A due anni dall’approvazione delle linee guida per la riforma del terzo settore, il disegno di legge che traccia a grandi linee la riforma complessiva del comparto è stato finalmente approvato in via definitiva dalla Camera in terza lettura, con 239 voti a favore e 78 contrari. La settimana scorsa la commissione Affari sociali di Montecitorio ha respinto tutte le proposte di modifica, per cui il provvedimento passa in una versione identica a quella trasmessa dal Senato a fine marzo. Resta anche il discusso articolo 10 – introdotto con un emendamento del sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba – che istituisce la Fondazione Italia Socialealtrimenti detta “Iri del sociale” perché così ebbe a definirla l’ispiratore Vincenzo Manes, finanziere vicino a Matteo Renzi nonché suo consigliere sull’innovazione sociale. “Un nuovo poltronificio, con potenziali conseguenze clientelari che sono solo immaginabili”, secondo i deputati M5S, che avevano chiesto il ritiro dell’articolo. “Si sta creando una fondazione – ha accusato Federica Dieni – che spende soldi pubblici per scopi privati”.

Il ddl, tra il resto, crea un fondo per il terzo settore presso il ministero del Lavoro, dà il via libera all’allargamento dei settori di attività delle imprese sociali e consente queste organizzazioni senza scopo di lucro – che svolgono attività come l’assistenza socio-sanitaria e l’inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate – di distribuire utili. Anche se con l’obbligo di destinarli in misura “prevalente” allo svolgimento delle attività statutarie. Viene poi istituito il Consiglio nazionale del terzo settore come organo di consultazione sulle politiche in materia. Questa cornice normativa dovrà ora, comunque, essere riempita di contenuti con i decreti attuativi, che il governo deve approvare entro 12 mesi. Quel che è sicuro è che non c’è alcuna traccia, come previsto, di una authority indipendente che controlli il comparto. A dispetto delle carenze nei controlli, plasticamente rappresentate dal ruolo centrale della Cooperativa sociale 29 giugno di Salvatore Buzzi nella “cupola”  di Mafia Capitale, la responsabilità resta in capo al ministero del Lavoro.

Un milione alla fondazione Manes – La “fondazione Manes” avrà una dotazione iniziale di 1 milione di euro (soldi pubblici sottratti al fondo per il terzo settore) e dovrà poi raccogliere risorse private da usare per “interventi innovativi caratterizzati dalla produzione di beni e servizi senza scopo di lucro” e “idonei a conseguire con un elevato impatto sociale e occupazionale”. A nulla sono valse le preoccupazioni del Forum del Terzo settore, che ha lanciato l’allarme sui rischi di questo intervento a gamba tesa dello Stato nel rapporto tra onlus e finanziatori, e la levata di scudi dei deputati Cinque Stelle, Sel e della minoranza Pd. “Questa norma non l’ha scritta Manes, l’ha scritta il ministero del Lavoro. Ce ne assumiamo tutta la responsabilità”, ha rivendicato Bobba nel corso del dibattito in aula. E nel dossier del Servizio studi della Camera si legge che “a fronte dei rilievi di alcuni dei commissari, e della comune richiesta di maggiori garanzie di trasparenza da parte della Fondazione, il sottosegretario ha ribadito che lo strumento della Fondazione non è affatto alternativo rispetto all’intervento del welfare pubblico o agli enti del Terzo settore e ha ricordato che l’iniziativa intende organizzare l’area della filantropia, attraendo i grandi donatori che preferiscono affidarsi a un ente strutturato e organizzato, piuttosto che costituire fondazioni di carattere privato”. “Infine, il sottosegretario, nel replicare ad alcuni dei rilievi formulati, ha precisato che la Fondazione, pur avendo una finalità pubblica, avrà natura giuridica privata, sull’esempio dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova“.

