“Onorevole Bersani, vorrei farle una domanda prettamente politica: ma lei come dorme la notte?”. C’è voluta tutta l’inventiva di uno studente di Giurisprudenza per catalizzare l’attenzione dell’ex segretario del Pd, alla fine di un dibattito che si stava stancamente trascinando verso la fine. “Come dorme la notte, Bersani? Perché io e la mia generazione dormiamo male: voi non ci avete mai dato fiducia, e noi dormiamo male”, dice un giovane universitario al leader della minoranza dem, arrivato a Palermo su invito del centro Pio La Torre per partecipare a un dibattito sul referendum costituzionale. Da una parte Giuseppe Verde, ordinario di diritto costituzionale e sostenitore delle ragioni del Sì, dall’altra Pierluigi Bersani, ormai convintissimo oppositore della riforma Boschi, soprattutto nel day after dei cori che alla Leopolda incitavano al “fuori, fuori”. “Mi ha fatto più male vedere chi ha taciuto”, ha detto l’ex segretario arrivando in Sicilia per inaugurare la sua campagna per il No al referendum. Una scelta tutt’altro che casuale dato che l’isola – e più in generale il Sud – ha un peso fondamentale sull’esito della consultazione del prossimo 4 dicembre.

Uomini forti del Pd come Michele Emiliano e leader dal robusto seguito elettorale come Leoluca Orlando e Luigi De Magistris si sono già espressi per il No, i big del Movimento 5 Stelle come Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno praticamente invaso Sicilia e Sardegna nei week end e i sondaggi sono ormai netti: al Meridione il fronte del Sì continua ad arrancare. Matteo Renzi lo sa e infatti ha in programma di tornare prestissimo in Sicilia per provare a guadagnare consenso. D’altra parte il premier ricorda bene che furono proprio le regioni del Sud a fare la differenza alle primarie del 2012, quelle perse proprio contro Bersani: da allora sembra passata un’era geologica con i capi corrente che hanno tradito, i ras acchiappavoti che sono stati fulminati sulla via della rottamazione, e bersaniani praticamente scomparsi dai radar. Adesso però si gioca un’altra partita e lo stesso Bersani è sceso nell’agone della campagna elettorale. In un primo momento l’ex segretario aveva programmato di materializzarsi soltanto a Siracusa, animata negli ultimi mesi da una feroce guerra intestina tra i renziani e la minoranza dem, con il sindaco Giancarlo Garozzo che è arrivato a denunciare infiltrazioni mafiose dentro al Pd: in questo senso la decisione di Bersani di aprire la sua campagna referendaria nella città della Sicilia orientale era un chiaro segnale politico di vicinanza all’opposizione locale.

Poi, però, l’ex segretario ha deciso di accettare anche l’invito del Centro Pio La Torre, trovando un’inaspettata folla di giovani ad attenderlo nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza di Palermo: dei bersaniani duri e puri di qualche anno fa, invece, non è pervenuta neppure l’ombra. Il dibattito sul referendum, in ogni caso, è in punta di fioretto, dato che Verde non è certo un ultras renziano e l’unica nota stonata della giornata sembra essere l’abbigliamento di Bersani – troppo pesante per l’autunno torrido palermitano – mentre il segretario emerito scopre con stupore di essere conteso dagli studenti per un selfie manco fosse Renzi. “Il mio segretario”, lo definisce, senza chiamarlo mai per nome. Regala un paio di perle delle sue – “Qua abbiamo la mucca nel corridoio”, “Bisogna mettere l’orecchio a terra con umiltà” – snocciola vezzeggiativi – “La riforma ha più di un difettuccio” – tira in ballo in ordine sparso Tony Blair, Teresa May e i conservatori inglesi, ma poi torna sempre lì, a citare – non citandolo – il premier. “Il mio segretario non ha voluto discutere: ha testardamente voluto scrivere in modo ambiguo questa riforma costituzionale”. E poi: “Non può incoraggiare la sudditanza, il conformismo: la gente deve ragionare con la sua testa”. E ancora: “È inutile che dicano fuori fuori. Abbiamo perso una roccaforte rossa come Monfalcone perché molti dei nostri, dei migliori nostri, non sono andati a votare: fuori ci stanno già andando e a un certo punto qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver spaccato così tanto la sinistra”. Nel frattempo arrivano le dichiarazioni di Lorenzo Guerini: “Le parole di Bersani – dice il vicesegretario dem – creano sconcerto nell’elettorato di base”. “Guerini? Salutatemelo, salutatemelo tanto” è il commento dell’ex segretario. Che alla fine risponde a quasi tutte le domande poste dagli studenti di Giurisprudenza. Solo una rimane inevasa per questioni di tempo: Bersani, ma lei dorme la notte?

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