“Hillary vuole abolire il Secondo Emendamento. Se arriva a scegliersi i giudici (della Corte Suprema, ndr) non potrete farci più nulla. O forse il popolo del Secondo Emendamento qualcosa la potrebbe fare“. Il secondo emendamento è quello che nella Costituzione degli Stati Uniti sancisce il diritto di portare con sé armi da fuoco. Così quella che Donald Trump utilizza come una battuta per scaldare la platea che lo ascolta a Wilmington, in North Carolina, diventa l’ennesimo pesante attacco contro la rivale democratica nella corsa per la Casa Bianca. Pronta la replica della campagna di Hillary: “Ecco perchè Trump è pericoloso. Una persona che sta cercando di diventare presidente non dovrebbe in alcun modo istigare alla violenza“.

La Clinton deve fronteggiare anche altri due fronti di polemica. L’assalto al consolato Usa di Bengasi nel 2012 e lo scandalo delle email: l’ex first lady non riesce a liberarsi dei fantasmi che ciclicamente tornano ad agitare la sua campagna elettorale. Ora l’attacco più doloroso: quello dei genitori di due delle vittime di quattro anni fa che le fanno causa, accusandola di essere “direttamente responsabile” della morte dei loro figli. Responsabile per la cattiva gestione della sua posta elettronica, con quell’account privato che da segretario di Stato non avrebbe dovuto utilizzare per scambiare informazioni ‘top secret’.

Lo staff della candidata democratica non lo dice pubblicamente, ma è chiaro che dietro all’azione legale intentata nei confronti della Clinton vede la mano di chi vuole arrestare la sua corsa verso la Casa Bianca. La mano di chi non esita a strumentalizzare a fini politici la tragedia della morte di quattro americani, tra cui l’ambasciatore Chris Stevens.

Però la vicenda è troppo delicata per alimentare le polemiche. E in una nota il portavoce della campagna della Clinton, Nick Merrill, sottolinea come “nessuno può immaginare il dolore delle famiglie di americani coraggiosi che hanno perso la vita”. E si limita solo a ricordare come siano state condotte sull’episodio ben nove inchieste differenti: “Nessuna ha mai trovato prove di alcun genere di comportamenti sbagliati da parte di Hillary Clinton”.

Non la pensano così Charles Woods, padre di Tyrone, e Patricia Smith, madre di Sean. Quest’ultima è assurta agli onori delle cronache intervenendo sul palco della convention repubblicana di Cleveland e sferrando un durissimo attacco contro la Clinton. Sean e Tyrone erano due contractor morti quella sera dell’11 settembre 2012.
Hillary – leggendo le carte della denuncia presentata presso la corte della capitale Washington – viene accusata di “estrema trascuratezza” nella gestione di informazioni “confidenziali e segrete”, comportamenti che avrebbero contribuito a creare le condizioni per quell’attacco al consolato. La candidata democratica viene accusata anche di “dichiarazioni false e diffamatorie” nei confronti delle famiglie delle vittime, come quelle secondo cui ci sarebbe un legame tra l’attacco al consolato e un video anti-Islam postato all’epoca su YouTube. Parole definite “irresponsabili, sconsiderate e profferite intenzionalmente con malizia”.

Critiche durissime, dunque, che però per ora non frenano Hillary nei sondaggi, con la media di RealClearPolitics.com che la dà in vantaggio di 7,5 punti su Donald Trump. Il candidato repubblicano, intanto, deve fare i conti anche con una lettera aperta di 50 esperti repubblicani in materia di sicurezza nazionale, tra cui Michael Hayden, ex direttore della Cia e della Nsa, John D. Negroponte, ex direttore dell’intelligence e vice segretario di Stato, Robert Zoellick, vice segretario di Stato ed ex presidente della Banca Mondiale.

A Donald Trump “mancano carattere, valori ed esperienza per essere presidente, metterebbe a rischio il benessere e la sicurezza nazionale del paese”, affermano i firmatari, riecheggiando l’allarme lanciato giorni fa dall’ex numero uno della Cia Michael Morell, che ha definito il tycoon “un pericolo”.