Kapitan Andreevo, confine BulgariaTurchia: l’ultima frontiera per i siriani che continuano a sognare l’Europa, dopo l’entrata in vigore dell’accordo Unione Europea-Turchia che ha drasticamente ridotto gli arrivi in Grecia. È qui che dopo undici mesi di discussioni al Parlamento europeo, nasce la Guardia costiera e di frontiera europea, la nuova agenzia che supera Frontex per budget annuale, uomini e mandato della missione. “Un giorno storico nella gestione delle frontiere – dichiara il commissario Dimitri Avramopoulos -. Da ora in poi la frontiera esterna di un Paese membro è la frontiera di tutti, legalmente e operativamente”. La Guardia costiera e di frontiera europea avrà una “squadra speciale” di 1.500 uomini, pronti a intervenire in ogni situazione di emergenza. Sarà formata da agenti di frontiera degli Stati membri (l’Italia contribuirà con 125 persone): un primo embrione di una forza armata europea composta “multinazionale”.

Nonostante da marzo sia operativo l’accordo tra Unione europea e Turchia, il premier bulgaro Boyko Borisov teme “un’invasione” di profughi, tanto che continua a premere per una “finalizzazione dell’accordo”. Dal canto suo Ankara afferma che Bruxelles fino ad oggi non ha mantenuto le promesse sui 6 miliardi da donare alla Turchia per la gestione delle frontiere. La pressione sulla Bulgaria è innegabile: da gennaio ad agosto, sono finiti in cella oltre 4mila immigrati irregolari e i centri di accoglienza, dato di metà settembre, hanno pressoché finito i loro miseri 5.200 posti. Per questo ad agosto Sofia ha cominciato a costruire un muro con la Turchia e ha ricevuto da Bruxelles 108 milioni di euro per la “protezione delle frontiere”.

Non solo: Europol il 12 settembre pubblica un rapporto in cui indica che i trafficanti turchi arrestati o condannati dalle polizie europee sono quasi quadruplicati: da 127 a 423. Le rotte su cui storicamente operano di più i turchi sono proprio quella che porta in Grecia o, via terra, in Bulgaria. Seguono in classifica siriani (364), romeni (216) e bulgari (168, +1,6% rispetto al 2015). Il valore complessivo stimato dall’agenzia delle polizie europee è di 5-6 miliardi di euro l’anno.

“Abbiamo in corso più di 50 operazioni contro alcuni dei trafficanti di uomini più pericolosi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Robert Crepinko, capo del Centro Europeo sul Traffico dei Migranti di Europol. Nel solo 2016 sono stati individuati 12mila nuovi trafficanti: “Molto spesso i gruppi criminali si uniscono a quelli già esistenti – continua Crepinko -. Da un lato gli enormi profitti hanno permesso di organizzarsi meglio, di diventare più strutturati, ma dall’altro i gruppi di trafficanti mantengono la necessità di essere flessibili, quindi cooperano in modo incostante, il che pone una grossa sfida alle polizie europee”. Le collaborazione più frequente tra trafficanti è con chi si dedica a crimini contro la proprietà (23% dei network scoperti dalle polizie europee), alla tratta per la prostituzione (20%) oppure al traffico di stupefacenti (15%). Oltre sei volte su dieci, i pagamenti sono direttamente in contanti, mentre per gli altri avvengono attraverso sistemi di pagamento parallelo, come gli hawala, oppure pretendendo dai migranti che si paghino il viaggio attraverso il lavoro (5% dei casi, contro lo 0,2% del 2015).

“La mia valutazione è che il tappo della Turchia quest’anno abbia tenuto, ma il tappo non è la soluzione e non ha nemmeno impedito che il fenomeno continuasse”, dichiara il demografo dell’Università Bicocca Gian Carlo Blangiardo, esperto di flussi migratori. Il primo risultato evidente è che se a gennaio gli arrivi sulle isole greche erano quasi 60mila, in aprile, dopo l’entrata in vigore dell’accordo, si sono ridotti a poco più di 3mila. Eppure la rotta balcanica non si è esaurita totalmente: “Prima esisteva un unico grosso corridoio – spiega Crepinko di Europol – mentre oggi ci sono dei corridoi più piccoli”. È evidente, quindi, che i trafficanti riescano ad adattarsi ai cambiamenti di scenario. Il professor Blangiardo, infatti, ipotizza che l’aumento dei trafficanti turchi possa significare anche uno spostamento di chi lavorava sulle coste in altre zone. E la Bulgaria pare essere sempre di più la nuova porta d’ingresso in UE dalla Turchia.