“Nessuno scambio tra le misure sulla rottamazione delle cartelle Equitalia e una norma a favore delle banche popolari”. Francesco Boccia, presidente Pd della commissione Bilancio alla Camera, parlando con ilfattoquotidiano.it smentisce le ricostruzioni di alcune agenzie di stampa secondo cui lo stesso Boccia avrebbe sbarrato la strada all’allungamento della rateazione per chi chiede di rottamare una cartella perché la maggioranza e palazzo Chigi non hanno dato l’ok all’innalzamento della soglia di utili oltre la quale la riforma del 2015 impone di trasformarsi in società per azioni. Portarla da 8 a 30 miliardi avrebbe “salvato”, tra l’altro, la Popolare di Bari. Secondo Public Policy, Boccia e i deputati Rocco Palese (Forza Italia) e Francesco Carriello (M5S) – anche loro pugliesi – avrebbero usato le misure sulla rottamazione come arma di scambio. “Falso: non c’è nessun collegamento”, dice Boccia. “Figuriamoci: consentire una rateizzazione più lunga è un mio chiodo fisso”.

“Quel che è successo è che c’era sì un’ipotesi di scambio, ma non politico bensì regolamentare. C’era una trattativa tra il governo e i presidenti della commissione Bilancio e Finanze sulla possibilità che l’esecutivo presentasse un emendamento con diverse norme relative alle banche, tra cui quelle da me stralciate dalla legge di Bilancio la settimana scorsa (come quella per consentire di spalmare i contributi addizionali da versare al Fondo di risoluzione prosciugato dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, ndr). Le opposizioni (M5S, Sel e Forza Italia) avevano poi chiesto che la soglia per la trasformazione in spa delle popolari fosse innalzata al livello oltre il quale è prevista la vigilanza Bce, cioè 30 miliardi. Cosa che mi vedeva d’accordo in linea di principio e senza che ci sia alcun collegamento con la Popolare di Bari, di cui non sono azionista né correntista né sostenitore”. Quelle norme ufficialmente non avrebbero potuto entrate in un decreto su tutt’altro argomento, ma “in base alle regole parlamentari se ci fosse stata l’unanimità di tutti i gruppi l’emendamento avrebbe potuto ottenere il via libera per essere almeno ammesso alla discussione“.

Lo “scambio” consisteva nel fatto che i gruppi di opposizione avrebbero dato il via libera solo se nella proposta di modifica avesse trovato posto anche l’aumento della soglia per le popolari. “Ma il governo l’ha tolta e ha presentato l’emendamento monco. Di conseguenza l’unanimità dei gruppi è venuta a mancare e l’emendamento è stato dichiarato inammissibile“.

Discorso a parte, continua Boccia, per l’aumento delle rate per chi aderisce alla rottamazione delle cartelle. Il testo originario del decreto prevede che il pagamento vada effettuato in non più di quattro tranche entro il marzo 2018, problema non da poco per chi non ha a disposizione i soldi per pagare. “Io ho sempre detto, e lo confermo, di essere a favore dell’accesso alla rottamazione anche per chi ha già chiesto la rateizzazione (in 72 o 120 rate, ndr) e non può pagare di qui all’anno prossimo i tre quarti del debito residuo. Non è stato presentato nessun nuovo emendamento perché c’è ancora una discussione tra governo e maggioranza sulle coperture. Ci sarà entro stanotte una riformulazione degli emendamenti già presentati e spero si arrivi a un compromesso intorno ai 18-24 mesi”.