Ieri sera ho scritto un’email all’amico Elio Lannutti, combattivo animatore di Adusbef, ex senatore e iscritto al M5s, per cercare di fargli capire quanto grande sia il caos politico regnante in Italia, se la scalata di Donald Trump alla Casa Bianca trovi consensi in segmenti della nostra società dove dovrebbe esserci invece rigetto e rifiuto.

“Io non appoggio Trump, ma se leggi bene, rispetto il popolo che lo ha votato” mi ha scritto Elio. “Scusami molto – ho risposto – ma contro Trump la presa di distanze deve essere netta, inequivocabile, forte. Se invece si inneggia e si appoggia il ‘presidente eletto’ degli Stati Uniti, come hai fatto tu, è tutto finito, significa che abbiamo perso ogni speranza di miglioramento e progresso”. Ammetto di non essere neutrale e d’aver preso posizione già tempo fa contro il miliardario populista. Ma ora che Donald succederà a Obama mica ho cambiato idea: per me rimane un personaggio retrivo, negativo, inaffidabile; la sua gigantesca ignoranza e incompetenza in questioni di politica estera, temi sociali, cultura; la sua bieca voglia narcisistica di successo, potrebbero danneggiare gravemente l’America e il mondo.

“A nulla serve far politica – continua la mia email a Lannutti – se non prendiamo le distanze da questo impresario di casinò, palazzinaro e bancarottiere, che ha vinto la più azzardata delle sue scommesse puntando tutto sulla Casa Bianca. E in che modo ha incassato l’ufficio di maggior potere del mondo? Fomentando le folle con una campagna elettorale infarcita di menzogne, denigrazioni, diffamazioni, insulti, sessismo, razzismo, palate di promesse impossibili da mantenere. Bel modello per l’America e il mondo”.

E’ probabile che a Elio Lannutti non importi un granché del profondo disagio – diciamo la verità: disgusto – di uno come me, italiano residente in America da quasi 3 decenni. Il nostro – siamo parecchi anche se per lo più ancora underground – resta per ora una sorta di malessere soffocato e incredulo.

Ma attenzione che stando così le cose potremmo essere anche indotti a ripensare il nostro No al referendum del 4 dicembre, magari in favore dell’astensione. Troppi pro-Trump da quella parte. Che fessi, a cercare razionalmente di separare la pancia dalla parte sinistra del cervello, l’irrazionalità dalle strategie politiche. “Quando incappo in un truffatore lo riconosco subito”, sentenziò saggiamente Michael Bloomberg, ex sindaco di New York. Sacrosante parole.

Per questo trovo inaudito che moltissimi italiani non considerino Trump il nemico, la parte a cui ci si oppone in una guerra. Peggio, è terribile che quest’uomo sia idolatrato e lo si spacci come modello per l’Italia e per l’Europa, quasi sia indispensabile scegliere leader simili per liberarsi dalla crisi che attanaglia l’Ue. Il solito mito fasullo dell’approccio aziendale, successo e soldi meglio della politica.

Credo che almeno metà del Movimento 5 Stelle – quindi milioni di cittadini che credono in libertà, democrazia, equità, giustizia – sia sinceramente scandalizzata dalle elezioni presidenziali americane. Metà è un sacco di gente. Risiede qui l’ambiguità del M5S, le due anime del Movimento, e un rischio per il futuro. Un po’ destra, un po’ sinistra. Un ibrido.

Io che ho votato M5s alle politiche del febbraio 2013, resto di sasso oggi nel vedere infrante le mie aspirazioni e sogni di una nuova democrazia dal basso, anti-establishment, quando Beppe Grillo il 9 novembre elogia il palazzinaro ex celebrity di The Apprentice: “E’ un vaffa pazzesco come il nostro”, ha commentato a caldo.

Per favore Beppe: rivedi il tuo giudizio. Trump può essere applaudito da Marine Le Pen o da Matteo Salvini, non dai 5 Stelle. L’universo non ci giudica, cospira in favore di ciò che vogliamo e pensiamo. Impossibile accettare uno così a capo degli Stati Uniti, troppo lontano dagli archetipi a cui ispirarsi e su cui sperare.