No, ma non troppo. O meglio: “No bronzeo” e “No flebile“, “quasi Sì”. Anzi, facciamo proprio . Sono sempre più variegate le posizioni nei confronti del referendum costituzionale nell’eterogeneo panorama del centrodestra. Da un lato Marcello Pera e il suo comitato “Liberi Sì“; dall’altro Renato Brunetta, accanito oppositore del ddl-Boschi; nel mezzo, tra quelli che si potrebbero definire i contrari moderati, Stefano Parisi e Silvio Berlusconi. Questa è la fotografia che l’ex presidente del Senato fa del fronte che gravita intorno a Forza Italia, nel giorno in cui lancia definitivamente la sua battaglia a sostegno della riforma della Carta proposta dal governo.

Stamattina, 13 settembre, sono stati infatti svelati  i 25 componenti del Comitato “Liberi Sì”. Promotori dell’iniziativa, presentata all’hotel Minerva di Roma, lo stesso Pera e Giuliano Urbani – oggi assente alla presentazione per motivi di salute – due volte ministro nei governi dell’ex Cavaliere e ideologo della prima Forza Italia. Nella rosa dei nomi, personalità provenienti da varie aree politiche e culturali, quasi tutti “ex qualcosa” e comunque tutti concordi nel definirsi “liberali”. Dall’ex radicale Marco Taradash all’ex parlamentare di Forza Italia ora esponente di Ncd, Peppino Calderisi. Dall’ex direttore del Sole 24 ore Ernesto Auci all’ex sottosegretario della presidenza del Consiglio del governo Monti, Carlo Malinconico. A tracciare l’identità e l’appartenenza degli iscritti al Comitato è stato proprio Marcello Pera: “Chi vota Sì al referendum non vota per il Pd. Noi siamo noi, siamo del tutto indipendenti dai partiti di centrodestra e centrosinistra, siamo per ora in 25 e rappresentiamo quell’area politica-culturale tipicamente liberale democratica e riformista”.

L’appello lanciato oggi, ha spiegato Pera, è rivolto “a tutti gli elettori di centrodestra”, specialmente quelli di Forza Italia. Elettori che, si legge nel documento distribuito ai giornalisti presenti all’evento, “sono stati a favore della riforma della Costituzione fin dal primo governo Berlusconi del ’94 e della Bicamerale D’Alema del ’97. E sostennero una riforma che la sinistra bocciò col referendum del 2006. Noi crediamo che questi elettori debbano riprendere la vecchia bandiera, anche ora che la sinistra ha cambiato la sua tradizionale posizione”. I motivi che hanno portato al lancio del Comitato? Vengono spiegati nello stesso appello: “Se vincesse il No, due conseguenze sono prevedibili. Primo: la Costituzione italiana che tutti chiedono di cambiare, diventerebbe intoccabile. Chi e come potrebbe iniziare un altro processo riformatore dopo due referendum falliti? Secondo: se l’Italia non mantenesse le promesse di riforma, perderemmo credibilità”

Oltre a quelli dei già iscritti, pesano soprattutto i nomi di quelli che potrebbero aderire a breve all’iniziativa: si vocifera infatti di un interessamento dei parlamentari che fanno capo a Denis Verdini ed Enrico Zanetti, attuale vicemenistro all’economia, oltreché degli ex leghisti di “Fare” e di vari esponenti di Ncd. E poi ci sarebbero i seguaci di Pier Ferdinando Casini, anche loro pronti ad unirsi al Comitato dopo l’annuncio dell’altro esponente dell’Udc, Lorenzo Cesa, di voler votare No.

Quello stesso No per cui si battono in molti nel centrodestra, seppur con posizioni e convinzioni diverse. E del resto è lo stesso Pera a spiegare le differenze all’interno di quello schieramento. “Dentro Fi – argomenta l’ex presidente del Senato – sento un ‘No bronzeo, alto e stentoreo, di Brunetta, e un ‘No‘ meno netto, flebile, quello di Parisi. E mi pare che questo ‘No’ flebile sia quello di Berlusconi. Anzi, certe volte il ‘No’ di Berlusconi sembra un Sì”. L’analisi di Pera diventa poi un chiaro invito all’ex Cavaliere a rivedere la sua strategia in vista del referendum. Se infatti, è il suo ragionamento, “è legittimo come opposizione dire di voler mandare a casa Renzi”, bisogna sempre tener presente che un’eventuale vittoria del No favorirebbe l’ascesa del Movimento Cinque Stelle al governo del Paese. Prospettiva, dice Pera, che non può certo piacere a Berlusconi.

A confermare, almeno in parte, la sintesi di Pera sulle differenti sensibilità presenti nell’area di Forza Italia, anche stamattina Renato Brunetta non ha rinunciato ad incarnare l’anima più oltranzista degli oppositori di centrodestra al ddl-Boschi. È stato proprio il capogruppo dei berlusconiani alla Camera a biasimare con risolutezza le dichiarazioni rilasciate stamattina dall’ambasciatore Usa in Italia, secondo il quale un eventuale bocciatura della riforma della Carta rappresenterebbe “un passo indietro per l’Italia”. “Le dichiarazioni di John Phillips in merito al referendum costituzionale – ha affermato Brunetta – rappresentano, e lo dico da atlantista convinto, un’ingerenza inaccettabile che rispediamo con decisione al mittente. L’Italia è un Paese occidentale con una democrazia strutturata e matura”.