Il tribunale del Riesame di Firenze ha confermato mercoledì le perquisizioni e i sequestri di documenti e atti effettuati nell’ottobre 2015 dalla Dda di Firenze nell’ambito dell‘inchiesta che vede tra gli indagati l’imprenditore siciliano trapiantato in Toscana Andrea Bulgarella e il vicepresidente di Unicredit Fabrizio PalenzonaLa Corte di Cassazione aveva rinviato tutti gli atti giudici fiorentini dopo aver annullato l’ordinanza con cui lo stesso Riesame, pochi giorni dopo l’operazione della Direzione distrettuale antimafia, aveva a sua volta annullato i sequestri disposti su richiesta del pm Angela Pietroiusti che ha coordinato il lavoro dei Ros dei carabinieri, ipotizzando i reati di associazione a delinquere con l‘aggravante di aver favorito la mafia.

Bulgarella, in particolare, è sospettato di aver commesso reati finanziari, servendosi anche dei suoi rapporti con Unicredit, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra alla quale, secondo l’accusa, l’imprenditore sarebbe vicino. Nell’inchiesta è indagato anche Girolamo Bellomo, marito della figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo Messina Denaro. Nell’ordinanza del riesame il presidente Livio Genovese scrive, però, che restano le “ragioni di perplessità” sul reato associativo.

“Prendiamo atto della decisione del Tribunale del riesame di Firenze, che stamane – nella medesima composizione che a novembre annullò il provvedimento di sequestro a fini di prova – ha confermato, nel giudizio di rinvio dopo la pronuncia della Cassazione, il decreto di sequestro (di sola documentazione) originariamente disposto. In attesa di leggere le motivazioni, che ci riserviamo di esaminare, siamo sin d’ora certi che esse non riguardano in alcun modo la posizione di Andrea Bulgarella e delle sue società rispetto ai fatti contestati, che erano e rimangono di nessun fondamento”, fa sapere una nota firmata da i legali di alcuni degli indagati.

Per i difensori di Bulgarella, di Federico Tumbiolo, di Salvatore Bosco e di Giuseppe Poma (gli avvocati Tullio Padovani, Giulia Padovani, Andrea Bottone, Francesco Marenghi e Enrico Pucci), la decisione del tribunale “investe esclusivamente il ruolo e il grado di controllo del giudice del Riesame sulle iniziative di acquisizione documentale del pubblico ministero, ritenuto di minima consistenza nella sentenza che ha annullato il primo sequestro. Nella prima ordinanza di riesame si rendeva in effetti ragione e giustizia delle insussistenti accuse nei confronti Andrea Bulgarella e degli altri indagati”.

Secondo i legali anche “il mutato (e limitatissimo) grado di controllo sui presupposti del sequestro di documentazione ha potuto determinare un diverso risultato, ma non ha cambiato la chiara inconsistenza degli addebiti ipotizzati. Vorremmo sottolineare come tale assoluta inconsistenza non sia stata sottolineata soltanto nell’originario provvedimento di riesame, ma sia stati ripresa anche dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione”.  Per la Corte, concludono i difensori citando un passaggio della sentenza, “l’ipotesi accusatoria, secondo cui Bulgarella avrebbe intrapreso le sue attività imprenditoriali nel territorio toscano attraverso il reimpiego di denaro di provenienza illecita con la collaborazione di alcuni dirigenti della banca Unicredit appare talmente in contrasto con le emergenze procedimentali da non poter essere neanche ipotizzata in astratto… le conversazioni intercettate tra i dirigenti della banca, la vicenda della “Calcestruzzi Valderice” o i rapporti commerciali intrattenuti con imprenditori imparentati con persone appartenenti a cosche mafiose, sono, a tutto concedere, non significativi, neutrali, se non addirittura di segno opposto alle ipotesi accusatorie”.