Nativi americani che vengono attaccati con cani e spray al peperoncino mentre tentano di difendere la loro terra da un progetto di 3.8 miliardi di dollari. Sono queste le immagini trasmesse da un sito francese che mi hanno spinto ad approfondire l’argomento, cui finora, purtroppo, i media italiani non sembrano interessati.

Il progetto si chiama Dakota Access Pipeline e si traduce in un lungo oleodotto capace di trasportare, una volta terminato, circa 500.000 barili di petrolio grezzo al giorno dal Nord Dakota all’Illinois. Da mesi, questo progetto vede la resistenza della tribù Sioux di Standing Rock, appoggiata da circa 100 altre tribù tra Stati Uniti e Canada.

La ditta costruttrice, Energy Transfer Partners, ha pensato di far passare l’oleodotto attraverso la riserva indiana. Un progetto che porterebbe alla distruzione diversi siti sacri Sioux et creerebbe un alto rischio di inquinamento per l’acqua che questi usano per bere. L’oleodotto dovrebbe passare proprio sul fondo del fiume Missouri, aumentando i rischio di incidenti con perdite e inquinamento per le acque di quest’ultimo.

A luglio la tribù Sioux di Standing Rock ha denunciato il corpo degli ingegneri dell’esercito americano (che ha convalidato il progetto) in quanto l’autorizzazione a costruire sarebbe in violazione di diversi trattati federali e contro il rispetto del “benessere economico, ambientale e del patrimonio culturale della tribù”.

Il 27 ottobre squadre antisommossa accompagnate da veicoli blindati sono state sguinzagliate per accerchiare un centinaio di manifestanti ed espellerli dalle terre occupate. Le forze speciali hanno utilizzato anche granate a concussione e – stando alle testimonianze – colpito diversi manifestanti disarmati. Un rappresentante delle Nazioni unite del forum permanente sulle questioni indigene si è recato inoltre sul posto per verificare la situazione e raccogliere testimonianze su eventuali violazioni ai diritti umani.

Diverse personalità pubbliche sono scese in campo affianco degli amerindiani, come il cantante Neil Young e l’attrice Shailene Woodley. Quest’ultima è stata arrestata mentre sfilava insieme ai nativi americani.

Negli ultimi giorni, la battaglia si è spostata anche su Facebook. Gli amministratori della pagina Standing Rock Indian Reservation hanno comunicato che le forze di polizia tentavano di identificare i manifestanti attraverso la geo-localizzazione Facebook, hanno quindi chiesto a tutti di geo-localizzarsi lì per confondere le acque con il risultato che di lì a poco quasi due milioni di persone erano geo-localizzate a Standing Rock.

Le banche che finanziano il progetto:

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