In scena il funerale da Grande Bellezza. I principi c’erano tutti, Orleans de Bourbon, von Furstenberg, Borbone, Orsini, Ruspoli, Lancelotti, Massimo, Moncada, Savoia, in mezzo all’inconsolata aristocrazia papalina, spuntano anche i pronipoti di Mussolini che c’entravano poco. Guardie del pantheon, gonfalonieri e gonfaloni, sull’altare una marea di corone che, accidenti, impedivano il lavoro dei paparazzi impegnati a immortalare un inchino, un baciamano. Solo fiori bianchi, aveva chiesto il principe. Sì, a Carlo Giovanelli, il Gran Maestro della mondanità, non solo capitolina, gli sarebbe proprio piaciuto esserci. La chiesa di San Carlo pomposamente barocca era gremitissima, ottocento persone, forse mille, per l’ultimo saluto. Fuori un click e un sorriso per la stampa, dentro lacrime sommesse e laudatio funebris. La Gran Dama austera nel suo lungo manto nero con lo stemma dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, è arrivata espressamente da Milano: “Mi aveva chiesto lui di indossarla al suo funerale. La prego non scriva il mio nome. Sono qui per Carlo, non per uscire sui giornali”.

Marisela Federici, una scultura del dolore, sotto il cappello nero con velina, ripeteva come un mantra: “Se n’è andato un pezzo della mia vita, un monumento della città”. Elettra Marconi, l’ex moglie di Carlo, perfetta nel ruolo di vedova (anche troppo, visto che erano separati da una vita), con il suo velo di pizzo nero poggiato sul capo, avvolgeva la bara con un drappo onorifico. Intorno al feretro stazionava il picchetto d’onore.

Nella città eterna è stata una due giorni intensa: due destini incrociati, quelli del principe e della contessa Marta Marzotto, due funerali a distanza ravvicinatissima. Ma per Marta si trattava di una messa commemorativa nella monumentalissima chiesa dei Santi Apostoli. Il funerale ha avuto luogo a Milano il 1 agosto. Stesso aristo-parterre, stessa ressa di fotografi e di presenzialisti della Roma godona che hanno messo in pratica il Credo di Marta: “Da lassù voglio vedervi sorridere”. Beh, adesso senza Marta e Carlo, senza il loro attestato di presenza a un cocktail, a un ricevimento, a un battesimo, a un funerale chi ci dirà che è quello giusto?

Una maratona è stata per lady Elena Aceto di Capriglia, vestale della mondanità, l’ultimo saluto a Carlo, l’ultimo saluto a Marta. Sua figlia, bella come una bambolina di porcellana nel suo wedding dress di sedici metri e rotti di volant griffato Antonio Riva, ha appena convolato a nozze con Matteo Genova Bocchi Bianchi (nell’intricato albero genealogico di famiglia figurano anche Giuseppe Garibaldi e papa Alessandro III). Tammuriate e danza del fuoco propiziatoria con vista spaccacuore sui faraglioni. Al pianoforte un omaggio del produttore musicale Nanni Zedda che ha dedicato agli sposi la stessa canzone che Paul Mc Cartney aveva scritto per la moglie Linda: non avevano mai dormito una sola notte separati. Camilla è figlia d’arte, suo padre Camillo è il chirurgo estetico delle vip, mentre lei è la mente della Medspa, azienda farmaceutica, che promette miracoli senza bisturi. Conflitto d’interessi in famiglia visto che i Funerali/Party pullulavano delle sue creature ritoccate.
In fondo, ogni occasione, anche quella di chiedere indulgenza per i nostri peccati, è buona purché si appaia ben “stirati”.
@januariapiromal

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