Il fondo Algebris del finanziere Davide Serra, vicino all’ex premier Matteo Renzi, ha investito in azioni e obbligazioni di Intesa Sanpaolo e intende ora partecipare al maxi aumento di capitale di Unicredit. Mentre “da tempo” si tiene ben lontano da Mps: “Da tempo siamo usciti dal debito della banca, ma credo che alla fine ci sarà la conversione forzata di 4,6 miliardi di bond subordinati“. A dirlo è lo stesso Serra, parlando con Il Sole 24 Ore per annunciare il lancio di un secondo fondo che investirà nei crediti deteriorati delle banche italiane.

Dopo l’Algebris Npl Fund I, che è stato lanciato nell’ottobre 2014 e ha investito 400 milioni di dollari concludendo operazioni con 24 istituti, sta partendo in questi giorni caldissimi per il sistema bancario italiano l’Algebris Npl Fund II. Il veicolo di diritto lussemburghese, destinato a investitori istituzionali internazionali, punta a raccogliere 1 miliardo e acquisterà attraverso una società di cartolarizzazione italiana portafogli di non performing loans, focalizzandosi sui crediti garantiti da proprietà immobiliari.

Il finanziere che durante la campagna referendaria si è molto speso per il Sì ribadisce al quotidiano di Confindustria che la vittoria del No avrà “un impatto negativo sul pil” e “chi guardava all’Italia come una possibile occasione d’acquisto ora ci sta ripensando”. Ma evidentemente la profezia non vale per lui, che ha “già da tempo intravisto le grandi opportunità di investimento del settore degli Npl in Italia” e di conseguenza “deciso di lanciare un secondo fondo in considerazione dell’accelerazione del processo di pulizia dei bilanci da parte delle banche italiane voluto dalla Bce e dal SSM”. Assumendo di tornare al livello pre-crisi, la quantità di Npl che potenzialmente potrà arrivare sul mercato nei prossimi 3-5 anni è di circa 140 miliardi, spiega Serra “di cui circa 65 miliardi secured (cioè con garanzie reali, ndr). Siamo stati tra gli investitori più attivi nel 2015 e dall’inizio del 2016 abbiamo già concluso numerose operazioni, per un valore nominale di circa 672 milioni di euro, ossia più di un terzo del valore complessivo del nostro mercato di riferimento”.

Il fondatore di Algebris ostenta poi “fiducia” nel nuovo piano dell’istituto di piazza Gae Aulenti e annuncia che “sottoscrivere una quota in aumento di capitale”, mentre è già “investitore di Intesa Sanpaolo, sia sul fronte del debito che sull’equity”, e “sull’equity di Ubi, Bper e Bpm“.