Sfatta, svogliata, irriconoscibile: la Juventus di Allegri battuta 3-1 dal Genoa di Ivan Juric. Era dal marzo del  2014 che i campioni d’Italia non perdevano una partita con due gol di scarto in Serie A (Napoli-Juventus 2-0). Per trovare l’ultima volta che i bianconeri avevano incassato tre gol nel primo tempo bisogna tornare indietro addirittura di oltre dieci anni: ottobre 2005, Milan-Juventus 3-1. Un tonfo quasi epocale, insomma. Che però non avrà probabilmente alcuna conseguenza sul campionato: il Milan, andando oltre tutti i propri limiti, resta comunque a meno quattro, dove si porterà stasera anche la Roma (ammesso che sia capace di battere il Pescara all’Olimpico). Una distanza più che di sicurezza, che fa dormire sonni tranquilli a Massimiliano Allegri. Al massimo il tecnico resterà sveglio stanotte pensando ai troppi infortuni e sconfitte che stanno segnando questa prima parte di campionato, comunque positiva.

Genoa-Juve per i bianconeri è stata la classica partita stregata: iniziata male (subito sotto dopo appena quattro minuti per un gol del “Cholito” Simeone, protagonista indiscusso del match e autore di una doppietta); proseguita peggio (autogol di Alex Sandro, infortunio preoccupante per Bonucci, chiusura in inferiorità numerica per l’uscita dal campo di Dani Alves a cambi esauriti). E finita nell’unica maniera possibile, con un ko pesante e senza appello (a nulla è servita la rete della bandiera di Pjanic su punizione). Il risultato è figlio di una prestazione quasi imbarazzante, ma non del caso: sono tutte ben riconoscibili le ragioni del ko. Innanzitutto la lunga lista di assenti (indisponibili Dybala, Barzagli, Pjaca, Higuain acciaccato, Marchisio in panchina) che ha costretto Allegri a mandare in campo una formazione piuttosto rimaneggiata, probabilmente forzando anche un paio di errori del tecnico (le posizioni di Cuadrado e Dani Alves stavolta non hanno per nulla convinto). Evidente pure il calo fisico e psicologico dopo la fondamentale e tiratissima vittoria di Siviglia in Champions League: il successo è valso il primo posto nel girone e forse un sorteggio migliore in vista degli ottavi, ma lo sforzo fatto a metà settimana si è fatto sentire tutto in campionato. Il resto l’ha fatta la giornata di grazia del Genoa, avversario per altro storicamente ostico per i bianconeri (Allegri a Marassi ci aveva già perso due anni fa).

Le cause della sconfitta, insomma, sono precise. E in fondo anche comprensibili. Meno comprensibile, invece, è l’andamento generale dei bianconeri. Se la sbandata di Marassi è senza dubbio episodica, non lo è la prestazione sottotono fuori casa e il risultato. Per la Juventus si tratta di un altro scivolone in trasferta, dopo il doppio ko a San Siro contro le milanesi. Forse ancor più grave dei precedenti, vista la caratura dell’avversario, il punteggio pesante, la pessima prestazione (mai in partita a Marassi). Siamo a fine novembre e i ragazzi di Allegri sono già a quota tre sconfitte: l’anno scorso di partite ne avevano perse cinque, nonostante il disastroso avvio, due anni fa tre in tutta la stagione. I numeri dicono che questa, nonostante tutte le ambizioni dopo l’ultimo calciomercato, è forse la peggior Juventus di Allegri. Ma alla fine di questa giornata disgraziata avrà comunque quattro punti di vantaggio sulla seconda di turno. Insomma, il risultato non deve preoccupare troppo i bianconeri. Semmai più pesante potrebbe essere l’infortunio di Bonucci, uscito a fine primo tempo per un problema muscolare da valutare. O le scorie di un brutto ko, che potrebbe insinuare qualche dubbio nelle granitiche certezze bianconere. Ma di recente la Juve ha sempre dimostrato di saper reagire al meglio dopo le sconfitte (anche se adesso cominciano a diventare un pochino troppe). Sabato prossimo a Torino arriva l’Atalanta dei miracoli di Gasperini. La partita migliore per capire se lo scivolone di Marassi è stato solo un incidente di percorso, o qualcosa di più.

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