Il Senato ha sospeso l’esame del disegno di legge sul reato di tortura. A deciderlo è stata la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama su richiesta di Forza Italia, Lega Nord e Conservatori e Riformisti. Si sono espressi contro solo Sinistra Italiana e Cinquestelle. Il Pd ha accettato lo stop al provvedimento, mentre il governo, racconta la capogruppo di Sinistra Italiana Loredana De Petris, “non ha detto una parola”. Proprio ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader di Area Popolare, aveva chiesto una nuova verifica della legge alla Camera. Un terreno che è diventato maturo per le opposizioni di centrodestra per chiedere la sospensione dell’esame e il ritorno in commissione. Gli stessi vertici del Pd del Senato, alla presenza del ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha deciso di far slittare il disegno di legge per il quale era previsto in Aula il voto finale. Non è la sola questione sulla giustizia che viene rimandata: andrà per le lunghe anche la riforma del processo penale che contiene tra l’altro modifiche su prescrizione e intercettazioni. Questo testo sarà esaminato dopo l’estate, anche se il capogruppo Pd Luigi Zanda smentisce. Esprime soddisfazione, intanto, proprio il ministro dell’Interno Angelino Alfano che definisce “molto saggia la decisione del Senato di sospendere la discussione sul ddl tortura, e non perché siamo contrari nel merito alla introduzione di questo reato, ma perché non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte delle Forze di Polizia”. “Le Forze di Polizia – conclude – stanno servendo il Paese con efficacia e professionalità e noi lo riconosciamo non con le parole, ma con i fatti”.

A pesare su tutti questi provvedimenti sono i balletti nell’ala destra del governo. Sono di oggi le dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Area Popolare, in contemporanea l’Udc si è schierata per il no al referendum con il padre fondatore Casini e il presidente ed ex ministro Giampiero D’Alia che invece dicono che voteranno sì. E’ di pochi giorni fa, invece, l’uscita del viceministro Enrico Zanetti che da segretario di Scelta Civica ha lasciato il partito e farà un gruppo unico con Ala, i verdiniani. Fibrillazioni continue che suggeriscono al Pd molta cautela per non finire contro un muro. Il capogruppo al Senato Luigi Zanda la spiega così: “Faremo di tutto perché il testo torni in aula e venga approvato prima delle ferie estive. L’Italia ha un grande debito” su questo tema. “È un provvedimento che non intendiamo abbandonare”. Ma “dobbiamo valutare la maggioranza e vogliamo che sia la più larga possibile”.

Esulta il centrodestra. “Bene sospensione, rimanga in coda il più a lungo possibile, anzi è meglio che non torni in Aula” dice il capogruppo della Lega Gianmarco Centinaio. “La Lega è appena riuscita a bloccare Renzi e il Pd, che avrebbero voluto complicare la vita a poliziotti, carabinieri e uomini in divisa. Noi stiamo con chi ci difende!” aggiunge Matteo Salvini. “La giusta correzione di eventuali eccessi non può né pregiudicare né velare di sospetto il lavoro di chi ogni giorno è impegnato per garantire la sicurezza di tutti i cittadini: secondo Forza Italia questa testo ne deve tenere conto” dichiara Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato.

Protestano invece Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana. “E’ una vergogna incredibile” secondo Peppe De Cristofaro (Si) perché “accade a 19 anni dal G7 di Genova. Io c’ero a Genova in quei giorni e porto ancora addosso quella ferita indelebile. La decisione di non introdurre nell’ordinamento il reato di tortura è gravissima ed è una resa morale e politica. Prendiamo le distanze più totali come Sel da quello che tra poco si deciderà”. “Chi pensa che un operatore delle forze dell’ordine incorra nel reato di tortura svolgendo il proprio lavoro non ha capito o non vuole capire la norma, la ignora, oppure non sa leggerla” concludono i senatori M5s della commissione Giustizia.