Sono atterrati con l’elicottero a piazza Castello, a Nicotera. Scene da film quelle viste pochi giorni fa nel piccolo paesino del vibonese. Non siamo ai livelli del funerale di un Casamonica a Roma, ma il matrimonio celebrato due giorni fa in Calabria è l’ennesima dimostrazione di come il cognome e le “amicizie” contano anche quando ci si deve sposare. Il sospetto è della Procura di Vibo Valentia che ha aperto un’inchiesta per capire come è stato possibile che una cittadina possa essere stata paralizzata per tre ore in modo da consentire all’elicottero degli sposi di atterrare, alzarsi in volo e ritornare nella piazza centrale di Nicotera.

Per il matrimonio di Antonio Gallone, infatti, il centro storico era stato chiuso al traffico per consentire al novello sposo di alzarsi in volo con la sua Aurora per una gita di un’oretta sopra le isole Eolie. Non ci sarebbe niente di male se non che il tutto è avvenuto senza alcuna autorizzazione da parte del Comune. Almeno sul piano formale stando a quanto il sindaco e i dirigenti degli uffici comunali avrebbero riferito ai carabinieri ai quali hanno escluso loro responsabilità così come hanno fatto con una nota su un sito locale: “Il Comune di Nicotera – ha dichiarato il primo cittadino Franco Pagano – non ha rilasciato nessuna autorizzazione per operazioni di volo sul proprio territorio e di atterraggio nel proprio centro abitato. Inoltre, solo degli sprovveduti o peggio ancora dei ‘folli’ avrebbero potuto autorizzare l’atterraggio del velivolo in argomento in un centro abitato. Al Comune di Nicotera è pervenuta, il 13 settembre, una richiesta di atterraggio dalla Rototech Srl con un proprio elicottero presso il campo sportivo di Nicotera Centro”.

I fatti però sono andati diversamente. C’è chi, a Nicotera, giura che alcuni politici locali abbiamo partecipato al matrimonio del trentaduenne Antonio Gallone. Politici locali che non potevano non sapere cosa stava succedendo. Così come non potevano non sapere che Antonio Gallone, formalmente incensurato, è lo stesso giovane sorpreso, nel 2011, dai carabinieri della stazione di Spilinga mentre annaffiava una piantagione di cannabis. Probabilmente, a Nicotera per far atterrare un elicottero in pieno centro è sufficiente avere familiari ritenuti vicini alla cosca Mancuso che, in provincia di Vibo Valentia, controlla praticamente tutto.

Il giovane sposo, infatti, è omonimo dell’ottantenne Antonio Gallone, detto “’u pizzichiju”, a sua volta imparentato con Giuseppe Antonio Gallone, solito frequentatore del boss Pantaleone Mancuso (alias “Luni Scarpuni”) e descritto dagli inquirenti come un “affiliato alla cosca criminale capeggiata sul territorio da Mancuso Diego”. Il sindaco Franco Pagano ha staccato il cellulare. Ma prima, a un sito locale, ha dichiarato di avere “la sensazione che si svoglia scaricare sulla mia persona, ultimo anello (debole) della catena istituzionale, responsabilità per fatti ed eventi non riconducibili, oggettivamente e per legge, alle mie funzioni ed attribuzioni. Io come l’intera compagine amministrativa siamo vittime inconsapevoli dell’accaduto”.

E nel fascicolo degli inquirenti, oltre agli incartamenti del Comune e della Rototech Srl, potrebbe finire anche l’elenco degli invitati al matrimonio.

Aggiornato da redazione web il 19 settembre 2016 alle ore 15.18