Subito dopo la morte di Flavia Roncalli, 24 anni, gli esperti dissero che non esisteva alcun nesso con il decesso di un’altra studentessa della facoltà di Chimica della Statale di Milano, Alessandra Covezzi. Le analisi hanno però accertato che le due giovani donne uccise dalla meningite erano state infettate dallo stesso batterio, un genotipo caratterizzato da elevata mortalità.

“È lo stesso batterio che ha provocato il caso di luglio. Si tratta di un batterio del ceppo di meningococco di tipo C, un batterio che sembra aggressivo. Per ora – spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – ci sono stati casi sporadici ma la scoperta incoraggia tutte le strategie per la prevenzione, che sono la profilassi già fatta sui contatti stretti (avuti dalle due studentesse) e una offerta attiva del vaccino alla popolazione”.

Secondo Ricciardi, proprio gli adulti sono tra le categorie più esposte al batterio. “Questi casi ci ricordano che da anni offriamo il vaccino per il meningococco C ai bambini e questo li protegge. La fascia più esposta è proprio quella degli adulti che non sono vaccinati, fermo restando che una copertura capillare dei bambini limita la circolazione del batterio e di fatto protegge anche gli adulti”.  La Regione Lombardia ha peraltro precisato che sui due casi di meningite accertati alla Statale di Milano “non è possibile determinare con certezza l’identità genetica con il ceppo di meningococco”.

I patogeni che hanno ucciso le due studentesse dell’università Statale di Milano stroncate dalla meningite sono “compatibili l’uno con l’altro. Non possiamo dire uguali perché non è stato possibile realizzare un’analisi completa del genoma di entrambi: in un caso il campione che ci è arrivato era difficile da lavorare. Abbiamo analizzato e confrontato, però, diverse sequenze. E queste sono risultate pressoché uguali”  spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità. “Ecco cosa ci porta a essere cauti. Inoltre il ceppo è St11“, dello stesso ‘tipo che circola in Toscana, “ma rispetto a quest’ultimo presenta delle differenze – precisa Rezza – Differenze che ci portano a concludere che non è l’St11 toscano”. Non solo. “Il secondo decesso a Milano non è un caso secondario il tempo di incubazione della meningite è di pochi giorni, qui abbiamo diversi mesi fra l’uno e l’altro. Questo vuol dire che la profilassi fatta ha funzionato. Inoltre trovo corretta anche la scelta di vaccinare questa popolazione limitata per azzerare il rischio di portatori sani”

Giorgio Ciconali, direttore del Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Agenzia tutela salute Milano Città Metropolitana spiega che quanto alle vaccinazioni in programma, l’esperto conferma che al momento restano limitate alle 140 persone previste. “Ci riserviamo in caso di ulteriori necessità di valutare eventuali ulteriori interventi che possano dare una mano, come per esempio allargare la vaccinazione viste le tante richieste. Ma le misure messe in campo sono adeguate e non c’è nessuna necessità di tipo emergenziale. Quindi nulla vieta che, esaurite le vaccinazioni al nucleo di persone che si è ritenuto necessario proteggere, si possa rivalutare la situazione dopo gennaio”.