Inizia un nuovo anno scolastico, facciamolo partire bene. La fine dello scorso anno scolastico è rimasta impressa per gli episodi di inattesa violenza da parte di alcuni genitori verso gli insegnanti dei propri figli. Episodi ravvicinati, forse anche un po’ enfatizzati dai media, che comunque hanno fatto pensare a uno scontro generale, a una guerra in corso tra le due categorie. Se davvero ci fosse sarebbe una guerra tra poveri.

Da una parte c’è l’attribuzione totale alle famiglie, da parte della scuola, della responsabilità delle problematiche scolastiche di uno studente, dall’altra l’attribuzione totale agli insegnanti e alla scuola, da parte delle famiglie. Nessuna delle due posizioni evidentemente può essere considerata realistica. La famiglia ha il suo impatto nella costruzione della personalità dello studente, su questo non c’è dubbio, è stata dimostrata da più parti l’importanza della relazione con le figure di riferimento, genitori o loro sostituti, ma dobbiamo anche considerare che la scuola è un luogo in cui si trascorre molto tempo e per forza di cose vi si costruiscono rapporti significativi e perciò in grado di incidere sull’equilibrio o comunque sullo stato d’animo di uno studente.

La scuola ha il suo peso, in positivo e in negativo: può essere fonte di disagio se non si riesce a costruire rapporti che sostengono, può diventare anche una base sicura se invece ci si riesce, un luogo protetto in cui “rifugiarsi” se le relazioni in famiglia sono, stabilmente o temporaneamente, insicure. L’escalation di violenza tra genitori e insegnanti è allora la punta di un iceberg, il sintomo di una realtà da esplorare. Spesso l’episodio violento è alla fine di un percorso in cui uno o entrambi gli interlocutori hanno dato poco valore alle parole dell’altro, la fine di un periodo di reciproca sordità.

E mentre i due interlocutori litigano il terzo, lo studente, ci rimette. Sia l’insegnante che il genitore sentono messo in discussione il proprio ruolo e il proprio operato e non riescono a cogliere nella rivendicazione dell’altro la richiesta di collaborazione sul progetto educativo e formativo per lo studente.

Ho sentito dire che la scuola “non può sostituirsi per un ruolo (educativo) che non le compete”, io credo che nessuno, figura professionale o istituzione, che abbia a che fare con un bambino, un fanciullo o un ragazzo possa mai dire che il ruolo educativo non gli competa. Siamo tutti coinvolti. Che ci sia bisogno di un’alleanza educativa tra scuola e famiglia non c’è dubbio e si è tutti concordi su questo, il dubbio nasce su come debba essere costruita questa alleanza. Per i genitori sono gli insegnanti a doversi avvicinare agli studenti e alla famiglia, per gli insegnanti è il contrario e vorrebbero la complicità dei genitori a prescindere.

Ho assistito più volte a colloqui difficili tra insegnanti e genitori, i genitori hanno l’impressione che il proprio figlio venga perseguitato o non capito, gli insegnanti hanno l’impressione di doversi sempre difendere dalle accuse, ognuno si irrigidisce su una posizione difensiva. Se il dialogo non si ferma alle prime impressioni e incomprensioni si può arrivare a capirsi: quando il genitore capisce la buona fede dell’insegnante e/o l’insegnante capisce la richiesta di aiuto del genitore, lo scontro diventa velocemente collaborazione.

Oggi gli insegnanti devono argomentare e giustificare il loro giudizio su un alunno, non è più dato per buono di diritto. Secondo alcuni è perché “i genitori non accettano di avere figli asini”. Non credo che sia così, anche se a volte i genitori sopravvalutano le capacità dei figli penso che oggi non sia più possibile dividere semplicemente gli studenti in asini e bravi, le cose sono più complesse e probabilmente gli asini non esistono. Esistono ragazzi in difficoltà e trovare nella scuola e in un insegnante un punto di riferimento può fare la differenza. Nessuno studente è asino o bravo a priori, ma in relazione a tanti fattori tra cui la sua storia all’interno di quella specifica atmosfera familiare e il rapporto che costruisce nel tempo con gli insegnanti che incontra sulla sua strada.

Studenti bravi con un insegnante possono diventare asini con un altro e viceversa. Lo stesso probabilmente si può dire per gli insegnanti, funzionano meglio con certi studenti piuttosto che con altri, prendono a cuore certi casi piuttosto che altri. Bisogna essere sereni per massimizzare le proprie capacità formative e relazionali. Quello che noi possiamo fare è lavorare per favorire e proteggere la costruzione della reciprocità tra studenti, insegnanti e genitori.