Un “paracadute pubblico” per i crediti deteriorati delle banche “è una misura molto utile, ma deve essere presa d’accordo con la Ue e specialmente con la direzione generale concorrenza della Commissione”. Nel giorno in cui a Siena il consiglio di amministrazione del MontePaschi torna a riunirsi per esaminare le possibili soluzioni per lo smaltimento di quasi 10 miliardi di crediti deteriorati chiesto dalla Bce, il presidente dell’Eurotower Mario Draghi ha detto in conferenza stampa che se il mercato delle sofferenze (in gergo non performing loans, npl) “non funziona” o “è sotto pressione” è ammissibile un intervento dello Stato. Nella forma di un “public backstop”, cioè un “sostegno pubblico”, appunto. Ma solo “in casi eccezionali“, quando sia necessario evitare che i prestiti difficili da riscuotere siano svenduti.

Nel caso di Mps il nodo è proprio questo: l’istituto ha a bilancio i non performing loans a un valore quasi doppio rispetto a quanto sono prezzati sul mercato. E cederli a quel valore provocherà un ammanco di capitale che sarà necessario colmare con un nuovo aumento. Secondo il Financial Times, che dedica un approfondimento all’istituto senese, la banca punta a vendere gli Npl al fondo Atlante – potenziato con risorse della Cassa depositi e prestiti – a 34 centesimi per ogni euro, contro i 40 centesimi iscritti a bilancio e i 20 che rappresentano il prezzo di mercato. Poi servirà una ricapitalizzazione da circa 3,5 miliardi, “che i funzionari dell’Eurozona dubitano possa raccogliere sul mercato”. Ma un intervento pubblico, in base alla nuova direttiva sul bail in, richiederebbe il sacrificio di azionistiobbligazionisti subordinati. E la trattativa tra governo e Commissione Ue sulla possibilità di derogare dalle norme sul burden sharing (la ripartizione degli oneri tra le diverse categorie di investitori) non fa passi avanti.

FT: “Mps non è vittima innocente, i problemi derivano da una catena di errori” – Secondo il quotidiano finanziario “nulla impedisce a Roma di introdurre uno schema di compensazione per i piccoli risparmiatori a cui sono stati venduti impropriamente titoli rischiosi“, ma “salvare ancora Mps senza imporre una ristrutturazione draconiana somiglierebbe alla definizione di follia di Einstein: fare la stessa cosa ancora e ancora aspettandosi risultati diversi. Questa banca non è una vittima innocente – scrive il Ft – I suoi problemi derivano da una catena di errori commessi da una schiera di attori – regolatori, politici e manager – da più di un decennio”. Ora, prosegue il quotidiano della City, “la migliore speranza è un salvataggio per mettere fine a tutti i salvataggi”.

Draghi: “Problema delle banche è la bassa redditività, la solvibilità è migliorata” – Nel discorso tenuto al termine della riunione del board dei governatori, Draghi ha ribadito che i crediti deteriorati sono un problema per “la futura redditività delle banche e la loro capacità di fare prestiti”, spiegando al tempo stesso che per il sistema bancario nel suo insieme “ora il problema è quello della bassa redditività, non quello della solvibilità” che è “notevolmente migliorata rispetto al 2012”, con un Cet1 (la principale misura di patrimonializzazione) medio passato dal 9% al 13% grazie alle nuove regole, alla supervisione, alle politiche monetarie e a una classificazione “armonizzata degli Npl”. I governi possono agire per far “pienamente” funzionare il mercato degli Npl anche con misure legislative, ha continuato il numero uno dell’istituzione di Francoforte. Se però “il mercato non funziona”, appunto, si può pensare a un “backstop pubblico”.