Non fatelo entrare in una camera di Commercio, è allergico. “Pietro Leopoldo ha fatto tante cose buone. Tante, tranne una: le Camere di Commercio, che io liquiderò”. Così Matteo Renzi, due anni fa, dal palco in una trasferta toscana. Ad ascoltarlo c’era anche Leonardo Bassilichi, vicepresidente di UnionCamere e a capo dell’ente camerale fiorentino da due anni “giusto tre giorni prima che Renzi ne annunciasse la chiusura”, precisa. Bassilichi, titolare di un’azienda con 2.200 dipendenti, è un imprenditore prestato al sistema camerale. Il buio, racconta, stava calando sul futuro degli enti quando la Confindustria locale lo investe dell’ingrato compito di condurre la barca. “Fallo tu, che sei bravo”, gli han detto. Anche se Firenze non è tra gli enti da accorpare, giura, l’ha presa seriamente: ha rinunciato al compenso (50.197 euro lordi l’anno per un incarico di 5 anni), ha venduto immobili e società non funzionali agli scopi fondativi, esibisce bilanci con un avanzo di oltre 300mila euro. Oggi vede in che direzione va la riforma, scuote la testa: “Le Camere di Commercio – sostiene – possono essere ridotte drasticamente, anche fino a 20, una per Regione. Ma non a piccoli “mostri”, questo no. I tagli e gli accorpamenti non bastano, il governo deve anche riformare il contenuto funzionale degli enti”. Ne ha anche per le imprese: “Ricevono servizi più costosi di quelli che pagano. Poi li vedono smembrare e per ipocrisia non battano un colpo. Se Renzi ci chiude non si lamentino, però”.

Partiamo dalla riforma, dall’allarme dei sindacati sui posti di lavoro
E’ da dicembre dell’anno scorso che girano decreti attuativi di tutti i tipi. Bisogna stare attenti a scatenare allarmismo sennò si rischia di non portare a casa niente e fare confusione, compresa questa cosa dei tagli occupazionali. Sono membro di UnionCamere nazionale e a quanto mi consta si sta parlando di numeri che stan dentro la quiescenza fisiologica delle Camere di Commercio, non di licenziamenti.

Erano 105 sono 99, l’autoriforma non ha funzionato
Se guarda la riforma esclusivamente per gli accorpamenti è evidente che il sistema camerale ha risposto nel peggiore dei modi. Tranne poche eccezioni non è stato fatto niente. Così ha finito per dare manforte a chi voleva l’abolizione, dimostrando nei fatti che è un sistema che dall’interno non vuole cambiare. Invece non è così, ci sono molte cose buone. Altre resistenze sono assurde.

Ad esempio?
Quando si dice che le Camere di Commercio non devono andare all’estero. Ecco, è una cosa che a loro da molto fastidio anche se verissima, perché c’è l’Ice. Io dico… invece di duplicare le missioni facciamo noi da connettore fra l’Ice e le imprese, come gli abbiamo proposto due anni fa.

Scusi, chiariamo: lei per caso è renziano?
Io sono fiorentino e l’unico legame con Renzi è questa città. Non ho tessere di partito e non condivido che bisogna fare le cose a prescindere, bisogna farle fatte bene, ricordandosi che tutto si può perfezionare. Io stesso sono approdato qui da imprenditore, col dubbio che le Camere non servissero a molto. E ho scoperto che non è così. Se le dicessi che non ho alcuna stima di lui mentirei: ho 44 anni e dal mio punto di vista è l’unico che sta facendo qualcosa per smuovere la melassa del nostro Paese. Ma il problema che ho io oggi non si chiama Renzi, sono le imprese.

Cioé i vostri “clienti”, quelli che si lamentano di voi…
Il problema è anche nell’ipocrisia delle imprese, e mi ci metto anch’io. Ricevono servizi molto più costosi dell’obolo che versano. Ma non lo riconoscono. Non hanno battuto ciglio quando le “loro” Camere di Commercio sono finite nel mirino del governo che si è preso il 50% delle risorse. E quando sentono parlare di abolizione applaudono. Ma chiuderle non è un risultato finale, al di là dello slogan iniziale. Penso che riposizionarle è la cosa da fare, ridisegnando il loro ruolo. Il governo però ha di loro una considerazione pari a zero. Forse meno. E tale è il tempo che gli dedica. Non escludo che alla fine verrà fuori un mostro che non serve a nessuno e fa solo male.

Cos’è il “mostro”?
E’ un’infrastruttura che si tiene in piedi facendo esclusivamente il registro amministrativo delle imprese, senza governance, senza politiche e servizi per le aziende del territorio. Ma per questo basta un ufficio distaccato del ministero che tenga il registro. Uno sportello dove firmare ingresso e uscita dall’anagrafe delle imprese. Li facciamo inserire da commercialisti in una App, così abbiamo risolto anche il problema dei costi. Ma è una strada sbagliata.

Stiamo ai numeri: Renzi ne voleva “zero”, ne restano 99
Secondo me una Camera di Commercio per regione basta e avanza, ma soprattutto credo che il nuovo assetto territoriale vada legato a quello che uscirà dalla riforma costituzionale. Lo dico anche se mi imbarazza, perché sono anche vicepresidente del nazionale. Una per regione, o quello che si concretizzerà, crea le condizioni per avere un livello superiore a quello che oggi è la provincia con un interlocutore istituzionale parallelo. Ma questa cosa non passa, si ragiona ancora per aree provinciali.

E cosa ha impedito di ancorare tutto a quel livello?
La mediazione e le pressioni hanno finito per fare una riforma al contrario. Si sono detti: come fanno a stare in piedi le Camere di Commercio con un taglio del 50% del diritto annuale? E si sono risposti: avendo almeno 70mila imprese per Camera. Da qui arriva il numero di 60 camere di commercio e da qui è partita la giostra degli accorpamenti. Va bene, è un percorso. Io sostengo il processo inverso: costruisco una rete ex novo seguendo la nuova geografia istituzionale, in seno a quello posso poi fare i dipartimenti che mi servono e che posso sostenere. E’ la mia opinione. Ma può salvare il tanto di buono che c’è.

Mi fa un esempio di servizi utili a costi ridotti?
A livello nazionale stiamo portando avanti un percorso di digitalizzazione delle imprese sul web. C’è tutto un mondo di Pmi che non sono in rete, non hanno un sito. Figuriamoci l’e-commerce. Sa chi lo fa? Il sistema camerale che si fa carico di prendere le imprese, affiancargli risorse che paga 500 euro al mese e le mette in rete. L’impresa paga 40 euro, mettiamo anche 200 se più grande. Ma si trova un servizio che vale molto di più. Anche perché è certificato da Google che forma i giovani che realizzano questi servizi portano le imprese su Internet da zero. Facendo questo magari trovano anche un lavoro. Capisce il valore di tutto questo?

Lo dica a Renzi…
Lo dico ma se neppure quei 2 milioni di piccolissime imprese che sono le prime beneficiarie si fanno sentire è chiaro che non c’è davvero chi possa far cambiare idea al governo. Io Renzi lo invito anche a vedere come abbiamo riformato l’ente della sua città. Ma temo che lo sforzo che abbiamo fatto qui e altrove non sarà sufficiente a farlo tornare sui suoi passi o a seguirli fino in fondo. L’incubo è che si fermi a metà, dando origine a tanti “mostri”.