È agosto, fa caldo, e nella remota e assolata provincia pescarese mi trovo ad ascoltare gli ultimi dischi arrivati alla commissione preselezionatrice per le varie sezioni delle Targhe Tenco. Sono tra i 19 giurati che decreteranno i dischi votabili e la scadenza per inviare le nostre liste è il 20 agosto; tale data rappresenta anche il termine ultimo di pubblicazione dei dischi da poter prendere in considerazione.

Bene: al 2 agosto continuano ancora ad arrivare album, sia quelli usciti anche 10-11 mesi fa, sia quelli che usciranno ufficialmente a settembre (!). Come sempre, dunque, lo stato di salute della “Rassegna della canzone d’autore”, altrimenti detta Premio Tenco, è ottima. A testimoniarlo è anche il fatto che solo negli ultimi mesi si sono susseguiti – puntuali come i temporali di tipo monsonico che caratterizzano gli ultimi tempi -, su varie testate, articoli polemici più o meno acuti che riflettono sull’esistenza della canzone d’autore, con riferimenti espliciti all’attività del Club Tenco.

Si badi bene: sono osservazioni vecchie, stantie e trascurabili. Servono comunque da termometro mediatico della salute del Club, niente di più. Una delle affermazioni più frequenti da cui partono detti articoli è la seguente: “Non esiste la canzone d’autore, perché tutte le canzoni hanno un autore”. Un po’ come dire che non esiste la poesia, perché anche lo sciacquone è un’invenzione. Tradisce un approccio grossolano col valore storico ed etimologico di espressioni e parole, oltre al fatto di denotare scarsa padronanza dei concetti base di semantica; in più, cosa forse sommamente grave, procura un bel po’ di noia in chi ne è provvisto.

Perciò passiamo oltre, ed elenchiamo alcuni punti di riflessione che vengono fuori dall’attività di giurato preselezionatore per le Targhe Tenco, al 2 agosto:

1) L’Italia è il Paese in cui tenersi informati – persino nel proprio ambito di principale interesse o lavoro – è un optional, e nel quale la propria disinformazione è sempre colpa degli altri.

2) Le polemiche giocate su tale disinformazione, o sulla propria superficialità di analisi dei fatti, sono quelle che funzionano meglio, in un orribile balletto tra faciloneria e malafede.

3) Un buon 60% delle cose arrivate e ascoltate vale – nel rapporto intenzione/riuscita – la metà del pop italiano mainstream.

4) Credo sia bene far riflettere gli aspiranti cantautori che, nella mia personalissima classifica degli attuali migliori 10 cantautori italiani, solo un paio campano (bene) scrivendo, pubblicando e cantando in giro le proprie canzoni.

5) Tutti gli uffici stampa e le agenzie promozionali sono perfettamente consapevoli del punto 3, e sanno che il punto 4 rappresenti un parere capace di descrivere vagamente bene la realtà delle cose.

6) Il punto 3 vuol dire che fare canzone d’autore è tremendamente difficile.

7) Il punto 4 vuol dire che fare canzone d’autore è una necessità.

Gli ultimi due punti sono le uniche buone notizie e ciò che fa la differenza.