Gli antirazzisti statunitensi prendono posizione contro Donald Trump e serrano le fila dopo qualche giorno di comprensibile incredulità e sconforto. Il movimento Black Lives Matter affida parole ferme ed importanti ad un comunicato ufficiale pubblicato qualche giorno fa su uno dei più importanti siti di opinione ed approfondimento, Mic.com.

Analizzando questo statement, l’istanza che emerge per prima è la necessità, a cui accennavo sopra, di serrare le fila, di essere compatti: “Il nostro mandato non cambia” è il lapidario incipit. Gli attivisti afroamericani intercettano uno degli argomenti principali della campagna del presidente eletto, puntualizzando che, nei tre anni di vita del movimento, la loro richiesta è sempre stata quella di avere maggiore sicurezza, non di diminuirla. Tendono la mano alle comunità bianche, a cui chiedono di fare fronte comune in nome dei valori di solidarietà e democrazia.

Quindi è tutto come prima? Assolutamente no. BLM non rappresenta la totalità degli afroamericani, ma ne intercetta – fin dalla sua origine – buona parte dei timori, delle aspettative, delle speranze: mentre su Youtube il rap esplicito di “Fuck Donald Trump” e del suo seguito “FDT Part 2” ha ormai superato i 15 milioni di visualizzazioni, le parole dell’ultima parte del comunicato suonano pesanti quanto quelle sputate dai rapper: il presidente eletto viene definito letteralmente un “suprematista bianco”. E ancora: “Trump ha promesso morte, perdite dei diritti civili e deportazioni. Gli crediamo. La violenza che infliggerà durante la sua carica (…) sta appena cominciando ad emergere”.

La risposta, forse obbligata, è l’auto-organizzazione delle comunità nere, il lavoro sociale e la presa di coscienza che la vita e l’attività politica non girano soltanto intorno alle elezioni. Un’altra parola che, in quel contesto sociopolitico, suona forte come una bomba, è “fascists”: i fascisti con cui BLM si rifiuterà sempre di scendere a patti, come con i razzisti e con chi mette in dubbio lo stesso diritto all’esistenza e alla felicità di chi ha il colore della pelle sbagliato.

Una prova del fuoco (purtroppo presumibilmente non solo metaforica…) per il movimento, che si trova costretto suo malgrado a passare ad un livello di lotta più aspro, ed all’interno del quale si intensifica lo studio di autori internazionali – tra i più letti mi fa piacere rilevare il nostro Gramsci – parallelamente al bisogno di costruire una rete di solidarietà e consapevolezza globale di cui anche noi italiani possiamo e dovremmo far parte. Per voi che leggete: entrate in contatto con Black Lives Matter sui social network, diffondete le informazioni presso la vostra rete di contatti, partecipate se vi è possibile alle iniziative sul vostro territorio. È superfluo spiegarvi perché e come un presidente statunitense influenzi e decida anche quello che succede dalle nostre parti. Questo venerdì a Roma ci sarà Alicia Garza, una delle fondatrici del movimento: un’ottima occasione per capirne di più, informarsi e prendere posizione.