“Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi lavoreremo ancora di più nel coinvolgimento delle persone per la realizzazione del programma di governo del Movimento 5 stelle”. Lo ha annunciato Davide Casaleggio, 40 anni, figlio di Gianroberto e attuale presidente della Casaleggio associati, davanti alla platea del premio giornalistico “Piero Pezzano” dedicato alla scienza all’Università del Piemonte orientale a Novara.

“Internet e democrazia” era il tema del convegno e lui è intervenuto riprendendo il discorso fatto pochi giorni fa a San Sebastian al Global Forum Direct Democracy. Ai presenti, in gran parte giornalisti, ha illustrato il funzionamento della piattaforma Rousseau che “raccoglie diverse iniziative di partecipazione delle persone alla vita del movimento”, coi diversi siti “per portare i cittadini a poter scegliere i propri candidati, a scegliere le modalità con cui vanno finanziati le attività, scegliere la legge elettorale da proporre, le leggi da portare in parlamento proposte dai cittadini stessi”. Casaleggio ha fatto l’esempio delle elezioni europee del 2014: “C’erano 87.465 persone che potenzialmente potevano candidarsi perché iscritte al movimento on-line. Cinquemila di queste hanno deciso di candidarsi spontaneamente e 73 persone sono state votate per essere proposte nelle liste del M5S. Oggi abbiamo 17 europarlamentari scelti dalla rete”. Così è stato fatto per Roma, ha detto.

Sempre sulla rete gli iscritti lavorano al programma e, annuncia Casaleggio, “nelle prossime settimane e nei prossimi mesi lavoreremo sul coinvolgimento delle persone per la definizione del programma di governo del M5S”. Forse in vista di una possibile caduta del governo di Matteo Renzi. Su Internet vengono elaborate le proposte di legge nazionali e regionali, ma gli iscritti possono anche proporre le loro leggi e partecipare all’elaborazione del “democratellum”. A breve partirà anche la piattaforma per collegare gli oltre 2.200 eletti negli enti locali: “Per riuscire a organizzare e condividere le varie proposte abbiamo attivato ‘Sharing’. In realtà è in via di attivazione”. E infine c’è il cyberattivismo: “Abbiamo lavorato molto sugli strumenti per riuscire a far interagire le persone con gli obiettivi del movimento stesso. Così abbiamo creato ‘Attivista 5 Stelle’ e molte altre applicazioni integrate all’interno dei social media dove le persone vengono stimolate a compiere delle azioni per il bene del momento che gli viene riconosciuto alla fine”. Nessun riferimento alle accuse di cyberpropaganda dopo il caso “Beatrice Di Maio”. Di media, però, ha parlato poco dopo.

“Un problema che abbiamo avuto e abbiamo tutt’oggi in Italia è il sistema dei media tradizionali”, ha aggiunto il presidente della Casaleggio Associati. Ha citato il 73° posto dell’Italia nella classifica della libertà di stampa stilata da Reporters sans frontières, un dato contestato dal vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca e dal direttore della divisione digitale del gruppo Espresso Massimo Russo perché non inserito nel contesto dei cronisti minacciati per ciò che scrivono, un fattore che pesa molto nel calcolo di Rsf.

L’intenzione è quella di bypassare i media classici, e Casaleggio ci è riuscito. Non ha risposto all’osservazione di Russo che contestava un cambiamento nell’attitudine del M5S: “Fino a quando era fuori dalle stanze dei bottoni la trasparenza e lo streaming erano un mantra, mentre oggi che è nella stanza dei bottoni sappiamo meno di quanto succede lì dentro”, ha detto pubblicamente il giornalista. E nessuna risposta è stata fornita ai cronisti che, al termine dell’evento, hanno cercato di fargli domande, sia sulla questione firme, sia sulle false accuse di cyberpropaganda. Casaleggio ha bypassato i media, e anche i giornalisti che erano andati ad ascoltare la sua lezione.