Lo scorso 20 luglio la Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) ha diffuso un suo documento in cui prende posizione a favore delle vaccinazioni pediatriche di massa, al quale nei giorni seguenti ha risposto un tam tam dei media dove ognuno interpreta a modo suo il testo della Federazione anche con titoli altisonanti come la dizione “radiazione per i medici antivaccinisti.

In realtà, come abbiamo scritto nella nostra lettera aperta all’Istituto superiore di sanità lo scorso ottobre, non crediamo esistano medici “antivaccinisti”, perché i medici sanno bene che i vaccini, come tutti i farmaci, hanno le loro grandi indicazioni, unite ovviamente alle loro controindicazioni e non indicazioni.

Quelli che sappiamo essere apertamente, irrevocabilmente ma anche comprensibilmente “antivaccinisti” sono solo quei non-medici, quasi tutti genitori di bambini gravemente lesi dai vaccini (e non sono pochi nel nostro Paese), che si adoperano nelle loro Associazioni (Condav, Comilva, Corvelva, Vaccinare informati) per chiedere una più corretta informazione sulle vaccinazioni e soprattutto per chiedere la libertà vaccinale.

D’altra parte, dato che il nostro piccolo gruppo di medici ha in cura circa 400 bambini con gravi danni da vaccino, conosciamo e comprendiamo benissimo questi genitori e la loro rabbia impotente.

Mi viene in mente Manuel, un bambino che ho visto la prima volta in occasione della sua visita alla Commissione medico-ospedaliera richiesta per la domanda di indennizzo secondo la legge 210 del 1992, che ha una storia di gravi danni vaccinali e che a 5 anni non camminava, non parlava e aveva molte crisi epilettiche al giorno: era un caso veramente grave e invito a leggere la sua storia perché è molto istruttiva.

Però la FNOMCeO non accenna ai danni vaccinali e tranquillizza dicendoci che i vaccini sono sicuri, ma da farmacologo mi chiedo: esistono farmaci sicuri somministrati indiscriminatamente come le vaccinazioni di massa e cioè senza filtri?

La nostra FNOMCeO scrive che i vaccini hanno ridotto del 92-100% l’incidenza delle patologie verso cui si vaccina. Io non conosco questi studi scientifici (anche perché non esiste vaccino che abbia un’efficacia del 99-100%), ma se sono i dati che confrontano l’incidenza delle patologie infettive degli USA negli anni 1920-1940 con quelle di oggi, allora credo ci sia un fraintendimento, perché la letteratura è chiara su questo punto: non si può attribuire ai vaccini ciò che è cambiato grazie alle migliorate condizioni igieniche e culturali (1).

Il solo dato che veramente manca e che la FNOMCeO dovrebbe pretendere con forza è che si faccia luce OGGI e una volta per tutte sulla vera efficacia protettiva dei vaccini: invece di ricorrere alle estrapolazioni statistiche, basterebbe confrontare le condizioni di salute dei bambini vaccinati con quelli non vaccinati e non sarebbe uno studio né difficile, né lungo, né costoso.

E mi chiedo anche: oggi, in un Paese civile e moderno, le vaccinazioni di massa hanno ancora senso? Infatti, 17 Paesi dell’Ovest europeo non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria e molto raramente raccomandano 1 o 2 vaccini (2). Perché loro hanno preso questa decisione? Non si interessano dei loro piccoli?

Le vaccinazioni di massa avrebbero senso se ci fossero delle condizioni di emergenza, come accade nel Terzo Mondo, ma nella nostra realtà attuale hanno senso i trattamenti obbligatori?

E ancora: è giuridicamente ed eticamente corretto che si imponga la vaccinazione, a tutta la popolazione o anche solo ad un’unica persona, solo perché c’è qualche raro bambino che non può essere vaccinato per motivi medici e che è a rischio di essere potenzialmente infettato da bambini o da adulti non vaccinati? Ricordo infatti che la quasi totalità degli adulti non è più protetta verso le patologie per cui esistono i vaccini e quindi anche noi adulti possiamo trasmettere le malattie infettive: perché vaccinare solo l’età pediatrica e non tutta la popolazione?

Il Prof. Deidda, direttore della Scuola superiore di Magistratura ed ex Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Firenze, è molto esplicito su questo argomento. Recentemente sono stato relatore ad un convegno a Savona insieme a lui e l’ho sentito fare le seguenti affermazioni: “Secondo l’interpretazione della Corte Costituzionale (sentenza 308/1990), non è permesso il sacrificio della salute individuale a vantaggio di quella collettiva. Ciò significa che è sempre fatto salvo il diritto individuale alla salute, anche di fronte al generico interesse collettivo … La Convenzione di Oviedo ha stabilito il fondamentale principio dell’autodeterminazione in materia di salute e dato che la vaccinazione è un trattamento preventivo proposto a persone sane e non è uno stato di necessità, è necessario avere il consenso del paziente o del suo rappresentante legale … Il solo rappresentante legale di un bambino è il genitore e quindi decide il genitore se accettare o meno la vaccinazione di suo figlio” (qui potete leggere la sua intera relazione).

