“Il rapporto tra portatori di interessi e politica va regolato per legge”. Il vicepresidente della Camera e membro del direttorio Luigi Di Maio il 20 luglio scorso ha presenziato a un incontro organizzata dalla Fb&Associati con il mondo delle lobby. Il deputato M5s è stato invitato alla presentazione a porte chiuse di un report in cui si analizza l’attività dei 5 stelle nei primi tre anni dall’ingresso nelle istituzioni. La sua partecipazione ha provocato numerosi malumori tra parlamentari e attivisti. Tanto che poi il deputato ha dovuto spiegare lo spirito dell’iniziativa pubblicamente: “Io non ce l’ho con le lobby”, ha scritto. “Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti”. Mentre “il rapporto tra portatori d’interessi e politica va regolato per legge”. La giustificazione però non ha convinto tutti: Di Maio è visto come il candidato leader del Movimento e non mancano le correnti che lo vorrebbero affossare. Il primo a commentare è stato il sindaco di Parma Federico Pizzarotti da due mesi in attesa di sapere se sarà espulso dal Movimento: “Più facile incontrare i lobbisti che assumersi le proprie responsabilità”, ha scritto su Twitter.

Video di Franz Baraggino e Manolo Lanaro

Su Facebook Di Maio ha riportato il dossier, di cui ilfattoquotidiano.it aveva anticipato il contenuto, che analizza l’attività dei 5 stelle. Il membro del direttorio però è andato oltre, anche per cercare di anticipare i malumori dei suoi sulla partecipazione all’evento con i lobbisti: “Abbiamo poi discusso di regolamentazione delle lobby. È dal 2014 che mi batto per un regolamento sui lobbisti alla Camera dei deputati. Lo faccio ascoltando le associazioni europee che si occupano di trasparenza e le associazioni che si occupano di lobbying”. E ha concluso ribadendo che i 5 stelle dall’ingresso in Parlamento chiedono che ci sia un intervento ufficiale per normare l’attività di consulenza e lobby: “Il rapporto tra portatori d’interessi e politica va regolato per legge. Il principio cardine deve essere la trasparenza. Ci vogliono registri pubblici che mi dicano chi entra nei palazzi della politica, quali politici incontra, che proposte sponsorizza e quali partiti finanzia. Poi saranno stampa e opinione pubblica ad incrociare queste informazioni con le leggi approvate da questo o quel partito, da questo o quel politico e si faranno un’idea di chi votare”.

La giustificazione a posteriori non ha convinto i detrattori di Di Maio dentro il Movimento. Chi ha approfittato dell’occasione per criticare i grillini sono i parlamentari Pd. ”Casta a 5 Stelle: in due anni Di Maio è passato dal dare dei ladri alle lobby ad andarci a braccetto ma in gran segreto #coerenza #pinocchi”, ha twittato la deputata Alessia Morani, vicepresidente del gruppo Pd a Montecitorio. I dem hanno anche criticato il fatto che abbia associato la lobby dei petrolieri con “quella dei malati di cancro”. Tanto che Di Maio poi ha dovuto scusarsi: “Sono dispiaciuto che a causa delle mie affermazioni, strumentalizzate ad arte dal Pd, le associazioni dei malati di cancro siano finite in una becera polemica politica”.