Medici senza frontiere ritira il proprio staff dal nord dello Yemen, evacuando gli ospedali che supporta nei governatorati di Saada e Hajjah. La decisione è stata presa dopo il bombardamento aereo dell’ospedale di Abs dello scorso 15 agosto, che ha provocato 19 morti e 24 feriti. La struttura ospedaliera è stata colpita dai raid della coalizione araba, a guida saudita, che a marzo 2015 ha lanciato operazioni militari in Yemen contro gli Houti per ripristinare il governo del presidente Abd-Rabbou Mansour Hadi.

Una decisione drammatica, spiega in comunicato stampa l’organizzazione no profit, “mai presa alla leggera“. “Il fatto che staff medico e persone malate o ferite vengano uccise all’interno di un ospedale – si legge nella nota – dice tutto sulla crudeltà e la disumanità di questa guerra”. Nel rammaricarsi profondamente per “le conseguenze di questa evacuazione”, Msf auspica però che le condizioni di sicurezza migliorino che le “equipe siano in grado di tornare a fornire cure mediche estremamente necessarie”.

Dopo la sospensione dei negoziati di pace tra la coalizione a guida saudita e le forze Houti in Kuwait, avvenuta lo scorso 7 agosto, è ripresa la campagna militare nello Yemen settentrionale con un incremento significativo dei bombardamenti. L’attacco, il quarto e più letale contro strutture supportate da Msf dall’inizio della guerra, è stato condannato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, come “una grave violazione del diritto internazionale”. A peggiorare le relazioni con la coalizione araba ha contribuito inoltre la mancata condivisione con l’organizzazione delle investigazioni relative ai tre attacchi precedenti, per cui “resta necessaria un’investigazione indipendente”.

L’ong spiega che l’intensità degli attacchi dimostra l’inaffidabilità della coalizione nell’evitare attacchi alle strutture sanitarie, che nelle zone di guerra sono esplicitamente protette dal diritto comunitario. Nei governatorati di Saada e Hajjah non c’è sicurezza né per i pazienti né per lo staff e, in mancanza di garanzie credibili, Msf ha preso la decisione sofferta di ritirare ostetrici, pediatri, chirurghi e specialisti di pronto soccorso. Gli ospedali lasciati da Msf sono quelli di Haydan, Razeh, Al Gamouri, Yasnim nell’area di Saada, e gli ospedali di Abs e Al Gamouri in quella di Hajjah. Queste strutture continueranno comunque a lavorare con staff del Ministero della Salute e volontari, ma sono già in estrema difficoltà nell’affrontare le necessità mediche causate dalle nuove campagne di bombardamenti e dalla scarsità di beni primari.

“Negli ultimi 8 mesi – si legge in un comunicato stampa – Msf ha incontrato esponenti di alto livello della coalizione a guida saudita in due occasioni a Riyadh, per garantire l’assistenza umanitaria e medica per gli yemeniti e per chiedere garanzie che gli attacchi contro gli ospedali sarebbero cessati. Ma i bombardamenti aerei sono comunque continuati, nonostante Msf abbia sistematicamente condiviso con tutte le parti in conflitto le coordinate GPS degli ospedali in cui lavora. I rappresentanti della coalizione – continua la nota – dichiarano ripetutamente di onorare il Diritto Internazionale Umanitario, ma questo attacco mostra che hanno fallito nel controllare l’uso della forza e nell’evitare gli attacchi contro ospedali pieni di pazienti. Msf non è né soddisfatta né rassicurata dalla dichiarazione della coalizione secondo cui questo attacco è stato un errore”.

“Questo ultimo incidente mostra che le regole di ingaggio, i protocolli e le procedure militari attuali sono inadeguati a evitare attacchi contro gli ospedali e necessitano di revisioni e cambiamenti” ha detto inoltre Joan Tubau, direttore generale dell’Ong. “Msf chiede alla coalizione a guida saudita e ai governi che la supportano, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia, di garantire l’applicazione immediata di misure volte ad aumentare in modo sostanziale la protezione dei civili.”

L’Organizzazione non governativa definisce inoltre un “fallimento collettivo” l’incapacità di proteggere i civili yemeniti dall’azione militare e aiutarli con un’adeguata assistenza umanitaria e “condanna il modo in cui tutti gli attori coinvolti, la coalizione a guida saudita, gli Houti e i loro alleati, stanno conducendo questa guerra compiendo attacchi indiscriminati senza alcun rispetto dei civili”. Nel porre le condoglianze alle famiglie dello staff e dei pazienti morti durante l’attacco, Msf ricorda che era attiva in 11 ospedali e centri di salute in Yemen e forniva supporto ad altri 18 ospedali o centri di salute in otto governatorati: Aden, Al-Dhale’, Taiz, Saada, Amran, Hajjah, Ibb and Sana’a. Più di 2.000 operatori di Msf lavorano tutt’oggi in Yemen, tra cui 90 operatori internazionali.