Rivoluzione doveva essere e rivoluzione è stata: come anticipato da ilfattoquotidiano.it dal 2017 il Coni darà più soldi pubblici agli sport minori e meno al calcio. La Figc paga per tutti: è l’unica delle 40 Federazioni interessate dalla riforma dei contributi statali a presentare un saldo negativo nella ripartizione dei circa 150 milioni di euro messi a disposizione dal governo. Alla fine, grazie all’intervento in extremis del presidente Giovanni Malagò, il taglio sarà leggermente inferiore alle attese: 4,5 milioni di euro, invece dei 10 di cui si vociferava alla vigilia del provvedimento. Festeggiano invece gli altri: su tutti, pallavolo e nuoto (che registrano un aumento secco superiore al milione di euro), ma anche discipline più di nicchia come tiro a volo, tiro a segno, triathlon, il già ricco rugby. E il golf di Franco Chimenti, presidente della Coni servizi, che può sommare questi nuovi entrati ai fondi extra già ricevuti per la Ryder Cup.

IN 5 ANNI FONDI AL CALCIO DIMEZZATI – La notizia, ormai ufficiale, è la riduzione di contributi pubblici al calcio. L’ennesima, dopo quella storica del 2014: allora erano stati circa 25 milioni di euro, stavolta sono molti meno. Ma alla Figc fanno male lo stesso, soprattutto perché il taglio è stato inatteso. Raccontano di un Carlo Tavecchio entrato nella riunione dei presidenti di giovedì convinto di non ricevere brutte sorprese (“Siamo tranquilli, abbiamo già dato”, aveva detto il giorno prima) ed uscito scuro in volto: “Non me l’aspettavo, ritenevamo di aver fatto bene e di non meritarcelo”. Nel 2017 la Federcalcio riceverà così 33 milioni di euro dallo Stato, ormai appena il 22% del totale: nel 2011, solo 5 anni fa, ne prendeva circa 80. Complice la diminuzione generale dei fondi destinati allo sport italiano, le risorse si sono più che dimezzate. Certo, un emendamento Pd permetterà alla Figc di tenersi anche i soldi della Fondazione per la mutualità, che neutralizzeranno l’ultima sforbiciata. Ma per il pallone italiano (e per chi lo governa) sono tempi difficili.

FESTEGGIANO IN TRENTA – Come si vede nella tabella, la Figc è l’unica Federazione con un saldo negativo dopo l’applicazione dei nuovi criteri, che Malagò definisce “clamorosamente meritocratici”. In realtà non è immediatamente comprensibile cosa abbiano fatto sport come rugby, pentathlon o triathlon per meritare il massimo dell’aumento possibile (fissato al 30% dell’importo precedente), ma l’algoritmo e la sua applicazione sono complessi. Di certo il presidente del Coni ha usato tutti gli strumenti che la riforma gli assegnava (tetto alle variazioni e 20% distribuito a sua discrezione) per limitare al minimo le perdite del calcio e di altri che sarebbero stati penalizzati. Alla fine nove discipline chiudono in pari, per tutte le altre trenta è festa grande. Sorridono in particolare gli sport in cui l’Italia è andata molto bene alle ultime Olimpiadi, come il nuoto dell’acerrimo nemico Paolo Barelli (1,149 milioni di euro), che in termini economici guadagna più di tutti. In percentuale, però, sono sei le Federazioni che raggiungono il massimo aumento possibile: e fra queste, oltre a volley e tiro a volo (grandi protagoniste ai Giochi di Rio 2016), rugby, tiro a segno e triathlon, figura anche il golf. La Federazione del presidente Franco Chimenti, anche numero uno della Coni Servizi spa (la cassaforte dello sport italiano) incassa un altro successo prezioso: 400mila euro di contributi pubblici in più all’anno, dopo i 60 milioni stanziati di nascosto all’interno della Legge di bilancio per l’organizzazione della Ryder Cup (che alla Federazione fa capo). L’anno d’oro del golf italiano continua.

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