Mi vergogno di essere europea. Mi vergogno di fare parte di una Europa che, negoziando accordi sugli esseri umani senza tenere in considerazione i diritti universali delle persone, si muove senza una politica estera reale che non sia basata solo su respingimenti. Oggi la misura è colma! Ancora di più a seguito dell’accordo appena firmato dall’Unione Europea con il governo afgano durante la grande conferenza dei donatori, che si tiene ogni 4 anni, ospitata dall’Ue in questi giorni a Bruxelles. Tale accordo consentirà agli Stati membri europei di “rimpatriare, riammettere e reintegrare”, in via obbligatoria, un numero illimitato di afghani nel loro Paese.

Sull’accordo sono trapelate indiscrezioni sul The Guardian. Sembra infatti che l’Unione Europea ci lavori da mesi ed abbia insinuato di smantellare gli aiuti all’Afghanistan se il suo governo non avesse cooperato. L’Alta rappresentante della politica estera della Ue, Federica Mogherini, sottolinea dal canto suo che “la questione dei profughi non è in agenda oggi. Non c’è mai collegamento tra gli aiuti allo sviluppo e quello che facciamo sulla migrazione. L’accordo lo abbiamo firmato giorni fa. E’ stato un processo parallelo, ma non c’è condizionalità”.

A me, invece, sembra un ricatto bello e buono! Un contratto commerciale firmato, col sangue, sulla pelle degli afgani. Di nuovo! Ma quand’è che, in Europa, dimostreremo di essere umani e non macellai?

Attualmente il prodotto interno lordo afgano si aggira intorno al 10% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che lo Stato afgano dipende completamente dai soldi concessi della “gentile” comunità internazionale. Difficile credere che non si tratti di un ricatto, o che non ci siano correlazioni!

Dal 2014 ad oggi, in Afghanistan, allo smantellamento di una economia di guerra, basata sulla presenza e l’operatività dell’Isaf-Nato, non è corrisposta una riconversione e non sono stati fatti investimenti per sviluppare una economia civile. Nessuno ha voluto investire, perché non c’erano più i “militari stranieri” a protezione dei pochi capitali presenti. Quindi anche i capitali sono espatriati e sono stati ben accolti, loro sì, in qualche altro paese. Somalia, Iraq, Siria, Yemen, Turchia… vi dicono qualcosa? Così circolano le finanze, ma le persone no!

In questi anni, inoltre, le principali città afghane hanno accolto migliaia di persone provenienti dalle zone in conflitto del Paese, nonostante non ci sia una reale economia per sostenerle. Ora le realtà urbane sono sull’orlo del collasso. Anche per questo motivo quasi tutti sognano di poter mandare almeno una persona della propria famiglia all’estero, per tentare il tutto per tutto. E non è un caso che nelle strade di ogni città si trovino manifesti pubblicitari con immagini di “barconi della speranza” e frasi del tipo “non partire illegalmente!”.

La mancanza di visione e coraggio delle politiche europee, in settori quali gli investimenti e i progetti di ricostruzione e cooperazione, contribuisce a creare ulteriore disperazione nelle persone e a portarle, con il loro carico di desideri e speranze, alla scelta di attraversare migliaia di chilometri, superando ogni ostacolo possibile e immaginabile, pur di sopravvivere e arrivare in Europa.

Gli afgani costituiscono il secondo più grande gruppo di richiedenti asilo in Europa. Solo lo scorso anno sono stati 196.170. Dalla fine degli anni 80 sono la popolazione con il più alto numero di rifugiati nel mondo. Queste politiche evidenziano che la maggioranza di noi europei non è disposta a rinunciare a nulla del nostro benessere. Anestetizzati dalle nostre paure fino ad un prossimo, tragico, episodio che sia in grado di scuotersi. Ma solo per qualche giorno.

Eppure, caparbi, con Fondazione Pangea continuiamo a lavorare, dal 2003, in questo Paese. Lavorare con le donne e le loro famiglie, malgrado le difficoltà degli ultimi anni. Qui non c’è casa dove le persone non ci dimostrino la loro grande ospitalità ed umanità, malgrado le evidenti condizioni di stenti in cui si trovano.

Sapessimo vedere nei loro cuori vedremmo una Europa migliore. Mi vergogno di essere europea!

Simona Lanzoni, vicepresidente e Responsabile progetti di Fondazione Pangea Onlus