Tanto rumore per nulla: spruzzi d’acqua ed espulsioni, frasi razziste ed esultanze sguaiate. Tutto per una partita modesta, a lunghi tratti inguardabile, che valeva tre punti esattamente come le altre 37 giornate del campionato. Anche se nessuno sembrava averlo detto ai protagonisti, in campo, panchina e curva. Persino sugli spalti, dove un poliziotto viene immortalato mentre grida e festeggia come il primo degli ultrà. Benvenuti a Lazio-Roma: il derby della Capitale, il derby dei coatti. Vissuto ancora una volta sopra le righe da tutti, prima, durante e dopo il match. È bastata un’intervista neanche troppo velenosa alla vigilia (Rudiger che diceva di “non conoscere la Lazio”) per infiammare gli animi. Il giovane Cataldi che gli risponde su Twitter (social rispolverato per l’occasione: ci aveva pubblicato appena un post negli ultimi tre mesi), attirandosi una marea di insulti dei tifosi romanisti. Strootman che dopo il gol va a schizzare con una bottiglietta d’acqua proprio Cataldi, che lo strattona al collo e si fa espellere, generando un parapiglia generale. Fino ad arrivare a Lulic che nel post-partita torna alla miccia di partenza, chiudendo col botto: insultando con una frase dall’inequivocabile sapore razzista (“due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture e adesso fa il fenomeno”) il “provocatore” Rudiger, che intanto viene portato fuori dallo stadio sotto scorta. Un’assurda catena di volgarità che si è esaurita solo ore dopo la fine di un pessimo derby (anzi, forse qualche scoria si trascinerà pure nei prossimi giorni).

Questo è tutto ciò che è riuscito a produrre Lazio-Roma. Perché dal punto di vista tecnico all’Olimpico si è visto poco o nulla. Da una parte una Lazio volitiva ma estremamente sterile, che ha iniziato forte ma di fatto non è mai riuscita a tirare in porta. Dall’altra una Roma più preoccupata di non prenderle che di darle, visibilmente menomata dall’assenza di Salah che si è fatta sentire molto più di quel che dica il risultato. Di soluzioni tattiche da Inzaghi, il grande emergente della panchina della Serie A, neanche a parlarne; quelle di Spalletti si sono limitate a schierare una difesa a tre e un centrocampo quasi a sei. Insomma, una partita brutta decisa da un orrore di Wallace (perché senza l’erroraccio in disimpegno del difensore brasiliano chissà se il noioso 0-0 si sarebbe mai sbloccato).

Tutta questa tensione, l’esasperazione dei toni, della gioia dei vincitori e della tristezza degli sconfitti, stridono ancor di più di fronte a tanta mediocrità. I giallorossi hanno esultato sotto la curva tra foto di gruppo e le urla di capitan De Rossi per un successo che li lascia lontani quattro punti dalla vetta. Oggi la ripresa degli allenamenti sarà a porte aperte e al centro sportivo di Tre Fontane è previsto l’arrivo di centinaia di tifosi. Giusto entusiasmo o evitabile distrazione (come è stato spesso in passato) lo dirà il campo: lunedì prossimo c’è il Milan, poi la super sfida alla Juventus. Due partite che decideranno il campionato dei giallorossi per davvero, ma al cospetto del grande, piccolo derby della Capitale sono scivolate incredibilmente in secondo piano. Tanto anche per quest’anno la Roma il suo scudetto l’ha già vinto.

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