Alla fine Paola Muraro è diventata indifendibile. La giunta Raggi perde all’improvviso uno dei suoi assessori più importanti e discussi, quella all’Ambiente. Dimissioni immediate, subito accettate dalla sindaca. Sempre per la stessa indagine per presunti reati ambientali, che va avanti da luglio e che già ha creato tanti imbarazzi al Movimento 5 stelle anche a livello nazionale. Ma stavolta dalla Procura è arrivato anche quell’avviso di garanzia, mai notificato fino ad oggi, che dalla Raggi in passato era stato utilizzato per negare la conoscenza di un’indagine a carico dell’assessora. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha reso impossibile la permanenza nella squadra di governo della Muraro, nonostante la volontà della Raggi che fino ad oggi l’aveva sempre sostenuta a spada tratta.

Esattamente due mesi dopo aver risolto la grana delle nomine al Bilancio e alle Partecipate, Roma torna nel caos. Che la situazione della Muraro fosse molto delicata, con un’inchiesta pendente come una sorta di bomba ad orologeria, lo sapevano tutti. Ma che potesse esplodere così rapidamente non se lo aspettava nessuno. Nemmeno in Campidoglio. Le indagini della Procura erano recentemente state prorogate di altri sei mesi: i pm le contestano reati ambientali commessi quando ricopriva il ruolo di consulente esterno dell’Ama, e avrebbero dovuto ascoltarla in procura prima di Natale, probabilmente questa settimana. Tutti, a partire dalla diretta interessata e dalla prima cittadina, pensavano di avere più tempo a disposizione. Tanto è vero che le due avevano fatto coppia fissa di recente, con le varie puntate dello “SpazzaTour” per le vie di Roma per sensibilizzare i cittadini sulla raccolta rifiuti. Giusto ieri sera, poche ore prima delle dimissioni, la Raggi aveva rilanciato sul suo profilo Facebook il blitz dell’assessora nel residence di Bastogi. La Muraro, insomma, al centro dell’azione amministrativa anche a livello mediatico, era tutto fuorché una figura in uscita.

Invece nel primo pomeriggio di ieri il suo legale l’ha avvisata di aver ricevuto l’avviso di garanzia dalla procura in riferimento all’articolo 256 del Testo Unico sull’ambiente. Stavolta la crisi improvvisa non ha però colto alla sprovvista la Raggi e il Movimento 5 stelle: nessun balletto di mail inviate e non lette (come successo a settembre con la comunicazione dell’inchiesta a Luigi Di Maio), nessuna esitazione. Raggi e Muraro si sono subito incontrate: nel faccia a faccia l’assessora ha rassegnato le dimissioni e la sindaca le ha accettate. “Senza entrare nel merito dell’inchiesta”, sottolinea la prima cittadina. “Sono tranquilla e convinta che riuscirò a dimostrare la mia totale estraneità. Tuttavia per senso di responsabilità istituzionale ho deciso di lasciare”, ribadisce lei. Diversamente che in passato, però, stavolta è passata la linea dell’addio immediato, probabilmente frutto di un accordo precedente con i vertici del Movimento sul da farsi nella malaugurata ipotesi che la posizione della Muraro si fosse aggravata. Subito dopo la riunione di maggioranza a cui hanno partecipato tutti i principali consiglieri in Comune. Quindi la comunicazione ufficiale su Facebook, senza che la notizia trapelasse prima sui media.

Per il momento la Raggi assume le delicate deleghe all’ambiente, per “dare continuità all’azione amministrativa sia nel risanamento di Ama che nel rilancio di tutto il settore ambientale”. Bisognerà trovare un sostituto, però, e in Campidoglio avevano già avviato le prime ricerche da tempo, anche se i contatti non erano stati approfonditi vista l’intenzione della Raggi di andare avanti fino in fondo con la Muraro. A questo punto il problema probabilmente verrà affrontato all’inizio del prossimo anno, considerando che tutta la giunta sarà impegnata nella marcia a tappe forzate per l’approvazione del bilancio di previsione. Intanto, però, nella squadra di governo si riapre un altro buco importante. E potrebbero essere addirittura due, se la maggioranza deciderà davvero di liquidare anche l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini.

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