La Corte di Appello di Salerno ha condannato sei medici e anche undici infermieri (questi ultimi in primo grado erano stati assolti) per la morte di Franco Mastrogiovanni, il maestro delle elementari sottoposto nel 2009 a trattamento sanitario obbligatorio nell’ospedale di Vallo della Lucania (Salerno) e morto dopo essere rimasto legato per 4 giorni nel suo letto. I giudici hanno ridotto le pene per i medici e ritenuto gli infermieri responsabili di non avere prestato la dovuta assistenza al malato. I medici sono stati condannati a pene che vanno dai 13 mesi ai due anni, gli infermieri dai 14 mesi ai 15 mesi. Per tutti, però, la pena è sospesa.

I Radicali italiani, attraverso il segretario Riccardo Magi e il tesoriere Michele Capano, che ha assistito da avvocato la sorella di Mastrogiovanni, chiedono una legge che porti il nome del maestro e che ricordi come siano stati condannati anche in Appello i responsabili della sua morte. “Di fronte allo spaccato dei reparti di psichiatria italiani che questo processo rivela, – hanno detto poco dopo la sentenza Magi e Capano – e di fronte al moltiplicarsi dei casi di ‘morte per TSO’ di cui ogni anno si ha notizia, i Radicali Italiani si faranno promotori di un progetto di riforma che preveda un’assistenza legale obbligatoria per i malati che si trovino in queste situazioni e la massima trasparenza delle condizioni di cura all’interno dei reparti”.

Gli esponenti dei Radicali hanno ricordato infatti come nel caso del maestro di Vallo della Lucania ai familiari non sia stata consentita neppure una visita in reparto per sincerarsi delle condizioni del congiunto. Soltanto dopo l’apertura dell’inchiesta poterono rendersi conto di quanto fosse avvenuto tra le mura del reparto attraverso le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. Video che furono anche resi pubblici. Grazie anche a quel documento e a tutti i riscontri anatomopatologici, i giudici di Salerno hanno stabilito che ci furono precise responsabilità nella morte del docente.

Per i medici Rocco Barone e Raffaele Basso la pena è stata ridotta a 2 anni. Un anno e 11 mesi invece per Michele Di Genio, un anno e 10 mesi per Amerigo Mazza e Anna Angela Ruberto, 13 mesi per Michele Della Pepa. Per tutti è stata revocata l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni inflitta in primo grado e la pena è sospesa per tutti gli imputati. Per tutti, assieme al responsabile civile dell’Asl di Salerno, è scattata la condanna al risarcimento dei danni che saranno quantificati in sede civile. Di nuovo c’è la condanna anche per 11 infermieri del reparto, assolti in primo grado. Anche per Maria D’Agostino Cirillo, Maria Carmela Cortazzo, Antonio De Vita, Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Antonio Luongo, Massimo Minghetti, Nicola Oricchio, Raffaele Russo, Massimo Scarano e Antonio Tardio le condanne vanno dai 13 mesi ai 2 anni di carcere e anche per loro la Corte d’Appello di Salerno ha sospeso la pena ma sono stati riconosciuti responsabili assieme ai medici di sequestro di persona, falso ideologico e morte in conseguenza di altro reato.