Arianna Huffington non sarà più il direttore dell’Huffington Post, il sito da lei co-fondato nel 2005, diventato uno dei portali d’informazione più letti negli Stati Uniti e presente in altri 13 paesi del mondo. La 66enne opinionista e scrittrice si dedicherà a tempo pieno alla sua nuova start up Thrive Global, che si occuperà di promuovere salute e benessere, un tema che la sta appassionando molto, “anzi ossessionando”, negli ultimi tempi. Il suo ultimo libro, “La rivoluzione del sonno”, cerca infatti di dimostrare come nulla faccia bene alla salute dell’essere umano come dormire 8 ore al giorno, considerato un vero e proprio “lusso” in un’epoca di ritmi lavorativi frenetici .

“Pensavo sinceramente che potessi fare entrambe le cose, ma quando abbiamo iniziato a costruire Thrive, ho capito che ha davvero bisogno della mia piena attenzione” ha detto in un’intervista. “E’ importante sapere quando una porta si chiude e se ne apre un’altra e sento che questo momento è arrivato”. La giornalista ha dedicato un lungo pensiero ai suoi redattori con un post su Facebook in cui è entrata nel merito della decisione. “Negli ultimi 11 anni Huffington Post è stato il centro della mia vita e sinceramente pensavo che sarebbe stato l’ultima cosa che avrei fatto. Quello che abbiamo fatto insieme ha superato le mie più ampie aspettative. Non avrei mai immaginato quando c’erano solo quattro persone a lavoro a Los Angeles che saremmo cresciuti al punto da diventare il sito di notizie più letto del mondo, con sedici edizioni (ci arriveremo presto) e il vincitore di un premio Pulitzer“.

Arianna Stassinopoulos, greca naturalizzata americana dopo il matrimonio con il deputato repubblicano e imprenditore Michael Huffington, aveva fondato l’Huffington Post nel 2005 insieme a Kenneth Lerer e Jonah Peretti, con l’intenzione di dar vita a un giornale di ispirazione liberale, alternativo al più conservatore Drudge Report. Nel 2011 ne aveva ceduto la proprietà ad AOL per 315 milioni di dollari, restando alla guida del giornale come direttore e a capo dell’Huffington Post Media Group (che comprendeva altri media di proprietà di AOL come Engadget, TechCrunch, Moviefone eMapQues) come presidente. Dopo che AOL è stata comprata da Verizon Communication per 4,4 miliardi di dollari, a metà 2012, erano però sorti dubbi sulla sua effettiva posizione all’interno del gruppo, e le sue competenze sono state ridotte alla gestione del solo giornale che porta il suo nome.

Le preoccupazioni dello staff sulle reali intenzioni della direttrice erano ulteriormente cresciute nell’aprile 2016, dopo la notizia del suo ingresso nel board di Uber, l’azienda di San Francisco che organizza il servizio privato dei trasporti. Qualcuno, all’interno della redazione, aveva sollevato dubbi sul possibile conflitto d’interesse per come, a partire da quel momento, il giornale avrebbe trattato le notizie sul servizio di car-sharing. Huffington aveva risposto che avrebbe evitato di scrivere su Uber, rimanendo saldamente alla guida del giornale. Lo scorso giugno aveva quindi rinnovato il proprio contratto come presidente e direttore dell’Huffington Post fino al 2019, rassicurando i suoi redattori sul fatto che avrebbe potuto gestire senza difficoltà e conflitti tutte le sue attività.

Adesso arriva l’improvviso cambio di rotta: “Quando vi ho scritto a giugno, ero assolutamente convinta di essere capace di guidare l’HuffPost durante la costruzione di Thrive Global. Ma è diventato evidente che si trattava di un’illusione quando Thrive è passato da essere un’idea a una realtà, con tanto di investitori, staff e uffici. Uno dei principi di Thrive è saper riconoscere quando il tempo è maturo per l’inizio di un nuovo capitolo, e per me questo tempo è arrivato. Per questo ho deciso di dimettermi da direttore dell’HuffPost. E’ stata una decisione veramente difficile, ma per molti versi inevitabile, considerato il mio impegno a voler trasformare Thrive in un’azienda con un impatto globale su come lavoriamo e viviamo.”