Il 9 novembre è una data storica.
È una data scolpita nel cuore di un’intera generazione.
È una data di cambiamento, di speranza, una data che guarda al futuro.
È una data di apertura, di unità, di festa.
È una data di libertà, da celebrare e ricordare.
Il 9 novembre 1989 è la caduta del muro di Berlino.

Proprio dalla Porta di Brandeburgo a Berlino due anni prima Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti, aveva rivolto il suo ormai famoso “Tear down this wall!” all’allora leader sovietico Gorbacev. Quanto l’intervento di Reagan abbia effettivamente avuto un impatto sulla caduta del muro di Berlino può essere messo in dubbio storicamente, ma poco conta. Quel che conta è il messaggio contenuto in quella esortazione.

Non posso non pensare a tutto questo oggi, 9 novembre 2016, il giorno in cui Donald Trump è eletto 45° Presidente degli Stati Uniti. Un presidente apertamente razzista, sessista, misogino, classista, evasore fiscale, politicamente scorretto, molestatore di donne (e l’elenco potrebbe continuare a lungo).
Trump ha vinto nonostante le previsioni lo dessero perdente.
Trump ha vinto incitando all’esclusione, ricorrendo alla retorica anti-immigrazione, soffiando sulle braci (già ardenti) dell’islamofobia.

La costruzione di un muro al confine meridionale Stati Uniti-Messico è uno dei suoi cavalli di battaglia. Un muro “impenetrabile, fisico, alto, potente, bellissimo”, come lui stesso lo dipinge. Come molte delle cose che Trump ha annunciato e promesso in questa campagna elettorale, non è affatto chiaro come tale muro dovrebbe essere realizzato: il confine meridionale con il Messico è lungo oltre 3000 km ed attraversa ogni tipo di paesaggio, dal deserto, alla rigogliosa vegetazione attorno al Rio Grande.

Che il muro di Trump sia fattibile è alquanto dubbio. Peraltro, i sondaggi mostravano che una larga maggioranza dei cittadini Usa è contraria alla costruzione di tale muro.

Ma, come si è ben visto oggi, i sondaggi possono sbagliare…

L’unica cosa che mi ha fatto sorridere oggi è l’articolo del Guardian che sostiene che alla fin fine è il Canada che potrebbe dovere costruire un muro, a giudicare dal numero di cittadini Usa che all’esito del voto si sono precipitati a informarsi su come fare ad emigrare nel paese vicino.