La foto – una delle tante – che ritrae la polizia municipale di Nizza che ordina a una donna, su una spiaggia, di spogliarsi del burkini ha fatto, in poche ore, il giro del mondo prima sui social e, quindi, sui grandi giornali.


E, come è naturale che sia davanti a una decisione tanto controversa come il divieto di indossare il burkini in spiaggia ha sollevato un dibattito vivace ed acceso tra favorevoli e contrari: chi – pochi per la verità – plaude all’intervento dei poliziotti per far rispettare la legge e chi, invece, lo critica aspramente trovando inaccettabile l’idea di far spogliare una persona su una spiaggia e di farle una contravvenzione solo perché indossa un burkini.

nizzaLa pubblicazione delle foto in questione non è però andata giù al Comune di Nizza che in un comunicato stampa del 24 agosto ha fatto sapere che la ritiene un atto provocatorio e diffamatorio nei confronti della polizia municipale della cittadini nella Costa Azzurra e che ha già denunciato i responsabili.

“Delle denunce sono già state presentate – riferisce il Sindaco di Nizza nel comunicato – per perseguire coloro che diffondono le fotografie dei nostri poliziotti municipali così come quelli che indirizzano a questi ultimi minacce sui social network”.

Se, tuttavia, la decisione del Comune di fare quadrato attorno alla propria polizia municipale per difenderla da ogni genere di denigrazione e diffamazione è comprensibile e, forse – a condizione che non si confonda per diffamazione ogni manifestazione di idee ed opinioni contraria al divieto di indossare il burkini in spiaggia – anche condivisibile, l’idea di denunciare chi si limiti a pubblicare, anche se provocatoriamente, le foto in questione lascia senza parole ed ha tutto il sapore di un’inaccettabile forma di censura in danno della libertà di manifestazione del pensiero.

Se, effettivamente, il Comune di Nizza ha già proceduto a denunciare cittadini e – ma di questo non si fa menzione nel comunicato stampa – giornalisti per la pubblicazione di immagini relative ad un intervento della polizia su una spiaggia pubblica ed in relazione ad una questione tanto dibattuta, ci si troverebbe, evidentemente, davanti a un episodio di censura grave ancor di più dell’assurdo divieto di indossare il burkini adottato in nome di sedicenti – ma non provate ne provabili – ragioni antiterroristiche.

Episodi di questo genere, rinnegando e tradendo le libertà fondamentali attorno alle quali sono costruite le nostre democrazie consegnano ai terroristi successi e vittorie forse più significative e penetranti di quelle loro garantire da massacri ed attentati: la Francia, rivoluzionaria e antica culla europea dei diritti fondamentali dei cittadini rinnega prima la propria laicità con un divieto assurdo e xenofobo e ora addirittura la libertà di espressione.

E’ la strada sbagliata, è una via senza ritorno che minaccia di trasformare per sempre la nostra società e le nostre democrazie.

E’ urgente che la comunità internazionale ìndica Gli stati generali dei diritti dell’uomo e del cittadino e fissi, una volta e per tutte, limiti e barriere che non è lecito superare neppure perseguendo il sacrosanto obiettivo di sconfiggere il terrorismo e garantirci sicurezza interna e internazionale.

Quello del Comune di Nizza è, naturalmente, un piccolo episodio che, tuttavia, appare sintomatico di un humus drammaticamente pericoloso che va pervadendo l’intera Europa e nel quale si ritrovano una miriade di germi democraticamente patogeni: la compressione del diritto alla privacy, il ricorrente proposito di bandire la crittografia, la perversa idea di pretendere che spetti alle grandi corporation della Rete e non ai giudici decidere se e quando un contenuto debba essere sottratto dallo spazio pubblico telematico per suscettibile di istigare al terrorismo.