Ha provato a resistere per qualche giorno, ma alla fine Simone Scarabel, consigliere in Regione Veneto dei Cinque Stelle, ha capitolato. E si è dimesso dall’incarico di capogruppo, perché le polemiche seguite alla lettera che aveva scritto nel tentativo di farsi togliere una multa da autovelox avevano raggiunto preoccupanti livelli di guardia. Non è bastato che ammettesse la leggerezza di aver usato la carta intestata del Movimento per chiedere, avvalendosi del suo status di consigliere regionale, tutta la documentazione riguardante l’apparecchio elettronico che lo aveva immortalato mentre correva sulla strada Romea a 113 chilometri all’ora. Non è bastato neppure che, pentito dal clamore, avesse poi annunciato pubblicamente che la multa era stata onorata per evitare strumentalizzazioni. Alla fine, quando il testo della lettera scritta ai sindaci di Arzergrande e Codevigo è finita sui giornali e in rete, ha dovuto arrendersi. E così al suo posto, come capogruppo, è tornato Jacopo Berti, ex candidato alla poltrona di governatore nelle elezioni che nel 2014 hanno decretato il secondo mandato di Luca Zaia.

Scarabel, 34 anni, trevigiano di Maserada sul Piave, si definisce sul sito della Regione Veneto “da sempre interessato alle tematiche ambientali e alla lotta contro lo sperpero di soldi pubblici”. Ma quella multa notificata dalla polizia municipale evidentemente lo aveva indispettito. Tanto da scrivere a sindaci e assessori competenti, non solo per farsi togliere la multa, ma anche per chiedere l’accesso agli atti previsto dalle leggi. Un modo per controllare la funzionalità degli apparecchi e la loro rispondenza ai piani urbani della sicurezza stradale. Ma lo faceva in quanto automobilista beccato dall’occhio elettronico o in quanto rappresentante del popolo veneto in consiglio regionale? In entrambe le vesti, era stata la risposta data a uno dei sindaci che ha svelato la commistione tra pubblico e privato.

La vicenda risale allo scorso giugno, più o meno quando Scarabel è diventato presidente del gruppo consiliare, in base alla regola dell’alternanza del M5S. Ma è stata svelata solo qualche giorno fa da Il Gazzettino. Nel tratto di strada controllato dall’autovelox il limite di velocità è di 90 chilometri all’ora. Scarabel procedeva a 113 chilometri all’ora. Uscita la notizia, Scarabel si è limitato a dire di aver fatto ricorso con un avvocato contro la multa, smentendo di aver scritto su carta intesta dal M5S. E si è difeso: “Ho deciso di fare questo ricorso perché nella nostra esperienza ci siamo resi conto di una TRUFFA ENORME a danno dei cittadini da parte dello Stato. Le multe sono valide quando c’è l’omologazione e la taratura degli apparecchi”. E’ una teoria avvalorata anche da decine di inchieste in giro per l’Italia. Ma la versione riduttiva di Scarabel è poi stata smentita dalla pubblicazione delle lettere scritte personalmente ai sindaci interessati. E così anche i fedelissimi del Movimento lo hanno scaricato.

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