Eletto a maggioranza con il voto dell’ex grillino Federico Pizzarotti e senza quello dei sindaci del Movimento 5 stelle. Il primo cittadino di Bari Antonio Decaro è il nuovo presidente nazionale dell’Anci. L’assemblea, riunita alla Fiera del Levante nel capoluogo della Puglia, ha espresso il parere favorevole sul candidato con 4 voti contrari e 10 astenuti. “Da oggi dimentico di avere una tessera di partito”, ha detto appena eletto, “appartengo al partito dei sindaci che nel nostro paese è il più votato”. Decaro prende il posto dell’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, alla guida dell’Anci dal 2013 al 2016.

Come prima cosa Decaro ha chiesto un intervento per la riduzione della burocrazia: “Come sindaci abbiamo una sola richiesta: liberateci dai vincoli normativi, dal blocco del turn-over, dalla burocrazia. Se liberate i sindaci, liberate le energie delle nostre città e l’Italia potrà tornare a volare”. Il neopresidente ha poi fatto un appello per l’unità: “Uniti saremo più forti nelle nostre rivendicazioni”. Decaro ha anche ricordato che quando era candidato sindaco il suo slogan era ‘il mio sindaco siamo noi’ e “ora lo slogan è: “‘Il mio presidente Anci siamo noi’ non suona benissimo ma rende l’idea”. Rivolgendosi poi alle persone che non lo hanno votato, ha ricordato: “Voglio che anche queste persone siano nella squadra a completare il cambiamento”.

Il neopresidente ha ottenuto l’endorsement anche dell’ex grillino Pizzarotti: “Votare è sempre un diritto”, ha spiegato il primo cittadino di Parma che ha lasciato il Movimento in polemica. “Ho scelto Decaro, certo c’è solo lui. Io valuto sempre la persona e la proposta. Ho conosciuto Decaro e ho avuto modo di lavorare con lui a livello Anci. C’è la possibilità concreta di lavorare bene. Poi, nel contesto Anci, il partito di provenienza conta poco. Non voto a prescindere. Aver valorizzato il tema del Sud, dei giovani. Le caratteristiche ci sono”.

Tra i sindaci 5 stelle presenti in sala la prima cittadina di Roma Virginia Raggi, ma anche quello di Livorno Filippo Nogarin. “Non prendere parte alla votazione”, ha spiegato quest’ultimo, “è una decisione presa in modo unanime, diamo fiducia a tempo determinato e a fine gennaio saranno tirate le fila. Negli ultimi anni c’è stato un massacro dei bilanci comunali e la perdita autorevolezza dei sindaci a favore delle Regioni. C’è un’esigenza forte da parte di molti Comuni di recuperare autonomia e legittimità nel portare avanti il proprio mandato e di fare la voce grossa con il governo. Non è più possibile andare a trattare le briciole, siamo prossimi a tagliare i servizi essenziali e la faccia ce la mettiamo noi. Misureremo con i fatti i cambiamenti e abbiamo dato un termine”, ha detto. Non è escluso comunque che sindaci del M5S entrino in organismi come l’ufficio di presidenza dell’associazione: “Può darsi”, ha concluso, “ma ciò non toglie la nostra posizione”.