Bilanci pubblicati sui siti delle onlus – Per quanto riguarda la trasparenza su entrate e uscite, l’articolo 3 prevede una revisione del Codice civile nella parte relativa ad associazioni e fondazioni, in modo da rendere obbligatoria l’informazione “anche verso i terzi” attraverso “forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente”, che dovranno essere pubblicati sul sito internet dell’ente.

La nuova definizione di impresa sociale – L’impresa sociale è qualificata come “impresa privata con finalità d’interesse generale, avente come proprio obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi conseguiti mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, che destina i propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali e che adotta modalità di gestione responsabili, trasparenti e che favoriscono il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività”. E’ previsto anche un ampliamento dei settori di attività di utilità sociale: ne faranno parte “anche quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito da parte di soggetti abilitati”.

Servizio civile universale e anche fuori dalla Ue – L’articolo 8 ridisegna le norme sul servizio civile nazionale finalizzato “alla difesa dei valori fondativi della patria, attraverso la realizzazione di esperienze di cittadinanza attiva, di solidarietà e di inclusione sociale” e la “previsione di un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani di età compresa tra 18 e 28 anni” che potranno essere chiamati a prestare servizio anche in uno degli stati membri dell’Ue e al di fuori dell’Unione per “iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo”. Sarà aperto a italiani e stranieri, per un periodo compreso fra 8 mesi e un anno.

Revisione delle agevolazioni fiscali rimandata ai decreti attuativi – Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, viene prevista la semplificazione della normativa e l’istituzione di “misure di supporto” tra cui strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, il consolidamento e una “più trasparente regolazione del cinque mille“. Tutti i dettagli sono però rinviati ai decreti delegati. Presso il ministero del Lavoro viene istituito un fondo destinato a sostenere lo svolgimento delle attività di interesse generale degli enti del Terzo settore, attraverso il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni. Per il solo 2016 sarà articolato in due sezioni: la prima di carattere rotativo, con una dotazione di 10 milioni, la seconda di carattere non rotativo, da 7,3 milioni di euro. Dal 2017 la dote sale a 20 milioni.

Per le imprese sociali, in materia fiscale, vengono previste misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale e la ‘possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative’: il cosiddetto equity crowdfunding.

“Porta aperta” nei Csv – I Centri di servizio per il volontariato possono essere promossi e gestiti da tutte le realtà del Terzo settore, con esclusione degli enti gestiti in forma societaria, ma deve comunque essere garantita la maggioranza alle associazioni di volontariato e garantito il libero ingresso nella compagine sociale di nuove associazioni (il principio della “porta aperta“) a garanzia di un necessario continuo ricambio. I centri di servizio forniranno supporto tecnico, formativo e informativo, promuoveranno e rafforzeranno la presenza e il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore.

Il Forum: “Molti aspetti positivi, restano dubbi sulla Fondazione” – Secondo il portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Pietro Barbieri, sono “molti gli aspetti positivi: dal tentativo di superare l’innata frammentazione del terzo settore attraverso il riordino e la revisione organica delle diverse discipline esistenti in un unico Codice del terzo settore, all’istituzione di un registro nazionale unico, alla revisione delle misure di agevolazione fiscale, al riordino in materia di servizio civile, alla scelta di un’unica sede di rappresentanza istituzionale come il Consiglio nazionale, purché preveda un coinvolgimento degli organismi di rappresentanza del terzo settore”. Inoltre “la riforma chiarisce anche quali siano i compiti e ruoli affidati ai Centri di Servizio per il Volontariato e adotta il principio della “porta aperta” per quanto riguarda la base sociale. Bene che i CSV dovranno accreditarsi ed essere assoggettati a verifica periodica del mantenimento dei requisiti, anche sotto il profilo della qualità dei servizi dagli stessi erogati. Ben equilibrato il punto cui si è arrivati sull’impresa sociale. Rimangono i dubbi e le perplessità che già avevamo espresso sulla Fondazione Italia Sociale. Auspichiamo possano essere fugati in un secondo tempo, nella fase di definizione delle funzioni e del suo statuto”.