Dopo quasi 4 mesi si completa l’inversione a U. “Non si utilizzi il referendum in nome del desiderio di buttar giù il governo. Si manda a casa per sempre la riforma. Quella è un’occasione perduta” dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una posizione che è l’ultima stazione di un percorso lungo partito in primavera e che si conclude ora che la campagna elettorale referendaria entra negli ultimi 2 mesi prima del voto. Renzi il 2 giugno, festa della Repubblica, disse: “Io sono fiducioso che vinceremo bene. Ma se ciò non avvenisse, che resto a fare in politica? Non sono come gli altri, io. Se il referendum andrà male continuerò a seguire la politica come cittadino libero e informato, ma cambierò mestiere”. In mezzo, durante l’estate, il capo del governo aveva raccontato di aver ascoltato i consigli di chi gli suggeriva di non personalizzare troppo il voto sulle riforme, anche perché almeno aritmeticamente il rischio di perdere restava. Ora, invece, si ribalta tutto: “Non si utilizzi il referendum contro il governo”, dice Renzi. Pienamente d’accordo con il suo principale alleato, Angelino Alfano: “La mia idea – dice al CorriereTv – è che se vince il no bisogna andare avanti con questo governo. Si è fatto un errore iniziale di confondere una parte per il tutto”. 

Un’uscita, l’ultima, che fa dire al Movimento Cinque Stelle che quella del presidente del Consiglio è “schizofrenia”. “Il presidente del Consiglio – scrive in una nota il gruppo parlamentare dei Cinquestelle alla Camera – prima ha personalizzato per mesi l’esito del referendum, legandolo alla sua permanenza al governo, oggi, invece, dato che i sondaggi danno il no in netto vantaggio, ci dice che non va utilizzato per mandarlo a casa”. Secondo i grillini Renzi è “come quei giullari di corte che allietano le serate dei potenti. I potenti di oggi, a cui si inchina, sono Jp Morgan e i grandi gruppi di potere economici che hanno chiesto la modifica della nostra Costituzione”. Annunci come quello del Ponte sullo Stretto o il tour in Sud America del ministro Maria Elena Boschi, secondo il M5s, è il segnale che al governo “sono alla canna del gas”.

Tutto questo nel giorno in cui Carlo De Benedetti, che alla fondazione del Pd rivendicava di essere la tessera numero 1. “Se vincesse il No – dice l’editore di Repubblica e L’Espresso in un’intervista al Corriere della Sera – Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche se non credo che lascerà la politica. E per fortuna, perché ha dimostrato di avere energia e qualità”. Sul referendum, De Benedetti conferma il suo no perché la legge elettorale non è stata cambiata e al momento, aggiunge, “vedo solo tattica“, nessuna “vera volontà politica”.

Renzi, dal canto suo, ha ribadito, intervistato a Rtl 102,5 che “il referendum è un cosa fondamentale per l’Italia non per me”. La data del 4 dicembre? “Potevamo sceglierla fino al 13 ottobre. Io ho detto diamo tutto tempo che possiamo alla campagna elettorale ma mi sembrava assurdo votare l’11 o il 18 dicembre. Ma non ho capito, qualcuno cambia idea sulla base del giorno? Consulta l’oroscopo prima di votare? Il punto è siamo pronti a cambiare questo Paese o vogliamo lasciarlo com’è. Fanno di tutto per non parlare del merito”. Se la riforma costituzionale non sarò approvata “sarà un problema in più per l’Italia, se passa saremo più forti a livello europeo”. Quanto agli avversari, a destra e a sinistra aggiunge che “Berlusconi punta a fare un’operazione del tutto legittima che è quella di tornare in campo assieme a D’Alema e a tanti altri che utilizzano il referendum per questo e per fare una bella Bicamerale“.

A Renzi replica proprio D’Alema: “Vedo che Renzi insiste nel ripetere questa sciocchezza di Berlusconi e D’Alema che vogliono usare il referendum per tornare in campo. Anche da questo è evidente che Renzi ritiene gli italiani degli sprovveduti“. L’ex presidente del Consiglio ribadisce, come ha fatto in altre occasioni, che “non è mia intenzione ricercare cariche pubbliche, ho un mio lavoro e considero l’impegno di questi giorni come un servizio al sistema democratico, non certo per la mia carriera. Rivendico il diritto a oppormi alla riforma che nel merito giudico cattiva e dannosa. Continuerò a spiegare il perché punto per punto”.