A maggio il premier Matteo Renzi aveva auspicato un taglio dell’Irpef già l’anno prossimo perché “dare una mano al ceto medio e alle famiglie è un’assoluta priorità”. Mancava un mese alle elezioni e il capo del governo aveva spiegato di voler tagliare le tasse ai cittadini – “stiamo discutendo se le aliquote Irpef o altro” – nella legge di Stabilità che sarà presentata in ottobre. Invece la frenata della crescita ha impedito di trovare la quadra e l’operazione non sarà anticipata, come ventilato nei mesi scorsi: il governo rispetterà il cronoprogramma annunciato nel 2015, in base al quale l’anno prossimo sarà tagliata l‘Ires sulle imprese mentre la riduzione della tassa sulle persone fisiche arriverà nel 2018. Il taglio dell’Irpef “per il momento è rinviato, continuiamo però a ridurre la pressione fiscale”, ha ufficializzato infatti il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a Porta a Porta. “La pressione fiscale è alta, ha cominciato a scendere, ma deve scendere ancora”.

Quello che il ministro ha invece anticipato nel salotto di Bruno Vespa come quasi certo nella prossima legge di bilancio è la conferma dei superammortamenti “che hanno funzionato”. Sostegni arriveranno inoltre per “gli investimenti, la produttività e la competitività”. L’idea è quella di favorire ulteriormente i premi di risultato, sulla falsariga di quanto già fatto quest’anno, ma con un probabile ampliamento. “I contratti a livello aziendale – ha aggiunto – devono essere sostenuti, sono fonte di crescita della produttività, della competitività e del reddito dei lavoratori”.

Padoan ha affidato a una battuta sul suo rapporto con Matteo Renzi le garanzie sulla discesa del deficit anche il prossimo anno. “La giacca non gliela tiro mai perché spesso quando ci vediamo non ce l’ha, ma posso citare lo stesso presidente del consiglio. Alla domanda se qualcuno gli ha fatto mai cambiare idea, ha detto che io l’ho convinto a far scendere il deficit anziché a farlo salire”. Cercare di capire ora quale potrà essere il livello di indebitamento 2017 è ancora prematuro. Molto dipenderà dai conti che si rifaranno nella Nota di aggiornamento del Def il 27 settembre e dalla trattativa con l’Ue sul miglioramento dei saldi di bilancio italiani.

Risorse potrebbero arrivare dalla nuova operazione di rientro dei capitali dall’estero, la cosiddetta voluntary disclosure 2. La prima edizione ha fruttato alle casse dello Stato 4 miliardi di euro. La riedizione non raggiungerà con ogni probabilità gli stessi incassi, nettamente superiori alle aspettative iniziali, ma il ministro dell’Economia spera comunque di potersi avvicinare il più possibile a quel traguardo. “Molti capitali sono già rientrati”, ha sottolineato il ministro, confidando di potersi “accontentare anche di una frazione della cifra recuperata”. “Spero – ha quindi risposto all’insistenza del conduttore – di poter recuperare un po’ meno di 4 miliardi”. Comunque le risorse potrebbero essere usate solo per misure una tantum e non strutturali come il taglio dell’Ires. La riduzione dell’imposta societaria ci sarà, come già previsto dalla stabilità dello scorso anno, ha ribadito Padoan.