La sua colpa era di “aver esibito un atteggiamento negativo” in occasione di una sessione del Parlamento a giugno. Quindi è stato fucilato da un plotone di esecuzione. A riferire dell’uccisione del vice premier della Corea del Nord Kim Yong-jin, 63 anni, sono fonti del ministero sudcoreano dell’Unificazione citate dall’agenzia di stampa Yonhap, precisando che l’esecuzione è avvenuta il mese scorso. Punito anche il responsabile del Dipartimento per il fronte unito, da cui dipendono le relazioni con Seul, inviato in una fattoria per un mese di “rieducazione”.

Ma questi non sono gli unici funzionari uccisi o puniti dal regime di Kim Jong-un, che nel 2013 ha fatto giustiziare anche lo zio Jang Song Thaek, giudicato colpevole di azioni “contro rivoluzionarie”. Il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo ha scritto dell’uccisione avvenuta in pubblico a inizio agosto di due primari funzionari di vertice del regime, colpevoli di aver disubbidito agli ordini impartiti. Uno di loro è Hwang Min, ex ministro dell’Agricoltura, verosimilmente a causa delle “proposte di riforma da lui sostenute, viste come sfida diretta alla leadership di Kim Jong-un“, ha detto la fonte. La duplice esecuzione, riferiscono fonti anonime, è avvenuta in un’accademia militare di Pyongyang e sotto la supervisione del “giovane generale”.

Ma a rimbalzare sui media sudcoreani è anche la morte di Ri Yong-jin, funzionario di livello ministeriale al dicastero dell’Educazione. Colpevole di essersi “appisolato in un meeting presieduto da Kim”, è stato arrestato “immediatamente” fino “all’esecuzione in scia ad altri capi d’accusa contestati come la corruzione”.