L’antimafia? “Oggi non è più lotta a Cosa nostra ma ricerca di prestigio e denaro“. La mafia di oggi? “Non spara più ma si insinua con la corruzione“. Parola di Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia in trasferta in Sicilia per una serie di audizioni nei giorni in cui va in onda la commemorazione numero 24 della strage di via d’Amelio. A quasi un quarto di secolo dalla morte del giudice Paolo Borsellino e degli agenti di scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, dunque, la presidente di San Macuto mette nel mirino le storture dell’Antimafia.

Bindi: “Borsellino soffrirebbe delle distorsioni dell’antimafia” – “Oggi Borsellino soffrirebbe molto anche delle distorsioni dell’antimafia, questo grande movimento che è nato sul sangue di quegli anni. Non è più lotta alla mafia, ma ricerca di prestigio e denaro”, ha detto Bindi,  che da presidente della commissione di Palazzo San Macuto ha promosso un’inchiesta sulle contraddizioni del vasto insieme che negli ultimi anni si è auto posizionato in prima fila nella lotta per la legalità. “Di questo Paolo credo che soffrirebbe ma ci aiuterebbe a capire come restituire al movimento nazionale antimafia quella limpidezza che oggi manca. La mafia di oggi si combatte in ciascuno esercitando fino in fondo la nostra cittadinanza. La mafia di oggi non spara più ma si insinua con la corruzione: oggi c’è anche una crisi della politica indubbiamente, ma anche una crisi complessiva della classe dirigente di questo Paese”, ha continuato Bindi, che poi è tornata a parlare della necessità che un organismo politico come la commissione Antimafia si occupi delle stragi mafiose del ’92. “Ci sono verità – ha detto – che ora possono essere affermate in sede politica e parlamentare. E’ il momento di emettere un giudizio politico che è diverso da quello che può emergere nelle sedi giudiziarie”.

Scarpinato: “Legalità sta cambiando il suo dna” – Dello stesso tenore la dichiarazione di Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo. “C’è un fenomeno sottotraccia a cui assistiamo, la legalità va cambiando lentamente il suo dna molecolare interno. Oggi avanza una nuova legalità sostenibile che condiziona il mercato per cui i diritti li toglie e li depotenzia“, ha detto il magistrato al convegno organizzato dall’Anm e dalla Commissione parlamentare Antimafia. “Oggi – ha aggiunto – c’è un grosso problema della cultura delle legalità”. Di sicuro c’è che gli ultimi dodici mesi passeranno alla storia probabilmente come l’annus horribilis dell’antimafia, travolta non solo dalle polemiche ma soprattutto dalle indagini della magistratura. Decine i casi di presunti simboli dell’antimafia finiti nella polvere: dal caso di Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo oggi indagata a Caltanissetta per abuso d’ufficio, corruzione e concussione, al caso di Antonello Montante, leader di Confindustria Sicilia sospettato di concorso esterno dagli stessi pm nisseni, fino a Roberto Helg, ex presidente della Camera di commercio, altro presunto simbolo della legalità, condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi per estorsione.

Roberti: “Corruzione è nuovo potere intimidatorio” – Al dibattito organizzato dal’Anm nell’aula magna della corte d’appello di Palermo, ha partecipato anche Franco Roberti, procuratore nazionale Antimafia. “La mafia – ha detto il pna – usa ora l’arma della corruzione, come prima utilizzava quella dell’intimidazione. Per questo abbiamo proposto l’introduzione dell’aggravante della corruzione all’articolo 416 bis del codice penale che punisce l’associazione mafiosa”. “Quello che servirebbe, e che purtroppo non è ancora avvenuto completamente, è un isolamento politico e sociale delle mafie”, ha detto sempre il magistrato, annunciando che “domani la direzione nazionale antimafia riunirà le procure di Palermo, Caltanissetta e Reggio Calabria che si stanno occupando delle indagini collegate alle stragi per fare il punto su quanto fatto finora e coordinare l’azione investigativa che procede alacremente alla ricerca della verità”.

