“È opportuno procedere con un intervento di rottamazione. Possiamo chiamarla anche sanatoria, ma non sulle imposte che vanno pagate in un’unica soluzione o fino a tre anni. Ad essere defalcati dal calcolo delle cartelle saranno le sanzioni e gli interessi di mora che tutti riconoscono essere assolutamente sproporzionati”. Parola di viceministro dell’Economia. Enrico Zanetti, prima in diretta a Politics (Rai 3) e poi a margine di alcuni convegni, ha così confermato le attese su una sanatoria delle cartelle di Equitalia. In altre parole, in vista della legge di Bilancio per il 2017 (da approvare entro il prossimo 20 ottobre), il governo è pronto a giocarsi una carta – Zanetti l’ha anche definita come “mossa intelligente” – che potrebbe garantirgli in poco tempo quante più risorse fresche (l’incasso finale potrebbe essere un miliardo di euro) alleviando le pene di famiglie e imprese strozzate dal pagamento dei debiti fiscali.

L’ipotesi prevederebbe il pagamento dell’intera imposta (sarebbero quindi escluse le cartelle per cui è stata richiesta la rateizzazione), o comunque la possibilità di spalmare il dovuto fino a un massimo 36 mesi, e degli interessi legali di aggiornamento del debito – per questo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha escluso categoricamente che si possa parlare di “condono” – cancellando però sanzioni, interessi di mora e quegli oneri di riscossione (il vecchio aggio) che rappresentano il guadagno di Equitalia. E che, in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica della cartella ammontano al 3% delle somme riscosse, ma dopo i due mesi raddoppiano al 6%. “Voci che arrivano addirittura a far raddoppiare l’importo della cartella esattoriale, mentre con questo sconto si avrebbero importi più leggeri anche del 30%”, spiega a ilfattoquotidiano.it William Carmagnola di Federcontribuenti. Anche se, secondo quanto riporta Il Messaggero, in ballo potrebbe esserci anche la possibilità di far pagare tutti i tributi, maggiorati dei soli interessi legali. A questi, però, andrebbe sommata anche una cifra pari al 3% di quanto iscritto a ruolo, inclusi gli interessi di mora, a titolo di remunerazione forfettaria per la stessa Equitalia. Ipotesi che non piace a Carmagnola: “Il governo deve intervenire sulla riscossione del credito, ma con interessi legali e non con more che rendono impossibile sopravvivere. Sperando che non sia uno slogan elettorale – prosegue Carmagnola – mi auguro che il premier abbia il buon senso di mantenere quanto promesso e che lo faccia in tempi rapidissimi, prevedendo per i contribuenti anche un piano di rientro adeguato senza scadenze fisse”.

La promessa di chiudere Equitalia e il nodo del concorso per dirigenti sospeso – Ora, se si vuole pensare a questa sanatoria delle cartelle come l’ennesimo spot di Matteo Renzi (dopo il bonus di 80 euro ai lavoratori dipendenti, quello di 500 euro ai 18enni e, ultimo in ordine di annuncio, quello per i nuclei con almeno due figli), che si è anche dato come “obiettivo imprescindibile” quello “di rendere il fisco amico”, non si farà certo peccato. Chiaro che il pallino che Zanetti ha fin dal 2013 – quando per la prima volta come deputato di Scelta Civica ha presentato un emendamento (A.C. 1865) che prevedeva la rottamazione di tutte le cartelle, anche quelle rateizzate – è stato subito condiviso dal presidente del Consiglio che deve mantenere fede anche a un’altra promessa: chiudere Equitalia entro il 2018. Tant’è che Renzi, illustrando all’assemblea dei sindaci italiani alcune misure contenute nella manovra che dovrebbe essere approvata in Consiglio dei ministri già sabato 15 ottobre, ha annunciato che “per abolire Equitalia si indicherà la creazione di un modello diverso con interventi di riorganizzazione del rapporto cittadino-pubblico ufficiale” e che “dal 7 novembre partirà un sms se si ha un ritardo nei pagamenti”.

