Potenziamento trasporto pubblico locale, Borsa, internazionalizzazione e innovazione tecnologica con tanto di biglietteria integrata multimodale. Il piano industriale 2017-2026 delle Ferrovie dello Stato sembra il libro dei sogni di viaggiatori e pendolari italiani, pronti oggi anche ad accontentarsi di treni puntuali, carrozze pulite e un sito internet efficiente. Di concreto c’è il fatto che il gruppo guidato da Renato Mazzoncini metterà sul piatto 94 miliardi di investimenti in dieci anni per svecchiare il carrozzone pubblico dei treni e della strada ferrata. E poi ci sono anche due promesse: da un lato 400 milioni di risparmi dalle nozze con l’Anas che beneficerà di 15,5 miliardi di investimenti, dall’altro la quotazione che, però, porterà sul mercato azionario le sole Frecce.

La good company è pronta per la Borsa – Mazzoncini ha infatti spiegato che non sarà possibile quotare l’intera holding, ma verranno create due divisioni: una per il trasporto regionale e l’altra per le Frecce. Sarà solo quest’ultima a sbarcare sul listino con circa il 30% del capitale. Per gli investitori si tratta di un’operazione allettante dal momento che la divisione realizza attualmente 2,4 miliardi di fatturato e 700 milioni di margine lordo con una redditività del 33 per cento. Detta in altri termini, le Ferrovie, che chiuderanno il 2016 con 9 miliardi di fatturato e 800 milioni di utile, quoteranno il loro fiore all’occhiello. Un segmento destinato a crescere ulteriormente (3 miliardi con un margine lordo da un miliardo) in uno scenario che il management di Fs immagina estremamente positivo per il gruppo che, secondo le stime, nel 2026 arriverà ad avere un giro d’affari da 17,6 miliardi con un margine da 4,6 miliardi (dagli attuali 2,3 miliardi).

Infrastrutture e trasporto locale resteranno invece a carico dello Stato – “Sono felice del fatto che la rete resti pubblica”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti Graziano Delrio trascurando il fatto che, a differenza delle Frecce, la rete e il trasporto locale richiedano ingenti investimenti pubblici dai ritorni incerti e di lungo periodo. Non a caso dei 94 miliardi di investimenti promessi da Fs ben 73 saranno destinati alle infrastrutture, 14 al materiale rotabile e 7 allo sviluppo tecnologico. “Più della metà delle risorse sono già disponibili – ha spiegato Mazzoncini – ben 58 miliardi di cui 23 in autofinanziamento e 35 stanziati nei contratti di programma”. Detta in altri termini, solo un terzo sarà finanziato dall’azienda, il resto arriverà dallo Stato e da Bruxelles.

Ma le infrastrutture per le Fs sono essenzialiIncluso il Ponte sullo Stretto –Per costruirlo sono necessari 3,9 miliardi”, ha spiegato l’ad delle Fs a proposito del ponte sullo stretto di Messina, sottolineando che si tratta di una cifra assai più bassa di quella finora circolata perché si tratta di un corridoio ferroviario che rientra negli obiettivi di Bruxelles. Inoltre, il manager ha evidenziato come la cifra sia una goccia nel mare rispetto ai 120 miliardi di investimenti in infrastrutture ferroviarie del resto d’Europa. “Se fosse trattata come un’opera ferroviaria sarebbe stata gestita in maniera completamente diversa rispetto a quella stradale (…) noi siamo disponibili a ragionare sul corridoio Napoli-Palermo come su tutte le altre”, ha aggiunto il manager evidenziando come il progetto autostradale, appaltato al consorzio Eurolink con Impregilo capofila (gruppo Salini), faccia raddoppiare i costi rispetto ad un piano specifico per le ruote ferrate.

E poi ci sono i pendolari – Per Matteo Renzi i pendolari sono una priorità in un sistema di mobilità integrata in continua evoluzione. Per venire incontro alle loro esigenze, il piano delle Ferrovie prevede un potenziamento del trasporto regionale. “Il vero cambio di passo è già all’orizzonte – ha puntualizzato l’ad del gruppo – grazie all’accordo quadro da circa 4 miliardi già firmato con la fornitura di 450 nuovi treni regionali ai quali si aggiungeranno 50 diesel”. Secondo quanto riferisce una nota delle Fs, il gruppo stima entro il 2026 un incremento complessivo della quota posti/km tra l’8 e il 10 per cento. Contemporaneamente il gruppo recupererà le tratte ferroviarie oggi gestite a livello locale e svilupperà il servizio Busitalia con 3mila nuovi autobus che serviranno sia la breve che la lunga distanza facendo concorrenza alle aziende private. Inoltre le Ferrovie si propongono giocare un ruolo di primo piano nella ristrutturazione del trasporto pubblico su gomma: la società punta infatti a subentrare agli enti locali nel trasporto passeggeri via bus sulla falsariga di quanto già realizzato a Firenze con l’ex municipalizzata decotta Ataf. La partita è assai delicata perché da un lato richiede la negoziazione con le amministrazioni locali e la ristrutturazione delle aziende di  trasporto in difficoltà, dall’altro rischia di incidere sulla frequenza dei servizi di trasporto locale. Infine, sempre sul fronte mobilità, il gruppo promette di sviluppare un sito internet per la totale pianificazione di ogni singolo viaggio che potrà sfruttare tutti i sistemi di spostamento disponibili (treno, bici, car-sharing) sulla base di futuri accordi commerciali.

Completano il quadro il polo unico della logistica e gli investimenti  all’estero – A partire dal prossimo anno, l’intero comparto trasporto merci delle Ferrovie prenderà il nome di Mercitalia riunendo sotto un unico cappello circa 4mila dipendenti. Obiettivo è la riorganizzazione delle attività cargo grazie a 1,5 miliardi di investimenti su dieci anni. Contemporaneamente il gruppo punterà sull’estero non solo con lo sviluppo dei servizi ferroviari, ma anche come costruttore di nuove infrastrutture e fornitore di trasporto pubblico locale ferro/gomma. Per il 2026 Mazzoncini stima di poter realizzare il 23% dei ricavi oltreconfine contro l’attuale 13 per cento.

Renzi: “Un piano molto bello” – Si tratta di un progetto “che sa rischiare, che sa guardare al futuro”, ha commentato il presidente del Consiglio. D’altro canto le Ferrovie di strada ne hanno fatta: “Quando (l’ex ad) Mauro Moretti ha preso Ferrovie c’erano due casi sul tappeto, Fs e Alitalia – ha concluso il premier – Abbiamo visto quello che è successo a Ferrovie e quello che è successo ad Alitalia. Se c’è un progetto l’azienda cresce”. Il parallelo non è dei più riusciti: nel caso Alitalia il piano c’era, anche se non è ancora decollato. Vedremo se con le Ferrovie si andrà ad alta velocità.