Il dominio è finito, ma la tradizione continua. L’Italia dopo 20 anni abdica al trono del fioretto individuale femminile, la gara azzurra per eccellenza alle Olimpiadi. Ma sale ancora su quel podio su cui – su un gradino o sull’altro – mette piede ininterrottamente dai tempi di Seul 1988. Lo fa anche ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 grazie a Elisa Di Francisca, l’olimpionica di Londra 2012 che si riconferma da medaglia anche in Brasile e festeggia con la bandiera Ue pensando a Bruxelles e Parigi contro il terrorismo. Stavolta, però, solo seconda: la nuova campionessa olimpica, già iridata in carica, è Inna Deriglazova. Un passaggio di consegne quasi preventivato alla vigilia, con un rimpianto enorme: sarebbe dovuto avvenire con un’altra azzurra, Arianna Errigo, seconda quattro anni fa e grande favorita del tabellone. Eliminata malamente agli ottavi.

L’argento di Elisa Di Francisca – la sua terza medaglia personale ai Giochi, l’undicesima a Rio per l’Italia, la terza per la scherma – lascia una sensazione a metà tra il rammarico e il sollievo: questa per la nazionale azzurra era una gara da vincere, dove portare a casa magari anche due medaglie. Quattro anni fa avevamo realizzato una storica tripletta. Stavolta ne è arrivata solo una, neppure d’oro. Ma a un certo punto per come si era messa poteva andare anche peggio: finire fuori dal podio. Praticamente una disfatta epocale, visto che non succede da 26 anni: questa, con “solo” un argento, resta comunque l’edizione più povera delle ultime sei, dopo le ultime quattro vittorie consecutive (tre volte Vezzali e appunto di Francisca), l’argento e bronzo del ’96, l’altro oro della Trillini nel ‘92. La colpa – se di colpa si può parlare – è di Arianna Errigo: senza dubbio la più grossa delusione di questi Giochi, ben più grande della portabandiera Federica Pellegrini (solo meno mediatica). Lei, che avrebbe dovuto già vincere i Giochi a Londra quando buttò via la finale proprio contro la connazionale Di Francisca, che era la testa di serie n.1, che aveva dominato le ultime stagioni di coppa del mondo, è andata fuori subito subito. Stava scherzando con la canadese Harvey sul punteggio di 10-5, con un inspiegabile black-out ha perso 15-11.

Lì è stata bravissima la Di Francisca. Il fioretto è una prova individuale, ma la nazionale azzurra è come una famiglia: nei quarti contro la cinese Liu è scesa in pedana con tutta la pressione del mondo addosso per un’eliminazione che avrebbe colpito un’intera scuola schermistica. Ha vinto 15-10 in rimonta, di classe ed esperienza, e si è proiettata in zona medaglie. Nella tesissima semifinale contro la tunisina Boubakri (poi bronzo, nonostante l’infortunio lamentato contro l’azzurra che non era evidentemente poi così grave) si è imposta 12-9 con due cartellini rossi sul groppone. Purtroppo all’ultimo atto non ha avuto la stessa fortuna: ha trovato Inna Deriglazova, n. 2 del ranking, campionessa iridata in carica (capace già di battere le azzurre ai Mondiali di Kazan 2015), semplicemente straripante sulla pedana della Carioca Arena 3. In precedenza la russa aveva concesso al massimo sei stoccate alle sue avversarie, in semifinale aveva demolito la connazionale Sanaeva 15-3. Di Francisca ha anche illuso partendo bene in un avvio molto tattico (3-0), poi ha subito un pesantissimo break di 7-0 che non è riuscita a rimontare. Ci ha provato, con la forza della disperazione è riuscita a riportarsi fino a meno uno a due secondi dalla fine, con la russa in stato confusionale, forse memore della finale a squadre agli Europei 2014 (dove da lei aveva subito una incredibile rimonta di otto stoccate). Ma il tempo era troppo poco. È mancata solo una manciata di centesimi in più per un’impresa che sarebbe stata davvero clamorosa.

Alla fine Elisa Di Francisca è seconda. Salva la nazionale azzurra, allunga di un altro quadriennio l’incredibile tradizione di Jesi, che ha dato i natali a lei, alla sua maestra Giovanna Trillini e a Valentina Vezzali; e che da piccola cittadina di provincia di 40mila abitanti sale sul podio olimpico del fioretto femminile ininterrottamente da 26 anni. Roba da studi genetici. Vincendo la Di Francisca sarebbe diventata la seconda schermidrice italiana più vincente di sempre alle spalle proprio della Vezzali. Ma per lei, al di là dell’amaro in bocca per il possibile bis sfumato di un nulla, l’argento è comunque l’ennesima soddisfazione di una grande carriera. Per l’Italia, invece, una mezza delusione.

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