Un’abolizione che non potrà comunque avvenire attraverso una soppressione della società di riscossione dei tributi. I tecnici stanno in realtà pensando di riportarla totalmente sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate che ora ne controlla il 51% (l’altro 49% è dell’Inps). In questo modo si creerebbe una maggiore integrazione tra la mente e il braccio operativo della riscossione, ma soprattutto si ammorbidirebbe un’immagine rovinata dai tanti casi di “cartelle pazze“.

Le opzioni del governo: mini sanatoria come quella di Letta – Per realizzare la rottamazione delle cartelle, intanto, il governo potrebbe optare per un provvedimento simile a quello inserito nella legge di Stabilità 2014 dal governo Letta: una mini sanatoria su bollo auto, multe stradali, arretrati Irpef e Iva (esclusi, invece, i debiti Inps e Inail) senza il pagamento degli interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, pagando però il dovuto in un’unica soluzione. Tre anni fa aderirono 145mila contribuenti assicurando alle casse dello Stato 725 milioni di euro. Ma le prospettive fornite in tv dal viceministro Zanetti sono ancora più rosee: “Puntiamo a recuperare 3,7 miliardi di euro di tasse”. Oro colato dopo le recenti osservazioni di Fmi e Ocse, che hanno presentato due rapporti sullo stato del fisco in Italia dove definiscono “eccezionalmente alti” i mancati versamenti.

Come funziona oggi la rateizzazione – In attesa che si concretizzi la rottamazione delle cartelle esattoriali, i contribuenti in difficoltà possono continuare a richiedere di pagare il debito a rate. Per quelli fino a 60mila euro basta presentare una domanda semplice (anche online) in cui si dichiara la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. In questo caso, si accede automaticamente al piano ordinario che consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate (6 anni). Si può scegliere tra rate costanti o rate crescenti.
Diversa la procedura da seguire per i debiti superiori a 60 mila euro: alla domanda va allegato l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee). Poi, una volta concordata la rateizzazione, le rate vengono spalmate sempre fino a un massimo di 6 anni.
Se, invece, non si è in grado di sostenere il pagamento del debito in 72 rate a cadenza mensile, è possibile richiedere il piano straordinario di rateizzazione fino a 120 rate di importo costante. E’, però, necessario dimostrare che l’importo della rata è superiore al 20% del reddito mensile, risultante dall’Isee.

Come funziona la riammissione nei piani di rateizzazione Cosa succede se si smette di pagare le rate (anche una sola) del piano di rateizzazione? Si decade dal beneficio e si deve saldare in un’unica soluzione il debito totale. Una sciagura per i contribuenti ai quali negli ultimi anni è stata concessa la riammissione al beneficio della rateizzazione. In pratica, il decreto Enti locali (legge 160/2016) prevede la possibilità per tutti i decaduti fino al 30 giugno 2016 (indipendentemente dal tipo di rateizzazione) di essere riammessi presentando entro il 20 ottobre una nuova istanza, senza dover pagare subito le rate scadute del precedente piano di dilazione. Per loro scatterà la possibilità di rateizzare il debito fino ad un massimo di ulteriori 72 rate mensili, indipendentemente dal numero di rate precedentemente concesso, nel caso in cui si chieda la riammissione al piano ordinario. Mentre può essere concesso con lo stesso numero di rate, vale a dire 120 mesi, nel caso di piano straordinario. Attenzione però alla regolarità: a fronte del mancato pagamento di 2 rate anche non consecutive si decade anche dalla riammissione. Intanto, la richiesta di rientrare nel piano di rateizzazione registra numeri eloquenti: le istanze viaggiano al ritmo di mille al giorno. Tanto che da metà agosto a metà settembre sono state 24.308 le domande di riammissione presentate, per un ammontare complessivo di poco superiore ai 729 milioni di euro. Mentre nel 2014 e 2015, le tre finestre di riammissione concesse hanno portato nuovi piani di rateizzazioni per un ammontare di 2,2 miliardi di euro.