l’annuncio delle dimissioni dato alle 2 di notte dalla sindaca in un video postato su Facebook, la tensione altissima tra le file del M5S romano, il quasi scontro fisico con l’opposizione di oggi in Assemblea capitolina.

Cinque, secondo La Repubblica, le contestazioni mosse alla Muraro dalla procura di Roma, “relative al trattamento e allo smaltimento illecito di rifiuti nel periodo in cui lavorava per Ama”. Nelle ricostruzioni del quotidiano romano, l’accusata si difende: “E’ una vendetta del vecchio presidente di Ama, che noi abbiamo cacciato. Tutto nasce da lì, dai suoi 14 esposti in cui mi ha dipinto come una criminale, che tuttavia sono sfociati in una semplice accusa sanabile con una multa”.

Ma la situazione non sarebbe così semplice. Secondo il Corriere della Sera, l’invito a comparire contiene accuse pesanti e descrive come siano state “truccate” le autorizzazioni per gli impianti di smaltimento quando la Muraro era consulente della municipalizzata dei rifiuti. L’appuntamento è per il 21 dicembre dinanzi al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituito Alberto Galanti.

Secondo i pm, gli impianti di Rocca Cencia e Salario lavoravano “in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti per quanto concerne le percentuali  di trasformazione dei rifiuti in ingresso e gli scarti di lavorazione”. I magistrati ritengono che le strutture abbiano lavorato a regime ridotto allo scopo di favorire altri impianti privati. Nella stessa inchiesta è indagato Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e dominus incontrastato dei rifiuti a Roma, che con la Muraro aveva rapporti professionali e che potrebbe aver beneficiato della presenza di quest’ultima in Ama.

Tra i capi d’accusa, scrive ancora il quotidiano di via Solferino, figura l’inquinamento ambientale. Da consulente della municipalizzata, l’assessora avrebbe consentito “lo stoccaggio di rifiuti in aree non autorizzate per Rocca Cencia” e anche per il Salario “i cassoni contenenti metalli ferrosi, gli scarti del processo e le balle di Cdr non erano ubicati conformemente a quanto previsto dagli atti autorizzativi“.

Nelle carte compare anche il nome di Luigi Di Maio, il quale nei momenti di maggiore tensione seguiti alla notizia dell’iscrizione dell’assessora nel registro degli indagati avrebbe “offerto copertura politica” alla Muraro e alla Raggi.