Rio de Janeiro – Era sera tarda quando in tutte le istallazioni sportive di Rio 2016 un soldato ha iniziato a distribuire piccoli pezzi di nastro isolante nero ai colleghi con i quali listare a lutto il simbolo della Forza Nazionale di Sicurezza sull’uniforme. “In rispetto del nostro compagno morto oggi”. Un omaggio silenzioso in mezzo alle ovazioni del pubblico olimpico per il 35enne Hélio Vieira Andrade, primo morto tra le forze di sicurezza durante le olimpiadi di Rio 2016.

Il soldato originario dello stato settentrionale del Roraima, era con altri tre colleghi su un pick-up diretto verso il centro di Rio giovedi mattina, quando per un errore del navigatore satellitare sul cellulare di uno dei militari, la vettura è finita per sbaglio nella favela “Vila do Joao” nel Complexo da Marè, che sorge tra due importanti autostrade, la linea vermelha a la linea amarela e a ridosso dell’avenida Brasil. Uno sconfinamento che i trafficanti non hanno perdonato, iniziando a sparare sulla vettura con fucili automatici, senza neanche dare il tempo ai militari di rispondere al fuoco. “Pensavano che fosse uno scherzo passare di qua?” commenterà poco dopo un trafficante per radio, comunicando ai suoi sodali dell’avvenuto agguato e della fuga dei militari terrorizzati. Oltre al soldato morto, altri due sono rimasti feriti, per fortuna non in modo grave.

Il caso ha creato molto allarme, sia perché sono in corso le olimpiadi, sia perché non è la prima volta che Forza Nazionale, incaricata della sicurezza nelle strutture olimpiche, finisce nel mirino. All’arrivo a Rio un paio di settimane prima dell’inizio dei giochi, nella stessa area dell’agguato di giovedì, il contingente era finito di nuovo nel mirino, per fortuna senza conseguenze. In risposta all’ultima aggressione, in serata e di nuovo all’alba di venerdì, è stata organizzata una massiccia operazione portata avanti dalle forze speciali della polizia militare di Rio de Janeiro, con il supporto simbolico della forza di sicurezza nazionale, costata la vita a un giovane di 22 anni e al ferimento di altri due. I tre indicati come killer però non sono stati ancora individuati.

La zona di Marè è da sempre una delle più problematiche della città. Tanto che il tentativo di pacificazione portato avanti un anno prima delle olimpiadi per cercare di arginare il dominio dei vari gruppi di trafficanti presenti, è stato abbandonato. Troppo intensa la resistenza dei criminali e troppo limitati i fondi a disposizione dello Stato in crisi per impiantare unità di polizia di pacificazione anche li. Così, tra una rapina e l’altra, sempre nella stessa area, a inizio agosto giornalisti e atleti della nazionale cinese di basket sono stati costretti a scendere di corsa dal pullman sul quale viaggiavano e sdraiarsi sull’asfalto per proteggersi dalla pioggia di piombo piovuta sulla strada durante un conflitto a fuoco tra polizia e criminali. Non certo l’unico caso inquietante che ha coinvolto giornalisti e atleti olimpici. Al netto del tentativo di voler minimizzare e sottacere i numerosi episodi verificatisi in città durante i giochi, sono stati diversi i casi che hanno avuto delle ripercussioni.

La scorsa settimana una pallottola vagante ha centrato la sala stampa del centro di Ippica del complesso sportivo di Deodoro, creando scompiglio tra atleti, giornalisti, pubblico e personale delle delegazioni sportive che si prendono cura di cavalli di grandissimo valore sportivo ed economico. Pochi giorni dopo un soldato ha trovato all’esterno della stessa sala stampa un proiettile calibro 5.56. Non è chiaro alle autorità se la sala stampa sia stata il vero bersaglio o se le pallottole siano arrivate li per caso durante una delle tantissime sparatorie che si registrano quotidianamente nell’area dove sorgono alcune delle favelas tra le più pericolose della città. L’area è da sempre conosciuta per essere una delle più difficili e per questo in molti avevano contestato la scelta di costruire proprio lì una delle più grandi aree sportive di Rio 2016. Stessa critica mossa, tra l’altro anche per altre aree scelte. La gran parte delle strutture olimpiche sorge invece nella zona est, complicata area contesa tra trafficanti e milizie paramilitari.

Ad aumentare il clima di paura e incertezza forte che già coinvolgeva soprattutto i giornalisti, è stato un gravissimo caso dello scorso martedì quando un pullman che conduceva i reporter da Deodoro verso il parco olimpico di Barra è stato colpito mentre percorreva la via Transolímpica, all’altezza di Curicica. Il direttore della sicurezza di Rio 2016, Luiz Fernando Corrêa, ha garantito che dalle perizie è emerso che non si sia trattato di pallottole ma pietre. Tesi confermata anche dalla polizia civile ma contestata dai giornalisti e in particolare da Lee Michaelson, ex militare dell’esercito statunitense che ha garantito di aver sentito due spari, e di essere in grado di riconoscerli.

Che si sia trattato di proiettili o pietre, il fatto dimostra che la polizia militare di Rio non è in grado di garantire la sicurezza nelle strade, nonostante i 13mila uomini sul terreno per turno, ai quali è stata concessa la sola responsabilità delle strade della città, escludendo ogni possibile partecipazione alla sicurezza nelle strutture olimpiche, viste le critiche che investono regolarmene l’attuazione della polizia carioca, la più letale del mondo. La scelta di escludere la Pm dalle olimpiadi ha tra l’altro fatto aumentare la rivalità verso i colleghi che costituiscono la Forza Nazionale di Sicurezza, tutti selezionati e provenienti dai vari stati del Paese, che stanno dimostrando di essere in grado di svolgere il proprio compito. La principale ragione che genera astio verso di loro non è però l’onore militare ma l’alto compenso di 560 real al giorno che i militari ricevono per il servizio. Una rivalità per nulla nascosta tanto che i 7mila militari, tutti alloggiati in un’area controllata dalla milizia (legata alle forze di polizia locali), temono per la propria incolumità e, anche nei giorni di riposo preferiscono non uscire dalle mura della caserma per evitare problemi.

Twitter: @luigi_spera