Mattarella: “Abbiamo anticorpi per sconfiggere mafie” – “Onorare Borsellino significa continuare la sua battaglia. Lo Stato e la società hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie. Il diritto e l’ordinamento democratico costituiscono garanzie, oltre che irrinunciabili presidi di civiltà. Sta alla responsabilità di tutti procedere con coerenza e determinazione. Lo spirito di unità tra le forze migliori della comunità è indispensabile in questo impegno prioritario”, è invece il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Paolo Borsellino. La sua professionalità. E i suoi agenti: Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio. L’Italia non dimentica”, ha scritto invece su Twitter il premier Matteo Renzi.

Rita Borsellino: “Fondamentale la presenza dei bambini qui” – Durante tutta la giornata via d’Amelio ha ospitato iiziative e dibattiti per ricordare il giorno della strage. In mattinata presenti anche quasi 100 bambini di diverse associazioni del territorio al quale è stata raccontata la storia di “Guizzino” piccolo pesce  che osa ribellarsi ai “grandi pesci cattivi”. “La presenza dei bambini qui – ha detto Rita Borsellino, sorella di Paolo- è il segno della vita che continua, dopo tanti anni senza verità e giustizia si rischia di guardare solo indietro, invece la loro voglia di capire e la loro vitalità costringono a confrontarsi con l’importanza della vita che continua, riportando le periferie al centro e coinvolgendo genitori e figli”.  Ai piedi dell’Ulivo davanti il civico 21 di via D’Amelio, teatro della strage Borsellino, anche la bibliolapa, la piccola biblioteca ambulante del centro studi Paolo Borsellino che ha percorso la penisola da Nord a sud Italia con i suoi libri. “Sia Rosy Bindi che Claudio Fava – ha continuato Rita Borsellino – Sono persone che vivono profondamente il territorio, la sua storia e le sue istituzioni e questo è stato un segnale molto bello rispetto alle parate che si sono viste in passato. Si può venire qui semplicemente perché si sente il bisogno di esserci. Io spero che via D’Amelio continui a essere questo per i cittadini”.

Il fratello Salvatore: “Sto perdendo fiducia di avere verità su strage” – “Mio fratello è stato ucciso da un mostro che aveva la testa dello Stato e il corpo della mafia, uno stato deviato che ha decretato l’attentato e la sparizione dell’agenda rossa”, ha detto invece Salvatore Borsellino, intervenendo dal palco di via D’Amelio, “Sto perdendo la fiducia – ha continuato – di avere uno straccio di verità finché sono in vita, anche se non mi rassegno. Li hanno uccisi, ma uccidendoli li hanno resi invincibili. Noi continueremo a combattere per loro, tenendoli così in vita, questo non è un luogo di morte”.  I nomi di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta sono stati scanditi dal palco di via D’Amelio poco prima del minuto di silenzio, all’ora della strage, e cioè alle 16.58: poi hanno applaudito mentre decine di agende rosse sono state alzate dagli attivisti dell’omonimo movimento.

Castelvetrano, a fuoco villa intitolata a Borsellino – E intanto, proprio nel giorno della commemorazione della strage, a Castelvetrano qualcuno ha deciso di appiccare un incendio in una villa intitolata proprio a Paolo Borsellino: sono intervenuti i vigili del fuoco per domare le fiamme. Nella città che ha dato i natali a Matteo Messina Denaro, l’ultimo superlatitante di Cosa nostra, è la quinta volta in pochi mesi che vengono incendiati gli alberi della villa intitolata al giudice assassinato. Poco prima che divampasse il rogo, il sindaco Felice Errante e il commissario straordinario del consiglio comunale Francesco Messineo (ex procuratore capo di Palermo, ora in pensione) avevano reso omaggio alle vittime della strage di via d’Amelio.