Mi sembrano affermazioni chiare, precise e che non lasciano spazio a discussione.

Le mie conclusioni sono allora sempre le stesse:

I vaccini sono farmaci utilissimi, ma come tutti i farmaci, dobbiamo usarli con prudenza e conoscerli bene.

Gli studi di immunologia ci avvisano che un bambino resta in uno stato di immaturità immunitaria e quindi in uno stato più facilmente squilibrabile per alcuni anni dopo la nascita e questo accade specialmente oggi che i nostri figli crescono in un ambiente fortemente inquinato e vengono alimentati da cibi ricchi di sostanze chimicamente tossiche e molto povere di nutrienti essenziali (3).

I vaccini (come tutti i farmaci) vanno personalizzati e per andare in questa direzione, che necessita conoscenza, scienza e anche buon senso, non servono obblighi o prescrizioni di massa, ma basterebbe commercializzare i vaccini singoli in modo che il medico possa scegliere i più utili e possa personalizzare il calendario vaccinale come consigliano Jefferson e Demicheli (4): che la FNOMCeO lo consideri o meno, la medicina del futuro sarà proprio la personalizzazione di qualsiasi trattamento.

La vaccinosorveglianza va incrementata e dovrebbe tornare obbligatoria per tutti i medici la segnalazione dei sospetti danni vaccinali (per la cui comunicazione non è richiesta la certezza diagnostica), mentre l’esperienza che giunge dai VAERS e da chi parla con i genitori dei bimbi danneggiati è che quasi sempre i medici si rifiutano aprioristicamente di attribuire qualsiasi danno ai vaccini (dai nostri dati attuali, solo il 15% dei bambini danneggiati è stato segnalato con la scheda di farmacovigilanza messa a disposizione dall’Aifa).

– L’attuale approccio sanitario è basato quasi completamente sull’uso dei farmaci, sia in campo curativo che preventivo, ma mi chiedo se con le conoscenze multidisciplinari che abbiamo oggi non sia più corretto un approccio di Medicina Integrata che abbia come obiettivo il riequilibrio dei meccanismi fisiologici dell’organismo e che, per quanto riguarda le difese immunitarie, agisca prima di tutto rinforzando l’immunità aspecifica, invece di pensare solo a stimolare quella specifica con i vaccini (vedi quello che ci insegna la storia di Manuel e in che modo è cambiata la sua vita). Inoltre, qual è il pericolo di insegnare ai genitori una corretta igiene di vita ambientale, alimentare e familiare, consigliando il ricorso ad una Medicina integrata dalle Medicine non convenzionali (MNC) anche per ridurre sia l’eccessivo uso di farmaci, che non sono mai privi di effetti indesiderati, sia i costi economici? In questo senso, l’ospedale di Pitigliano, in provincia di Grosseto, con le sue 5.000-6.000 visite e terapie a base di MNC a pazienti ambulatoriali o ricoverati ha molto da insegnarci.

La FNOMCeO, che ovviamente agisce solo per contribuire alla salute della popolazione, non può dimenticare la sofferenza di migliaia di persone che sono state danneggiate dai vaccini e credo dovrebbe tenerlo presente specialmente quando diffonde comunicati pubblici e dovrebbe anche iniziare ad aprirsi ad un approccio più personalizzato e integrato della medicina, per non cadere nel “pensiero unico” che è l’antitesi di un adeguato rapporto medico-paziente e con gli sviluppi più recenti delle conoscenze scientifiche (5).

Bibliografia

1) Gubéran E. Tendances de la mortelité en Suisse. Shweiz Med Wschr 110: 574; 1980: “La mortalità dovuta a TBC, difterite, scarlattina, pertosse, morbillo, tifo, febbre puerperale e gastroenterite infantile iniziò a scendere molto prima dell’introduzione dei vaccini e degli antibiotici e questo declino è stato causato da diversi fattori legati all’incremento degli standard di vita: miglioramento quali-quantitativo del cibo, migliore igiene pubblica e personale, migliori condizioni di vita domestica e lavorativa, migliore istruzione”

2) Haverkate M., D’Ancona F., Giambi C., et al. Mandatory and recommended vaccination in the EU, Iceland and Norway: results of the VENICE 2010 survey on the ways of implementing national vaccination programmes. Eurosurveillance 2012, 31 May; 17 (22)

3) OMS: Prevenire le malattie attraverso un ambiente più salubre. Edizione italiana a cura di ARPAT-ISDE, 2009

4) British Medical Journal 2016; 352: 1867; doi:

5) Gasparini L. Multidisciplinarietà in Medicina. Metodologia, Scienze biomediche, Posizione dell’omeopatia in ambito scientifico. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2011