Nuovo cadeaux, sotto forma di sgravio fiscale, per le fondazionidi origine bancaria. Mentre, a dispetto delle richieste delle associazioni e delle promesse fatte da Matteo Renzi solo il 15 ottobre, scompare ogni traccia di fondi aggiuntivi per la lotta allapovertà. Così la prima misura nazionale di contrasto all’indigenza, il Reddito di inclusione, partirà con risorse insufficienti per riuscire ad aiutare i 4,6 milioni di italiani che non possono permettersi nemmeno i beni e servizi essenziali. E’ quello che emerge dalla versione definitiva della legge di Bilancio per il 2017, firmata sabato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e inviata al Parlamento che ne avvierà l’esame mercoledì. Una delle slide presentate dal premier durante la conferenza stampa tenuta nel giorno in cui il consiglio dei ministri ha dato in teoria il via libera alla manovra per il 2017 recitava: “Povertà: 500 milioni – Dal 2018 aumento del fondo con i risparmi istituzionali” (vedi foto). Ma nel testo finale, che in realtà è stato scritto nei successivi quindici giorni, la parola povertà non compare mai. E tantomeno i soldi.

Lo sgravio alle fondazioni per i contributi ai Csv – In compenso gli 88 enti riuniti nell’Acri, la lobby guidata da Giuseppe Guzzetti, incassano un credito di imposta del 100% sui versamenti volontari ai Centri servizio al volontariato, che da tempo lamentano il calo dei fondi erogati per il loro funzionamento e hanno in corso proprio con l’Acri una complicata trattativa per il rinnovo del patto triennale firmato nel 2013. “La legge quadro sul volontariato del 1991 obbliga le fondazioni a versare almeno un quindicesimo dei loro proventi ai Csv”, spiega il presidente del coordinamento nazionale dei 71 Centri servizio italiani, Stefano Tabò. “Ma negli anni della crisi la loro redditività è calata, per cui i soldi sono diminuiti. Così, a integrazione della legge, nel 2013 avevamo stipulato un accordo che prevedeva stanziamenti aggiuntivi. Il Tavolo di monitoraggio dei risultati ottenuti, però, non si è mai riunito, e non siamo arrivati a un’intesa per il rinnovo“.

Così spunta lo sgravio, che costerà alle casse dello Stato 10 milioni di euro. Con questo zuccherino il governo punta ad invogliare le ricche fondazioni (nel complesso hanno 41 miliardi di patrimonio e nel 2015 hanno registrato proventi per 1,4 miliardi) a rimpolpare gli stanziamenti. Almeno fino a quando sarà varato il decreto attuativo della riforma del terzo settore che dovrà rivedere il sistema di accreditamento dei Csc e renderne stabile il finanziamento. “E’ una misura ponte”, ammette Tabò, “che ci viene in aiuto nel 2017 quando altrimenti gli enti di origine bancaria ci avrebbero versato solo i 29 milioni obbligatori, contro i 45 di quest’anno”.

Nel 2015 avevano ricevuto un altro maxi credito d’imposta – Non si tratta comunque del primo regalo concesso dall’esecutivo agli enti soci del Tesoro in Cassa e depositi e prestiti, di cui detengono il 18,4%: se la legge di Stabilità per il 2015 aveva aumentato sensibilmente l’imposizione fiscale sui loro dividendi, lo scorso anno a parziale compensazione è arrivato un maxi sgravio del 75%, per un valore di oltre 100 milioni di euro, sui contributi destinati a un nuovo fondo per il contrasto alla povertà educativa. Questo nonostante le fondazioni si occupassero già, per statuto, di povertà e di educazione, investendoci risorse anche prima di ottenere il tornaconto fiscale.

Scomparsi i fondi aggiuntivi per la lotta alla povertà – In ogni caso, il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile è effettivamente partito. I primi bandi sono stati pubblicati il 15 ottobre, giorno del consiglio dei ministri sulla legge di Bilancio. Che nella versione finale non stanzia neanche un euro per la povertà assoluta – che significa, per una famiglia di quattro persone residente al nord, sopravvivere con meno di 1.500 euro al mese. Nel ddl dei 500 milioni promessi non c’è traccia. Né per l’anno prossimo né per il 2018. La povertà non viene del resto mai citata: il Capo I del Titolo III, che compariva nelle bozze in circolazione fino alla scorsa settimana ed era intitolato “Misure di contrasto alla povertà”, è stato espunto. Il prossimo anno, dopo la sperimentazione del Sostegno di inclusione attiva, dovrebbe partire il Reddito di inclusione, prima misura organica anti indigenza nell’unico Paese europeo, insieme alla Grecia, che ancora non ne ha una. A disposizione c’è 1 miliardo, stanziato nel 2015. Secondo l’Alleanza contro la povertà basterà solo per il 35% degli indigenti, lasciandone scoperta la maggior parte. Se invece quei soldi fossero spalmati su tutti i 4,6 milioni di poveri assoluti italiani, hanno calcolato i tecnici del Servizio bilancio del Senato, ognuno di loro riceverebbe solo 20 euro al mese.


Riceviamo e pubblichiamo da Giorgio Righetti, direttore generale dell’Acri 

In relazione all’articolo dal titolo “Legge di Bilancio, nuovo sgravio fiscale per le fondazioni bancarie. Mentre il governo dimentica la povertà”, è opportuno precisare che il credito di imposta previsto nel Disegno di Legge di Bilancio 2017 è a valere sui versamenti volontari aggiuntivi che le Fondazioni di origine bancaria effettueranno a favore dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) e non su quelli obbligatori previsti dalla legge 266/91. Pertanto, se di cadeaux dovesse trattarsi, questo sarebbe a favore dei Csv e non delle Fondazioni. Ma a noi piace pensare che non si tratti in ogni caso di un cadeaux. A noi piace pensare che si tratti di una misura che trova giustificazione nella volontà del Governo di dare, in questo particolare momento di criticità, il proprio apporto al finanziamento dei Csv che da sempre è un esclusivo onere a carico delle Fondazioni (circa 1,3 miliardi di euro in venti anni di funzionamento del sistema), per sostenere il lavoro che essi svolgono a favore del volontariato, per promuoverlo e rafforzarlo nella sua meritoria azione nei tanti ambiti sociali di intervento, come, per esempio, in questo terribile momento, a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto. Con riferimento al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, inoltre, è da precisare che il credito di imposta previsto nella Legge di stabilità 2016 ha permesso di incentivare e amplificare la portata finanziaria dell’iniziativa facendo convergere oltre 120 milioni di euro per il solo 2016 a sostegno dei bambini e degli adolescenti che si trovano in situazioni di deprivazione educativa e formativa. Tali risorse non saranno nelle disponibilità delle Fondazioni, ma saranno gestite di concerto tra il Governo, le stesse Fondazioni e il Forum Nazionale del Terzo Settore, in una partnership inedita pubblico/privato che ci parrebbe semmai meritevole di essere valorizzata. Risorse aggiuntive, quindi, rispetto a quanto già le singole Fondazioni autonomamente destinano al settore dell’istruzione.