Marco Morelli torna a Siena per seppellire Mps”. Da quando è apparso chiaro che l’ex direttore finanziario del MontePaschi della disastrosa gestione Mussari-Vigni sarebbe stato nominato amministratore delegato dell’istituto in sostituzione di Fabrizio Viola, le battute si sprecano. La vita e le opere di Morelli sono note e contribuiscono ad alimentare lo scetticismo del mercato sul piano di salvataggio presentato a fine luglio, che prevede un aumento di capitale da 5 miliardi che banca, governo e advisor stanno provando a ridimensionare in tutti i modi.

Secondo le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, sarebbe stata JP Morgan (advisor di MontePaschi) a chiedere un cambio della guardia al vertice, sostenendo che diversi investitori avevano posto come condizione per partecipare all’operazione una discontinuità con il passato. Così, per accontentarli, JP Morgan avrebbe imposto il nome di Morelli. Quando si dice l’ironia della sorte… E proprio per sancire una forte discontinuità con il passato (quello della gestione Viola, che nel bene e nel male ha cercato di rimettere in sesto la terza banca italiana), nel giorno della nomina di Morelli si rafforzano gli antichi e solidi legami della banca senese con il mondo della politica e delle cooperative rosse: secondo indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 Ore, sarebbe in dirittura d’arrivo l’accordo sulla ristrutturazione del debito di Holmo, la cassaforte delle Coop, che è il tassello fondamentale del riassetto di Finsoe e dell’accorciamento della catena di controllo di Unipol e UnipolSai.

Con chi è indebitata Holmo per 190 milioni? Naturalmente con la banca “amica”, MontePaschi, e con un altro istituto che scoppia di salute, Carige. Il riassetto di Finsoe è considerato strategico da Unipol e dai suoi soci e non è certo indifferente al governo e al suo azionista di maggioranza, cioè il Pd. Quanto ha a che fare l’accordo di massima sul rifinanziamento del debito di Holmo con l’arrivo di Morelli e con le difficoltà del MontePaschi a trovare investitori disposti a sottoscrivere il suo aumento di capitale? Sorge il sospetto che si tratti di un do ut des e che Unipol o le sue controllanti finiranno per contribuire in misura importante al fabbisogno di nuovi capitali dell’istituto senese anche in vista della futura dismissione di Unipol Banca, scoglio finale da superare per completare il riassetto del gruppo e arrivare alla fusione tra Unipol Gruppo Finanziario e UnipolSai. Fantafinanza? Può darsi, ma il prepotente ritorno di Morelli e della politica a Rocca Salimbeni è un fatto. E non certo di quelli positivi.